Karolina Juszczykowska, una donna polacca giusta fra le nazioni

Tempo di lettura: 3 minuti

Nel giugno del 1944, viste le sue precarie condizioni economiche, iniziò ad ospitare due ebrei nella sua casa, dietro un piccolo compenso. Dopo circa sei settimane fu scoperta e arrestata dalla polizia, mentre i due ebrei che nascondeva, Janek e Paul, vennero immediatamente fucilati....

La storia di Karolina Juszczykowska, giustiziata dai nazisti nel 1945, arriva fino a noi solo grazie ai rapporti della polizia e ad alcuni atti del processo sommario a cui venne sottoposta.
Ma chi era questa donna?
Karolina era nata nel 1898 a Budkow, un piccolo centro in Polonia.
Era cresciuta con i genitori fino all’età di 13 anni, quando si trasferì in Germania per lavorare come bracciante. Rimase per 5 anni a Maclemburgo, dove trovò lavoro in una fattoria.
Rientrò a vivere a Budkow, dove rimase fino al 1934 insieme alla sorella.
Ma i suoi spostamenti non finirono lì, forse in cerca di stabilità, forse di un futuro migliore, si spostò nuovamente, questa volta a Tomaszów Mazowiecki. Nel 1924 era diventata mamma. Partorì una bambina, Bronisława, ma senza sposarsi. L’arrivo della piccola nella sua vita cambiò le cose, decise di andare a vivere in un monolocale da sola con lei; trovò lavoro prima come lavandaia e poi come donna di servizio presso alcune famiglie facoltose, guadagnando abbastanza per poter provvede alle esigenze della figlia e alle sue. Quando la Polonia fu invasa nel 1939, iniziò a lavorare come cuoca presso l’Organizzazione Todt, istituzione che collaborò con gli alti comandi militari durante tutta la seconda guerra, arrivando ad impiegare il lavoro coatto di più di 1.500.000 di persone fra uomini e ragazzi.
Nel giugno del 1944, viste le sue precarie condizioni economiche, iniziò ad ospitare due ebrei nella sua casa, dietro un piccolo compenso. Dopo circa sei settimane fu scoperta e arrestata dalla polizia, mentre i due ebrei che nascondeva, Janek e Paul, vennero immediatamente fucilati. La incarcerarono il 23 luglio, per poi trasferirla a Piotrków Trybunalski, dove fu condannata a morte il 22 agosto 1944. Durante il processo alcuni giudici chiesero per lei la grazia, ritenendo il suo gesto diretta conseguenza delle sue difficoltà economiche, ma non furono ascoltati. La sua destinazione finale fu la prigione di Preungesheim a Francoforte sul Meno, in Germania, dove venne giustiziata il 9 gennaio 1945. Morì senza mai rivedere la sua amata Bronisława, che fu mandata ai lavori forzati in Germania.
Il 17 maggio 2011 lo Yad Vashem la riconobbe come giusta fra le nazioni.
Di lei e della sua storia restano poche e frammentarie notizie, il tempo e la mancanza di testimoni hanno fatto il resto.

BIBLIOGRAFIA

CONDIVIDI

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su whatsapp
Condividi su email

COMMENTI

ARTICOLI CORRELATI

Le nostres storie direttamente nella tua mailbox