Maria Erminia Gecchele, la Partigiana che per 5 mesi rimase nelle mani della Banda Carità

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In quei lunghi mesi la violenza su di lei crebbe, in proporzione al suo ostinato silenzio: botte, insulti, umiliazioni fisiche e morali, violenza sessuale, sevizie di vario genere e con vari sistemi, fra cui l’elettricità....

Maria Erminia Gecchele era nata a Zanè, in provincia di Vicenza, il 28 marzo 1904.
Era una donna decisa, risoluta dal fisico esile, con grandi occhi scuri che nascondevano un immenso coraggio. Era operaia tessile nel Lanificio Rossi di Torrebelvicino. Sul lavoro era entrata in contatto con alcuni esponenti del comunismo. Dopo l’armistizio era entrata attivamente nella Resistenza, nella «Brigata Garemi», occupandosi dell’organizzazione delle staffette, delle comunicazioni e dei collegamenti fra i vari gruppi impegnati nella lotta per la Liberazione.
Il suo nome di battaglia era «Lena». Sul campo dimostrò il suo valore e la sua capacità di organizzazione, tanto che in breve passò al comando del servizio informazioni della «Divisione d’Assalto», collegando con efficienza i territori dal Pasubio alla vallata dell’Agno e da Vicenza ad Asiago. Svolgeva un’attività di grandissima importanza, rischiando ogni giorno la vita in nome degli ideali in cui credeva.
Il 13 dicembre 1944, mentre stava portando a termine una missione, venne arrestata nei pressi Alte di Montecchio dai fascisti. La portarono in un primo momento alle carceri di Vicenza, dove fu sottoposta ad un primo interrogatorio. Non rivelò nulla di quello che sapeva. Il suo silenzio le costò caro. La trasferirono a Palazzo Giusti a Padova, dove operava la tristemente nota «Banda Carità».
Rimase nelle loro mani dal dicembre 1944 fino ad aprile 1945. In quei lunghi mesi la violenza su di lei crebbe, in proporzione al suo ostinato silenzio: botte, insulti, umiliazioni fisiche e morali, violenza sessuale, sevizie di vario genere e con vari sistemi, fra cui l’elettricità. Era costretta a spogliarsi da sola davanti a suoi aguzzini che la schernivano e poi infierivano sul suo corpo martoriato.
«Lena» non parlò.
Padova venne liberata il 27 aprile 1945. I prigionieri di Palazzo Giusti uscirono segnati indelebilmente da quell’esperienza. Maria Erminia era fra loro, viva. Aveva ferite da arma da taglio sulle braccia e sul corpo, la mandibola sinistra e le costole fratturate. Portava ancora sul corpo i segni delle scosse elettriche a cui era stata sottoposta. Dopo la fine della guerra le venne riconosciuto un alto grado di invalidità, causata dai lunghi mesi passati nelle mani della «Banda Carità».
Il 30 marzo 1949 il Consiglio dei Ministri le riconobbe il grado di Tenente per il periodo marzo – maggio 1944 e quello di Capitano per il periodo giugno 1944 – aprile 1945. Nel 1968 ricevette due Croci di Guerra. Raccontando la sua esperienza disse: «Alle carceri di Vicenza cominciò il mio calvario: l’alternarsi di interrogatori e torture…sempre nuove e perfezionate, … sarebbe bastato pronunciare un nome per provocare la catastrofe di un paese, tutto finiva nell’assoluto silenzio, unica sperimentata salvezza…».
La sua vicenda ispirò Egidio Meneghetti, tra i fondatori del CLN regionale veneto, che scrisse la poesia in dialetto La partigiana nuda, che in una sua parte recita così:

«O partigiana se parlerai subito a casa tu tornerai»
«Son operaia siór capitàn e no so gnente dei partigiàn»
«O partigiana se tacerai per la Germania tu partirai»
«Son operaia siòr capitàn e no so gnente dei partigiàn»
«O partigiana te spogliarò e nuda cruda te frustarò»
«El fassa pura quel che ghe par, son partigiana no voi parlar»
………
ela l’è sola, tuta quanta sola,
sensa riparo, sensa più speransa,
e quando man de piombo le se vansa
par spoiarla, ghe vièn la pele d’oca;
con un sguisso de schifo la se scansa:
«Me spoio da par mi, lu no’l me toca».

Maria Erminia Gecchele, la Partigiana «Lena», si è spenta nel suo paese il 7 maggio 1975.

BIBLIOGRAFIA

– https://toscano27.wordpress.com/2017/11/01/partigiana-nuda-egidio-meneghetti

– https://www.neldeliriononeromaisola.it/2021/03/356235

– https://www.giornalettismo.com/storie-della-resistenza-maria-erminia-gecchele-la-lena-partigiana

– Ritorno a Palazzo Giusti. Testimonianze dei prigionieri di Carità a Padova 1944-45, a cura di Taìna Dogo, La Nuova Italia 1972; –

– Ezio Maria Simini, “Maria Erminia Gecchele “Lena” – L’eroismo di una partigiana”, in “I quaderni di storia e di cultura scledense”, dicembre 2009 n. 11

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