Corre l’anno 1252. A circa 800 metri di altezza sorge un piccolo paese alle falde del Moncayo, Trasmoz. Pochi abitanti, una vita tranquilla, non lontano da Saragozza.
Non lontano da lì campeggia austero e imponete il Monastero di Santa Maria de Veruela, che decide di prendere il controllo del villaggio e di sottomettere la sua popolazione.
Il piccolo borgo è l’unico rimasto nella zona non ancora sotto il controllo dei frati. Una vera spina nel fianco, nelle cui alture, come se non bastasse, sorge un castello in cui si vocifera vengano coniate monete false, che causano una diminuzione dei proventi destinati alle tasche del convento.
Alla notizia gli abitanti si oppongono con fermezza, tanto da suscitare una dura reprimenda da parte dell’abate che smuove mari e monti per ottenere da Innocenzo IV la scomunica per tutta la popolazione e la condanna al fuoco eterno. Con sua grande soddisfazione ci riesce e così sul paese cade la sventura.
Ma la vita continua… Passano gli anni e poi i secoli…e ancora una volta arrivano i guai.
È l’anno 1511 quando tra la gente di Trasmoz e i frati cistercensi del Monastero de Veruela scoppia un’accesa controversia per l’uso dell’acqua del Moncayo.

Ancora una volta arriva la scomunica papale, da parte del pontefice Giulio II, nuovamente su richiesta dell’abate di Veruela, che autorizza anche la maledizione permanente del paese, Maldición de Trasmoz: “Vadano raminghi i suoi figli, mendicando, siano espulsi dalle loro case in rovina. Nessuno gli usi misericordia, nessuno abbia pietà dei suoi orfani. La sua discendenza sia votata allo sterminio”.
Ad oggi la situazione è rimasta invariata dato che è il Papa che può ritirare quella secolare condanna.
Questa è la vera storia di Trasmoz, ma la tradizione racconta anche un’altra storia. Sembra che nel villaggio scomunicato e maledetto non mancassero episodi di stregoneria, riti blasfemi, orge sataniche, convegni di streghe in presenza del demonio e, dulcis in fundo, l’elezione ogni anno della “strega dell’anno”. Queste voci hanno fatto sì che la condanna sia rimasta immutata nel tempo.
E gli abitanti di Trasmoz cosa ne dicono? Vivono tranquilli la loro vita senza darsi pena e senza grosse preoccupazioni, che sembrano non sfiorare neppure i frati del monastero, per nulla angosciati dalla salvezza delle anime dei loro vicini.
Ogni estate questo piccolo villaggio, in cui non ci sono né negozi né scuole, si riempie di turisti che accorrono per assistere al tradizionale incontro di “stregoneria, magia e piante medicinali” che si tiene per le vie medievali. Una tradizione che si perpetra oppure una secolare beffa verso il potere spirituale? Non lo sapremo mai con certezza…





