I roghi dei libri dal ‘900 ad oggi

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Il primo rogo di “libri” di cui si ha traccia, risale al II millennio a.C. in Cina, quando l’Imperatore diede ordine di distruggere alcune iscrizioni fatte su gusci di tartaruga, ossa di animali e vasi rituali. Nei secoli successivi, numerosi sono stati i roghi di documenti e manoscritti, soprattutto dopo l’invenzione dei caratteri mobili di Gutenberg della seconda metà del 1400.....

Quando penso a un libro e al valore che ha sempre avuto per me la lettura, mi vengono in mente i viaggi che ho potuto fare, le storie che ho potuto conoscere, le montagne che ho potuto scalare attraverso le pagine scritte da chi ha voluto raccontare la propria passione o la propria vicenda.
La lettura è conoscenza, è libertà, è una possibilità di grande valore a cui ognuno di noi può accedere. I libri sono uno strumento prezioso che ha sempre spaventato, fin dai secoli più remoti, papi, sovrani e tiranni di ogni tempo e di ogni terra, più delle spade e dei cannoni.
Uno strumento utilizzato per impedire la diffusione di idee e di conoscenza è sempre stato il rogo. Pensiamo alle streghe o herbarie, custodi di un sapere antico che spaventava la chiesa, agli eretici, che diffondevano un pensiero diverso da quello proposto come vero.
E allora che fare con un’arma così potente? Come contrastare la libertà di sapere, di opinione e di pensiero? Come nascondere la verità? Con il fuoco purificatore, che nei secoli ha saputo cancellare ogni traccia di dissenso, anche le più resistenti, come quella di Giordano Bruno, morto tragicamente sul rogo a Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600, dopo aver visto andare in fumo i suoi scritti messi all’Indice dalla Chiesa.
Il primo rogo di “libri” di cui si ha traccia, risale al II millennio a.C. in Cina, quando l’Imperatore diede ordine di distruggere alcune iscrizioni fatte su gusci di tartaruga, ossa di animali e vasi rituali. Nei secoli successivi, numerosi sono stati i roghi di documenti e manoscritti, soprattutto dopo l’invenzione dei caratteri mobili di Gutenberg della seconda metà del 1400.


Questa pratica veniva utilizzata dalla Chiesa cattolica, che ne ha fatto largo uso durante l’Inquisizione, dai sovrani che si sono susseguiti nei secoli e dai dittatori che hanno terrorizzato e soggiogato intere popolazioni in diverse parti del mondo.
Il ‘900 non è stato da meno, a partire dal 1914, quando i tedeschi in Belgio hanno dato fuoco alla biblioteca dell’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio, distruggendo circa 300.000 testi antichi e uccidendo 248 persone.
Durante il periodo nazista non possiamo non citare il Bücherverbrennungen (rogo di libri) nella  Bebelplatz di Berlino del 10 maggio 1933, quando a essere distrutti sono stati i libri di autori ebrei o di oppositori del regime, le cui opere erano considerate sconvenienti ed immorali. In Italia, nello stesso periodo, il governo fascista ha imposto una rigida censura su stampa, libri e riviste, andando a colpire tutto ciò che poteva «mettere in imbarazzo il regime».
Uno fra i primi testi ad essere censurato è stato Sambadù, amore negro, scritto da Mura, al secolo Maria Assunta Giulia Volpi Nannipieri, che raccontava l’amore di una donna bianca per un uomo di colore. Il romanzo è stato sequestrato e tutte le copie distrutte, l’illustratore diffidato e il quotidiano che aveva segnalato l’opera alle lettrici ritirato dalle edicole.
Ma il fatto più eclatante successo in Italia è senza dubbio, a mio avviso, il rogo dei libri di Gianni Rodari consumatosi nei cortili delle parrocchie nel 1951. Sempre in Italia, nel 1961, nel cortile della procura di Varese, è stata bruciata per «oscenità» l’opera Storielle, racconti e raccontini del marchese de Sade, oggi reperibile on line ad un prezzo considerevole. Lo stesso anno hanno subito la medesima sorte alcuni opuscoli intitolati Crisi dello Stato-Piano, Partito operaio contro il lavoro, Proletari e Stato. Per la critica della Costituzione materiale, Il dominio e il sabotaggio, mentre il loro autore, Toni Negri, è stato arrestato con l’accusa di essere a capo di una insurrezione armata. In Cile, nel 1973, l’inizio della dittatura di Augusto Pinochet, ha portato al sequestro e alla distruzione di migliaia di libri, anche se il governo ha sempre smentito questi dati, minimizzando la censura attuata.  Qualche anno dopo, nel 1976, Luciano Menéndez, ha impartito lo stesso ordine in Argentina, mandando al macero testi di Proust, Márquez, Neruda e molti altri, per impedire che «… documentazione perniciosa influisca sull’intelletto e sulla cristianità degli argentini…».
Ma veniamo ai giorni nostri, alla democratica Turchia, il cui governo nel 2005 ha condannato Orhan Pamuk per aver rilasciato alcune dichiarazioni in cui si riferiva all’uccisione di circa 1 Milione di armeni e di 30.000 curdi in Anatolia usando la parola genocidio. La legge penale turca, infatti, proibisce di definire tali avvenimenti un «genocidio». In seguito alla condanna, i suoi romanzi presenti nelle librerie e nelle biblioteche sono stati distrutti.
Nel 2006 in Indonesia il fuoco si è acceso, su esortazioni di gruppi islamici ed esercito,  per tutti i libri di storia contenenti riferimenti ai massacri anticomunisti indonesiani del 1965-1966, in cui sono morte centinaia di migliaia di persone; anche in questo caso non era permesso parlare di genocidio. Arriviamo così al gennaio 2015, quando, secondo alcune fonti, l’ISIS ha bruciato oltre 2000 libri considerati «islamicamente non corretti». Fra i testi andati distrutti, prelevati dalla biblioteca di Mosul, dall’università, dalla Biblioteca musulmana sunnita, dalla biblioteca della Chiesa Latina e dal Convento dei Padri Domenicani, ce n’erano anche alcuni antichissimi oltre a quelli per bambini, di diritto, di poesie, di filosofia, di salute, di scienza e molti altri ancora.
Il filo conduttore nei secoli è la volontà di controllare con l’ignoranza il popolo, che così non ha la possibilità, istruendosi, di rendersi conto del proprio stato. Parlare alla pancia e non alla testa delle persone è una prerogativa di tutte le dittature, di qualsiasi colore, in qualsiasi angolo della terra, ieri, oggi e lo sarà anche domani. Individuare un nemico comune, instillare l’odio, sottolineare le differenze, ricorrere al fanatismo, sono solo le fasi successive di un processo che comincia con l’ignoranza.
Ricordiamoci sempre che «…. il potere non vuole un popolo istruito».

BIBLIOGRAFIA

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