Niva Maria De Ponti, la Partigiana di 19 anni uccisa dai fascisti

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Era conosciuta con il nome di battaglia di «Gianna». Insieme alle sue compagne, «Derna» e «Leda», ricopriva incarichi molto rischiosi, fungendo da collegamento fra i vari gruppi impegnati nella lotta sulle montagne.....

Niva Maria De Ponti era nata il 4 giugno 1926. I suoi genitori, Amos e Silvia Sala, erano di origini comasche. Da tempo si erano trasferiti a vivere a Udine, dove era nata Niva. Amos era imprenditore nel settore cementi e materiali da costruzione, presidente provinciale dei rivenditori dei generi di monopolio. Silvia gestiva con successo una merceria e una rivendita tabacchi in Via Vittorio Veneto. Niva aveva frequentato con successo le scuole. Era intelligente, amava la musica e leggere. Aveva molti sogni per il futuro. Lo studio era per lei una passione, tanto che aveva iniziato a frequentare le scuole superiori. Il suo percorso si era interrotto a causa delle precarie condizioni di salute della madre, che Niva aveva deciso di aiutare nella sua attività di vendita, sacrificando i suoi progetti.
Dopo l’inizio del conflitto la loro vita cambiò completamente. Furono costretti ad abbandonare la loro casa. Si trasferirono a Casiacco, nel comune di Vito d’Asio, in Val d’Arzino. Presero in gestione una locanda, che in breve tempo divenne il punto di riferimento per i Partigiani attivi nella valle.

Nelle vicinanze c’era anche l’osteria del «Barcian», dove si ritrovavano le staffette della zona. Nell’estate del 1944 Niva divenne staffetta, unendosi alla «Brigata Osoppo, “Battaglione Italia”». Era conosciuta con il nome di battaglia di «Gianna». Insieme alle sue compagne, «Derna» e «Leda», ricopriva incarichi molto rischiosi, fungendo da collegamento fra i vari gruppi impegnati nella lotta sulle montagne. Nell’autunno del 1944 Casiacco venne occupata dalle truppe cosacco-caucasiche, che dal 1941 avevano iniziato una collaborazione con la Germania nazista. Come sede operativa scelsero proprio la locanda dei De Ponti. Il 28 aprile, dopo la Liberazione, il presidio cosacco-caucasico, dopo una lunga mediazione con il parroco del paese, aveva deciso di dichiarare la resa. Nonostante questo accordo, una improvvisa raffica di colpi partita dalla locanda dei De Ponti, causò il ferimento di uno dei Partigiani, «Bores». Niva, che aveva assistito all’agguato, accorse e gli salvò la vita, arrestando l’emorragia del suo compagno.
Quando la calma sembrava essersi ristabilita, il giorno 30, tre soldati caucasici fecero irruzione nella locanda, aprendo il fuoco contro Niva, sua madre Silvia e Lorenzo Artico, un Partigiano della «Brigata Picelli Tagliamento», che si trovava lì per caso. Solo Silvia si salvò, grazie al tempestivo soccorso prestato da due suore. I motivi di quell’esecuzione spietata di preciso ancora non si conoscono. Secondo alcune fonti il gesto scaturì dalla rabbia verso il silenzio di Niva alle domande dei soldati in cerca di «Derna» e «Leda», secondo altre fonti un’esecuzione spietata e premeditata.
Sull’edificio che ospitò la locanda De Ponti è stata apposta una targa in ricordo di Niva, Lorenzo e di altri due partigiani caduti poco lontano da lì nel 1944.
Oggi Maria Niva De Ponti, la Partigiana «Gianna», riposa presso il cimitero monumentale di San Vito a Udine. Quando morì aveva solo 19 anni.

BIBLIOGRAFIA

https://www.partigianiosoppo.it/Eventi/niva-de-ponti-gianna/
https://www.anpi.it/ricordo-della-staffetta-partigiana-gianna

scheda


https://www.toponomasticafemminile.com/sito/index.php/iniziative/campagne/partigiane-in-citta

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