Halloween: anzi, no…

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Si tratta di una festa che vuole esorcizzare la morte e che non è in alcun modo collegata ai rituali anticristiani, tanto è vero che è la vigilia di una delle feste cattoliche più importanti...

Mi inserisco anche io nell’eterno dibattito che si è scatenato su Halloween. Una festa chiaramente satanista, che ha della venerazione del Diavolo il suo fulcro. Anzi, no: si tratta di una festa che vuole esorcizzare la morte e che non è in alcun modo collegata ai rituali anticristiani, tanto è vero che è la vigilia di una delle feste cattoliche più importanti, quella di Ognissanti, dove si celebrano tutti i santi cattolici ed i loro esempi.

Una festa smaccatamente americana, portata dalla globalizzazione che vede una certa sudditanza psicologica dell’Europa nei confronti delle varie trovate “Made in USA” che trovano sempre un buon terreno per attecchire, soprattutto quanto più sono diverse dalla nostra cultura. Anzi, no: Halloween è una festa che la tradizione europea ha con il tempo dimenticato ed espunto e che è stata portata in America dai padri pellegrini, dove ha attecchito ritornando poi in tempi recenti nel nostro territorio, con evidenti modifiche (un tempo ad essere intagliate erano le rape e non le zucche).

Halloween è una festa dove i bambini fanno a gara a chi raccoglie più dolcetti, spesso del vero e proprio junk food che causa solo mal di pancia. Anzi, no: la questa è la ripresa di una antica tradizione rurale, quella dell’andare casa per casa a mendicare, a chiedere qualcosa per la festa collettiva, iniziativa che è stata progressivamente abbandonata con il progresso degli anni ’50-’60 e tornata negli ultimi anni a far capolino.
Bastano questi tre esempi, in cui ho riportato una tesi ed il suo esatto contrario, per evidenziare come la festa di All Hallow’s Eve, la vigilia di tutti i santi, sia ormai molto divisiva ed oggetto di dibattito tra chi vi si scaglia contro, definendola quintessenza del male e frutto del Maligno, che porta al male, e chi la sostiene strenuamente, dicendo che è diventata anche in Italia una delle feste rituali più importanti, dove i bambini assumono un ruolo fondamentale nel portare avanti, quando addirittura non creare, questa tradizione.

Cito l’esempio di mia figlia: è lei che, fin da piccola, mi ha chiesto – complice anche il fatto di vivere in un paese molto tranquillo ed abbastanza coeso – di andare a fare “dolcetto o scherzetto” tra le varie case. E quello che ho trovato, girando diverse decine di abitazioni, è stato sempre l’essere accolto molto bene: anche i più ferventi cattolici, le donne che passano la loro vita andando a messa, sono sempre state molto contente di vedere i bambini arrivare a chiedere un dolcetto simbolico. E le persone, in alcuni casi prese alla sprovvista, si arrangiavano con quello che potevano: chi non aveva caramelle donava frutta, pacchetti di biscotti o quello che aveva in casa. E’ stato proprio questo il motivo per cui ho iniziato a studiare Halloween in Italia dal punto di vista antropologico, partecipando anche a convegni nazionali su questo tema.

Quello che trovo molto interessante su questa festa, che trae origine dal Nord Europa, nel periodo di transizione tra mondo autunnale ed invernale, simbolicamente in cui mondo dei vivi e dei morti vengono a contatto, è proprio il suo aspetto multiforme che è riuscito, complice la sempre più importante Grande distribuzione organizzata, a soppiantare molte altre feste. Molti bambini preferiscono travestirsi per Halloween rispetto a Carnevale (e d’altra parte Carnevale, come amo dire, non è mai stata una festa per bambini: l’aspetto di divertimento fanciullesco è figlia della meticolosa operazione di destrutturazione delle festività tradizionale portata avanti – più o meno coscientemente – negli anni del Boom economico). Ed anzi proprio loro sono gli artefici di questo revival festivo: sono i bambini ed i ragazzi che si impegnano a coinvolgere gli adulti nella preparazione dei costumi e di distribuzione dei doni, lavorando sulle questue.

L’aspetto che trovo degno di nota è quello di trasformazione: i bambini, che ormai sono stati edulcorati da Disney e dal suo modo “politicamente corretto” di narrare le storie, che elimina sistematicamente le parti più violente, trovano nell’orrore di Halloween un giusto modo di spaventarsi, unito ad un senso di comunità che si ricostruisce proprio attraverso la questua rituale. Il classico esempio della tradizione che viene “buttata fuori” dalla porta, espunta dal rito, e che puntualmente ritorna dalla finestra, più forte di prima. In un mondo in cui cerchiamo di rendere “zuccherosa” (spesso ai limiti del nauseante) qualsiasi cosa a contatto con i bambini, questi chiedono a gran voce, proprio attraverso il terrore di Halloween, la possibilità di spaventarsi.

BIBLIOGRAFIA

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