Carlo Suzzi, il Partigiano «Quarantatré», sopravvissuto all’eccidio di Fondotoce

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Per un tempo sicuramente sembratogli interminabile, era rimasto in quella fossa tra i cadaveri sanguinanti degli altri Partigiani....

L’Eccidio di Fondotoce del 20 giugno 1944 è stata una delle pagine più terribili della storia della Resistenza nel Verbano-Cusio-Ossola. Quel giorno, quarantadue uomini e una donna, Cleonice Tomassetti, furono condotti da Villa Caramora (Intra), a Fondotoce a piedi, portando un cartello con scritto: «Sono questi i liberatori d’Italia o sono i banditi?».
Questa fu la terribile risposta dei nazifascisti alla cattura di 43 soldati fascisti avvenuta proprio a Fondotoce qualche settimana prima. I prigionieri radunati provenivano dalla Val Grande, teatro in quei giorni di terribili e sanguinosi rastrellamenti, in cui le forze in campo non era equilibrate: da una parte i Partigiani, male armati e in netta inferiorità numerica, dall’altra un esercito armato e numeroso, che li travolse senza pietà.
Fra quei 42 uomini quel giorno c’era anche Carlo Suzzi, un giovane di soli 18 anni, nato il 16 luglio 1926 a Busto Arsizio, in provincia di Varese. Durante la Resistenza si era unito ai Partigiani della divisione «Valdossola», operante proprio nella zona della Val Grande. Catturato durante i rastrellamenti, era stato portato alle carceri di Malesco, in Valle Vigezzo, dove era stato trattenuto per essere interrogato. Sfinito, malconcio per le percosse subite, era stato trasferito a Villa Caramora e da lì, con gli altri prigionieri aveva iniziato quella che poi era diventata la loro marcia della morte verso Fondotoce. Arrivati a destinazione li attendeva già il plotone di esecuzione schierato; Carlo era circa a metà della fila.

Davanti a lui vedeva quella donna, Cleonice che, con i vestiti sporchi di sangue e malconcia per le percosse e le violenze subite, faceva coraggio ai suoi compagni. Capirono subito che per loro era finita quando arrivarono sul ciglio del canale sottostante e videro i soldati schierati con i mitra. Disperati si abbracciavano l’un l’altro cercando di affrontare quegli ultimi momenti consapevoli che stavano sacrificando la loro vita per la nostra libertà. «Facciamo vedere a questi sgherri come muoiono gli italiani», aveva detto Cleonice. I soldati li avevano fatti stendere a terra, li prendevano tre per volta e aprivano il fuoco. I compagni cadevano nella fossa coperti di sangue, alcuni morivano subito altri con un colpo di pistola. Carlo era lì che aspettava che lo prendessero, incredulo, quasi come se tutto quel sangue e quelle urla non fossero attorno a lui. Quando venne il suo turno fu costretto a scavalcare il sangue di chi era stato fucilato prima di lui. Dopo pochi istanti il plotone di esecuzione aveva fatto fuoco e lui era caduto sui corpi dei suoi compagni, stordito e sorpreso di essere ancora vivo. Quando i soldati erano arrivati per dargli il colpo di grazia era rimasto fermo e miracolosamente la pallottola che doveva finirlo lo aveva soltanto ferito alla testa.
Per un tempo sicuramente sembratogli interminabile, era rimasto in quella fossa tra i cadaveri sanguinanti degli altri Partigiani. I tedeschi andavano e venivano, urlando parole a lui incomprensibili. Chi passava di lì veniva chiamato per vedere con i propri occhi che fine facevano i banditi. Allo stremo delle forze Carlo era riuscito a rimanere immobile fino a che, con un cenno, aveva attirato l’attenzione di alcuni passanti che si erano accorti di lui e, rischiando la propria vita, lo avevano portato in salvo. Carlo Suzzi doveva essere la quarantatreesima vittima dell’eccidio di Fondotoce, ma quel giorno la fortuna, il destino o il cielo, lo avevano salvato.
Una volta guarito era tornato a combattere sulle montagne con i Partigiani della divisione «Valdossola», combattendo fino al giorno della Liberazione con il ruolo di caposquadra. Il suo nome di battaglia dopo quel tragico giorno era diventato «Quarantatré». Nel 1972 Orazio Barbieri ha raccontato la sua vicenda nel libro intitolato I sopravvissuti. Alla fine degli anni settanta si era trasferito a vivere in Thailandia, nel Bang Lamung, ma fino all’inizio degli anni novanta era sempre tornato in Italia per celebrare la ricorrenza dell’eccidio di Fondotoce. Poi la salute non gli aveva più permesso di compiere un viaggio così lungo. Carlo Suzzi ci ha lasciati il 16 luglio 2017, nel giorno del suo 91˚ compleanno.  Per tutti rimarrà sempre «Quarantatré», il Partigiano coraggioso sopravvissuto all’eccidio di Fondotoce. 

BIBLIOGRAFIA

  • http://archivio.casadellaresistenza.it/archivi/?q=fondotoce/eccidio
  • https://www.straginazifasciste.it/wp-content/uploads/schede/FONDOTOCE%20VERBANIA%2020.06.1944.pdf
  • https://www.lastampa.it/verbano-cusio-ossola/2017/07/18/news/addio-al-partigiano-quarantatre-fu-l-unico-a-sopravvivere-all-eccidio-di-fondotoce-1.34453425/

 

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