La prima pietra per la costruzione della Cattedrale modenese dedicata a Santa Maria Assunta e San Geminiano fu posata il 9 giugno 1099 sopra l’esistente sepolcro di san Geminiano, patrono della città. La realizzazione fu affidata all’architetto Lanfranco e allo scultore Wiligelmo, successivamente nel 1167 subì l’intervento dei maestri Campionesi che la terminarono realizzando anche la torre campanaria.
La cattedrale capolavoro di architettura romanica, rimasta miracolosamente intatta al disastroso terremoto del 1117, è ancor oggi testimonianza di un’architettura nuova e ardita di particolare bellezza e originalità tanto da esser riconosciuta – sul finire degli anni 90 – Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
La facciata esterna è decorata con diversi rilievi, quattro dei quali ad opera di Wiligelmo che rappresentano la storia della Genesi, proprio da questi manufatti deriva la definizione “la bibbia di pietra” riferita alla Cattedrale. Wiligelmo volle dar un’opportunità, a chi non sapeva leggere, di poter apprendere la Bibbia in una sorta di narrazione 3D utilizzando le pareti del duomo come grandi pagine di un libro.
All’interno la basilica è formata da 3 navate con il presbiterio sopraelevato per fare spazio, sotto l’altare maggiore, alla cripta nella quale sono conservate le spoglie di San Geminiano.
Tra le varie opere conservate nel duomo, ricordo quella di Guido Mazzoni, detto il Paganino o il Modanino che lavorò assiduamente in Italia ma anche per ben 2 re francesi Carlo VIII e Luigi XII. Nella cripta è possibile ammirare il Presepe detto anche Madonna della Pappa a causa del gesto semplice e familiare della domestica accanto alla Vergine intenta, soffiando, a rendere la temperatura del cibo adeguata per poterla dare al bambino.
Una curiosità, per lungo tempo circondato da mistero, è legata alla presenza di un gigantesco osso, visibile da Piazza Grande, inizialmente attribuito a un drago. Siccome era diffusa la credenza che le statue dei santi avessero la capacità di intercedere sulle richieste dei fedeli l’osso fu posto a fianco alla statua di San Geminiano affinché potesse proteggere il popolo dal potere malvagio dell’osso di drago. Molto tempo dopo, consapevoli che nel pliocene le terre emiliane erano sommerse dal mare, non fu difficile accostare la provenienza dell’osso al fossile di qualche cetaceo che al tempo solcava quelle acque.
Accanto all’abside del Duomo si erge per 90 metri la Torre Ghirlandina, simbolo della città di Modena, battezzata dai modenesi con questo soprannome per il doppio giro di balaustre che corona la torre “elegante come una ghirlanda”.
Sebbene costruita come campanile della cattedrale, la torre ha svolto un’importante funzione civica sin dal suo inizio. Il suono delle sue campane scandiva i tempi della vita della città, preannunciando l’apertura delle porte dei bastioni e allertando gli abitanti nei momenti di pericolo. Le sue possenti mura proteggevano la cosiddetta “sagrestia” del comune che ospitava tesori di stato, archivi e oggetti di grande valore simbolico, come la famosa Secchia rapita del XIV secolo una copia della quale è oggi qui esposta. L’oggetto di questa infame e suprema disputa tra Modena e Bologna nella battaglia di Zappolino (1325) fu reso celebre dall’omonimo poema eroico di Alessandro Tassoni.
La discussione sulla cronologia della Ghirlandina è ancora aperta, in quanto non ci sono fonti storiche dirette per le prime fasi della costruzione. Intorno al 1160 furono scavate le fondamenta e la torre fu innalzata ad un’altezza di 11 metri. Tra il 1167 e il 1184, dopo una breve pausa dovuta all’assestamento del sito, la costruzione raggiunse i cinque piani, sormontati da quattro torri angolari. Nel 1261 fu costruito un sesto piano con torre. Nel 1319 la torre, progettata da Enrico da Campione, fu completata con un’elaborata cuspide gotica ottagonale.
All’interno della Ghirlandina al 5° piano si trova la cosiddetta Stanza dei Torresani, dove un tempo vivevano le guardie della torre la cui presenza è documentata a partire dal 1306, fino alla seconda metà dell’Ottocento. Nella stanza fanno bella mostra otto colonne con altrettanti capitelli la maggior parte di essi raffigurano intricate figure vegetali mentre ve ne sono tre che rappresentano invece figure umane o animali. Il primo raffigura una serie di uomini e donne ed in particolare si pensa di aver identificato in quello barbuto intento a suonar l’arpa il biblico re David che nel Medioevo era considerato il padre spirituale delle arti. Il secondo è chiamato capitello dei giudici in cui sono rappresentate tre scene con altrettanti tipi di giudici: quello buono in grado di emettere sentenze giuste, quello soggiogato da Lucifero e quello corrotto dal denaro che mai potranno dare un giudizio conforme alla realtà. Molti pesano che questo capitello rappresenti un monito al giudice che si appresta ad emettere sentenza.
La torre è aperta ai visitatori durante la maggior parte dell’anno, permettendo alle persone di salire i suoi 200 gradini per godere di una vista panoramica sulla città.




