Rosa Ghizzone, la staffetta incinta stuprata e uccisa dai fascisti

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Colpita alla schiena da un proiettile, provata nel corpo e nello spirito, riuscì ad uscire a stento dall’acqua, e trascinarsi verso una casa dove trovò aiuto...

Rosa Ghizzone era nata a Torino il 12 maggio 1920. Si era sposta molto giovane con Pierino Montarolo.
Lavorava come impiegata allo stabilimento Grandi Motori.
Dopo l’armistizio aveva aderito attivamente alla Resistenza, diventando staffetta per la «Brigata Rivalta». Il suo nome di battaglia era «Gina». Era anche membro dei «Gruppi di Difesa della Donna» operanti nella zona della Barriera di Milano. All’epoca dei fatti Rosa aspettava un bambino.
La sera dell’11 marzo 1945, alle 21:00 circa, quattro soldati delle «Brigate Nere», guidati da Aldo De Chiffre, un giovane studente in medicina, spacciandosi per Partigiani, convinsero Rosa e il marito a seguirli per portarli al comando di Brigata. Una volta fuori casa, andarono verso l’abitazione degli Arduino, una famiglia attiva nella Resistenza, in via Moncrivello, per prelevare anche loro. Alle 21:30, giunti a casa di Vera e Libera Arduino, li arrestarono tutti i presenti. Li condussero alla casa Littoria di Via Carlo Alberto, dove rimasero per una giornata per essere sottoposti ad interrogatorio. Nella notte fra il 12 e il 13 marzo, Rosa, Vera e Libera vennero prelevate e condotte al Martinetto, sulla sponda del canale della Pellerina. Arrivate sul posto vennero violentate. Rosa e Vera morirono pochi istanti dopo, colpite da due raffiche di mitra. Rosa, con uno scatto improvviso, mentre la canna di una pistola le sfiorava la nuca, riuscì a gettarsi nell’acqua gelida. Colpita alla schiena da un proiettile, provata nel corpo e nello spirito, riuscì ad uscire a stento dall’acqua, e trascinarsi verso una casa dove trovò aiuto. Per sua fortuna era l’abitazione di un Partigiano, che le prestò le prime cure. Il giorno seguente, all’alba, raggiunse lo stabilimento Grandi Motori, per avvisare di quanto accaduto il «Gruppo di Azione Partigiana» che si trovava lì. Le ferite riportate erano gravi. Venne trasportata in un luogo sicuro, ma non si riprese più. Il suo piccolo nacque prematuro e morì subito dopo aver visto la luce. Rosa finì i suoi giorni al sanatorio San Luigi, dove morì l’8 maggio 1946. Aveva solo 26 anni.

BIBLIOGRAFIA

http://www.anpirenatomartorelli.torino.it/wp-content/uploads/2016/12/10-Gizzone-Rosa.pdf
http://intranet.istoreto.it/partigianato/dettaglio.asp?id=42833

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