La Bella e la Bestia: e se fosse tutto vero?

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Il film prende spunto da una fiaba che trova diverse versioni....

Uno dei film Disney che ha avuto più successo è stato sicuramente “La bella e la bestia”. Tutti noi ricordiamo la scena di Belle che danza nel salone del castello del principe (la bestia). Il film prende spunto da una fiaba che trova diverse versioni.
Quella di Villenueve del 1740 che racconta di un mercante padre di sei maschi e sei femmine che un giorno cade in rovina perché le sue navi sono colate a picco. Decide così di andare a vivere in campagna dove viene a sapere che una delle navi è sopravvissuta al naufragio; parte per la città e al suo ritorno si imbatte in un castello misterioso e apparentemente disabitato nonostante una ricca cena pronta in tavola. Nei giardini vede delle rose bellissime e decide di reciderne una da portare a sua figlia Belle ma il padrone del castello, un mostro con le squame e la proboscide, lo sorprende e gli intima di mandargli la sua figlia più bella. Il padre accetta e Belle diventa prigioniera del mostro che però scopre essere di indole dolce e gentile.
Ogni sera la bestia chiede alla ragazza di dormire con lui ma lei rifiuta. Belle, ogni notte sogna un bellissimo ragazzo sconosciuto che le dice di amarla e una fata che le dice di non fermarsi alle apparenze. Alla fine Belle si innamora e decide di dormire con la bestia e il mattino seguente questa si è trasformata proprio nel giovane bellissimo che lei sognava ogni notte. Si scoprirà poi che Belle è in realtà figlia del re e di una fata (quella del sogno) e che la bestia era in realtà un principe maledetto da una fata malvagia. Un’altra versione è quella del 1756 di Beaumont, più breve di quella di Villenueve e racconta che Belle è la terza delle tre figlie di un mercante e ha altri tre fratelli.
La bestia, mentre Belle è sua prigioniera, non le chiede di andare a letto con lui ma le chiede di sposarlo, ricevendo ovviamente continui rifiuti. Solo dopo che la ragazza scopre di amare il padrone del castello, questi si trasforma in un bellissimo principe.
Ovviamente non poteva mancare la versione del 1812 dei fratelli Grimm. Belle è la terza delle tre figlie di un ricco mercante che, dovendo spostarsi per lavoro, chiede alle giovani cosa vorrebbero come regalo. Belle chiede una rosa ma essendo inverno, il padre ha difficoltà a trovare una rosa. Sulla via del ritorno si imbatte nel castello della bestia che crede disabitato. Entrato nella proprietà scopre che il giardino è diviso in due: una metà è coperta di neve, l’altra è in piena fioritura ed è lì che trova la più bella rosa del giardino che taglia per donarla alla figlia. Il padrone lo scopre e gli ordina di mandargli la sua figlia più bella. L’uomo acconsente e torna a casa ma non mantiene la promessa, tenendo le ragazze all’oscuro di tutto. La bestia scopre l’inganno e si presenta a casa del mercante, rapisce Belle e la porta prigioniera al castello. Il resto è simile alle altre storie; Belle scopre l’indole dolce e gentile del mostro e piano piano si innamora.
E se tutte queste storie avessero un fondo di verità?
Se fosse esistita davvero una bestia di cui una giovane e bellissima ragazza si innamorò?
Nel 1547, alla corte di Enrico II di Valois giunse un ragazzino spagnolo di Tenerife, forse catturato da corsari francesi, di nome Petrus Gonsalvus e portato al cospetto del sovrano come omaggio. La particolarità di questo bambino era il suo aspetto. Egli era infatti affetto da ipertricosi, una malattia che causa una crescita esagerata dei peli, soprattutto sul viso. Il ragazzo venne preso sotto la custodia del re che gli insegnò il latino, il francese, il galateo di Corte e le discipline umanistiche, divenendo a tutti gli effetti un dignitario della Corte di Francia. Gli fu permesso inoltre di usare l’appellativo di “don”, in quanto discendente di un re Guanci, la popolazione originaria delle isole Canarie. Ma nonostante l’aspetto curioso, Gonsalvus fece innamorare Catherine, la damigella d’onore della regina Caterina de’ Medici; giovane e bellissima ragazza. I due si sposarono nel 1573 ed ebbero sei figli, quattro dei quali affetti dalla stessa malattia del padre. L’uomo divenne ben presto una delle figure più popolari in Europa. Gonsalvus e la moglie durante la loro vita fecero tappa anche in Italia. Prima soggiornarono alla corte di Margherita di Parma, poi si spostarono a Capodimonte dove morì nel 1618. Notizie su di lui si trovano negli Archivi Vaticani, a Roma e a Napoli e si ritiene che proprio Gonsalvus sia il caso più antico di ipertricosi registrato in Europa.

BIBLIOGRAFIA

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