I Picciriddi strangolati e buttati nel pozzo

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Dopo qualche tempo, Benedetto, Lorenzo, Riccardo e Giovanni, in una calda giornata estiva, tipica in Sicilia, spariscono....

Benedetto Nitto Santapaola, il Cacciatore, sta scontando nel carcere di Opera cinque ergastoli, detenuto secondo il regime del 41 bis. È considerato, insieme ad altri nomi conosciuti come Riina, Brusca e Provenzano, uno dei boss mafiosi più potenti e spietati d’Italia. Ancora oggi, da dietro le sbarre, la sua presenza fa paura. La sua attività è associata a stragi di mafia come quella di Capaci e di via D’Amelio, a traffici illeciti e a vari omicidi, come quello di Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Un soggetto pericoloso, che non conosce pietà, con le mani lorde di sangue.
Il suo percorso di vita lo porta per caso, e per sfortuna, ad incontrare quattro ragazzini che muovono i primi passi nell’illegalità.
È il 1976. L’estate a Catania è nel pieno del suo fulgore.
Benedetto Zuccaro – 13 anni, Lorenzo Pace – 14 anni, Riccardo Cristaldi e Giovanni La Greca, entrambi 15 anni, sono amici. Abitano nel quartiere popolare di San Cristoforo. Iniziano presto la loro attività, compiono piccoli furti nel quartiere che conoscono e nelle zone vicine, girano sfrontati e impuniti.
Ma non sempre la fortuna aiuta gli incoscienti, perché un giorno, senza sapere chi hanno di fronte, rapinano la mamma di Nitto Santapaola. Cercano di portarle via la borsa che porta al braccio, la strattonano, urlano e la fanno cadere. I ragazzi scappano, con il loro bottino stretto fra le mani, mentre la donna, la mamma del “Cacciatore”, cade a terra rompendosi un braccio.
Un errore… grave… un affronto che Nitto non può ignorare. Deve dare un messaggio. La sua famiglia non si tocca, anche se sono solo quattro ragazzini, spavaldi e inesperti, inconsapevoli dei pericoli che le strade di Catania possono nascondere. E così dopo qualche tempo, Benedetto, Lorenzo, Riccardo e Giovanni, in una calda giornata estiva, tipica in Sicilia, spariscono.
Gli uomini di Nitto li rapiscono e li portano in campagna. Da lì non faranno più ritorno. Le ricerche, quelle che si possono fare in quegli anni, con la mafia che ti tiene sotto controllo, non portano a nulla. «Saranno scappati…», qualcuno dice, ma i più sanno che un affronto tanto grave urla vendetta. A svelare il mistero sulla loro sparizione è, molti anni dopo, Nino Calderone, affiliato di Santapaola, che in seguito all’arresto, diventa collaboratore di giustizia.
Dopo il rapimento, Benedetto, Lorenzo, Riccardo e Giovanni vengono portati in un casolare nelle campagne a due passi da Caltanissetta e tenuti senza cibo e acqua per due giorni. Cosa fare con loro? Calderone ci prova: tenta di convincere Nitto a lasciarli andare, basta una lezione per farli calmare. Ma lui non ci sta. Sanno da chi sono stati rapiti, conoscono i loro carcerieri. Li vuole morti. Quando Nitto ordina, i suoi uomini eseguono.
Li portano vicino a un pozzo e lì, un cugino di Calderone, li strangola con una corda, uno alla volta, e poi li getta nel pozzo. Ma con l’ultimo non ha il coraggio di stringere fino in fondo e lo butta ancora vivo insieme agli altri. Nino Calderone, assistendo al massacro dalla sua macchina, avrebbe commentato così: «Qualcuno può dirmi, ora, se ci sono giudici in grado di giudicare noialtri? O se non fa una cosa giustissima, lodevolissima, chi mi spara e mi ammazza non appena esco da questa stanza? Come potevo restare ancora dentro quella congrega maledetta? Eppure ci sono rimasto ancora diversi anni. Con questa ferita, con questo macigno dentro di me che c’è ancora e ci sarà sempre. Ecco perché mi vergogno ogni volta che entro in chiesa: perché non ce la faccio ad alzare gli occhi. Non è cinema quello che racconto».
La vendetta è compiuta, lontano da occhi indiscreti, in un caldo giorno di un’estate siciliana, lontano da testimoni. Chissà se Nitto, dietro le sbarre, fra le rughe che gli solcano il viso e la certezza di essere ancora un uomo potente, ogni tanto pensa a quel giorno in cui le sue mani si sono macchiate del sangue di Benedetto, Lorenzo, Riccardo e Giovanni. Chissà se pensa a quei quattro Picciriddi e a tutte persone che sono morte per ordine suo….

BIBLIOGRAFIA

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