Francesca Edera De Giovanni, la prima Partigiana fucilata dai fascisti

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Nella notte fra il 31 marzo e il 1° aprile venne prelevata dal carcere insieme a Egon Brass, Attilio Diolaiti, Enrico Foscardi, Ferdinando Grilli e Ettore Zaniboni...

Francesca Edera De Giovanni era nata il 17 luglio 1923 a Monterenzio, in provincia di Bologna. Viveva con suo padre Alfredo, mugnaio, e sua madre Luigia Maria Grilli a Savazza. Per aiutare economicamente la famiglia era andata a lavorare giovanissima presso una famiglia benestante di Bologna.
Delle sue idee antifasciste non faceva mistero. Alla fine di gennaio del 1943, mentre si trovava in un locale pubblico a Savazza, si era avvicinata a un impiegato comunale, che indossava una camicia nera e gli aveva sussurrato: «Queste camicie nere… fra qualche anno dovranno scomparire». Venne denunciata da uno dei presenti. La arrestarono il 28 gennaio. Interrogata dai carabinieri, ammise senza problemi di avere detto quelle parole, ma in tono scherzoso. La trattennero in carcere per 15 giorni, dopo i quali venne diffidata dal continuare con simili comportamenti e rimessa in libertà. Dopo l’armistizio era entrata a far parte di uno dei primi gruppi Partigiani che si era formato a Monterenzio, seguendo l’esempio di suo cugino Guerrino De Giovanni, che lavorava alla «Ducati».  
In seguito si erano uniti alla «36ª Brigata Bianconcini Garibaldi» e successivamente nella «62ª Brigata Camicie Rosse Garibaldi». Il suo nome di battaglia era «Edera». Fu proprio Guerrino ad organizzare scioperi e sabotaggi nella fabbrica in cui lavorava, impegnata nella produzione bellica. Quando venne scoperto, fu arrestato e incarcerato fino al 22 marzo 1944.
Il quel periodo Francesca conobbe e si innamorò di Egon Brass, un giovane studente che proveniva da Aidussina, un piccolo centro situato nella zona del Carso Goriziano. Insieme presero parte alla Resistenza, condividendo la clandestinità e gli ideali di Libertà per cui lottavano. Il 25 marzo, insieme ad altri Partigiani, Enrico Foscardi, Attilio Diolaiti ed Ettore Zaniboni, i due giovani si recarono a Bologna, in Piazza Ravegnana per incontrarsi, davanti alla bancherella di penne stilografiche gestita dal Diolaiti, con un quello che pensavano essere uno dei dirigenti dei gruppi Partigiani attivi in zona, un certo Remo Naldi. In realtà l’uomo era un infiltrato che si fece arrestare insieme agli altri.
Negli stessi giorni era stato prelevato con la forza da casa sua anche Ferdinando Grilli, zio di Francesca, che fu condotto nel carcere di San Giovanni in Monte, dove era detenuta anche la nipote, in attesa di essere incontrare le autorità. Edera vi era entrata il 30 marzo, con matricola 1982. Nei due giorni successivi gli uomini della Compagnia Autonoma Speciale, comandati da Renato Tartarotti, famosi per la ferocia delle azioni di repressione che conducevano in città verso i Partigiani, interrogarono e torturarono «Edera» e gli altri prigionieri.
Nella notte fra il 31 marzo e il 1° aprile venne prelevata dal carcere insieme a Egon Brass, Attilio Diolaiti, Enrico Foscardi, Ferdinando Grilli e Ettore Zaniboni. Anche in quel momento «Edera» pensò alla sua famiglia, consegnando nelle mani della suora responsabile del reparto femminile 100 Lire per i suoi genitori. Li portarono al cimitero della Certosa di Bologna. Arrivati a destinazione furono condotti ad uno dei muri di recinzione, dove un plotone di esecuzione della CAS li attendeva. A dare l’ordine di aprire il fuoco fu Renato Roncarelli.
Francesca Edera De Giovanni fu la prima donna fucilata dai fascisti. Oggi è sepolta nel «Monumento Ossario ai Caduti Partigiani» della Certosa di Bologna ed è ricordata nel Sacrario di Piazza Nettuno e nel Monumento alle Cadute partigiane a Villa Spada

BIBLIOGRAFIA

Sitografia:

Francesca Edera De Giovanni (Nome di battaglia Edera)

In Consiglio comunale a Bologna – Ricordo di Edera De Giovanni, prima partigiana fucilata


https://www.anpi.it/biografia/edera-francesca-de-giovanni
Bibliografia:
Francesca Edera De Giovanni, in Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna

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