L’orrore della musica nei lager

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Le leggi razziali vietavano  severamente ai musicisti ebrei di suonare spartiti di autori ariani per evitarne la contaminazione.
Nei campi di concentramento questa regola non veniva rispettata.
I prigionieri che sapevano suonare uno strumento erano costretti ad accompagnare gli altri internati mente marciavano per ore, sotto il sole oppure nella neve, mentre si tenevano delle sessioni di tortura o punizione corporale.
Ad esempio, Wilhelm Friedrich Boger, soprannominato la Tigre di Auschwitz,  era solito servirsi dell’orchestra mentre prendeva a bastonate su un attrezzo, chiamato da lui sarcasticamente altalena, i prigionieri  che considerava colpevoli delle più disparate mancanze.
L’orchestra, guidata da un direttore, in genere di origine tedesca, la sera suonava per le SS pezzi di Bach, Grieg o Wagner.
Durante il giorno, oltre a regolare la marcia dei prigionieri, era spesso  costretta a suonare il cosiddetto “tango della morte”, con il quale si accompagnavano le esecuzioni dei condannati.

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