Anna Picari, la staffetta incinta di 8 mesi uccisa dai nazifascisti

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La mattina seguente, all’alba, Anna era uscita per stendere i panni al sole quando aveva visto nel bosco i nazifascisti appostati. Li avevano accerchiati. «Morina» aveva dato subito l’allarme....

Anna Picari era nata il 1° gennaio 1921 a Sutri, in provincia di Viterbo. La sua famiglia era molto numerosa. Oltre ai suoi genitori, Santino e Colomba, Anna viveva con quattro sorelle, Esterina, Mariangela, Maria e Uliana, e tre fratelli, Domenico, Antonio e Luigi.
Si era sposata molto giovane con Enrico Giudici, che aveva conosciuto a Roma mentre prestava il servizio di leva. Dopo il matrimonio si erano stabiliti a Milano.
Nel 1944 Enrico si era unito alla Resistenza, andando a combattere in Val d’Ossola, per difendere la Repubblica, nella «Brigata Rocco, Divisione Redi». Per un lungo periodo Anna non aveva saputo più nulla del suo amato sposo. Riuscì ad avere notizie all’inizio di ottobre, quando una staffetta l’aveva raggiunta con suo messaggio. La giovane decise immediatamente di raggiungerlo, per ricongiungersi con lui e per informarlo che stavano aspettando un figlio. Enrico aveva cercato di convincerla a rientrare a Milano, mancava poco al parto, ma Anna aveva già deciso. Si era unita anche lei alla lotta iniziando a fare la staffetta nel reparto comandato da Domenico Pizzi, «Moro». Il suo nome di battaglia era «Morina».
Proprio in quei giorni era iniziata la controffensiva dei nazifascisti per far cadere la «Libera Repubblica dell’Ossola». Anna non aveva esitato ad imbracciare le armi. I suoi compagni le avevano insegnato a sparare. Ma il nemico era forte, superiore numericamente e meglio armato. Il 14 ottobre i Partigiani avevano tentato, senza riuscirci, di far saltare un ponte stradale sulla Toce. Costretti a ripiegare, iniziarono a spostarsi risalendo per la valle Anzasca, fino alle alture sopra Macugnaga.

Il 16 ottobre arrivarono all’Alpe Colla, a quota 2.000 metri, non lontano dal passo del Monte Moro. Si fermarono, probabilmente perché si sentivano al sicuro. Anna ed Enrico erano nel gruppo. Decisero di riposare e di passare la notte nelle baite. Altre due squadre, con il comandante «Moro», proseguirono verso Alpe Meccia, dove trovano rifugio. La mattina seguente, all’alba, Anna era uscita per stendere i panni al sole quando aveva visto nel bosco i nazifascisti appostati. Li avevano accerchiati. «Morina» aveva dato subito l’allarme. Rientrata nella baita, con i suoi compagni, aveva aperto il fuoco. Poco dopo un colpo di mortaio aveva fatto crollare il loro rifugio, costringendoli a fuggire. Enrico, ferito da una scheggia, venne messo in salvo dai suoi compagni. Anna, con il suo pancione di 8 mesi, fu raggiunta da una raffica di mitra. Cadde a terra ferita. In pochi istanti venne raggiunta da uno dei soldati nemici, che pose fine alla sua vita e a quella del suo piccolo, a colpi di pistola.
Il suo corpo e quelli di alcuni compagni furono seppelliti nel bosco, e i loro documenti distrutti, affinché non rimanessero tracce di ciò che era successo. Ma un testimone aveva visto tutto e dopo la Liberazione raccontò i fatti di quel giorno, indicando esattamente il punto nel bosco dove Anna ed altri Partigiani erano stati seppelliti.
I loro corpi furono finalmente ritrovati. Il riconoscimento di Anna venne fatto dal padre, che si recò all’obitorio di Milano dove i resti della figlia erano stati trasportati.
Enrico, sfuggito all’eccidio, era ritornato a vivere a Milano, si era risposato e aveva avuto due figli. Alla primogenita diede il nome di Anna.
Anna Picari, nome di battaglia «Morina», riposa ora nel Cimitero Maggiore di Milano, nel Campo della Gloria. Poco lontano dalla sua tomba, come da lui richiesto, riposa Enrico, mancato nel 1992.

BIBLIOGRAFIA

Lastra ad Anna Picari ‘Morina’ – Milano


https://www.isrn.it/materiale/dvd_chiovini/repubblica_partigiana/7_6_24.
htmlhttps://anpimilano.com/memoria/partigiani-milano-e-provincia/p/picari-anna-2/
https://anpizona8.it/wp/wp-content/uploads/2021/05/librettomaggio.pdf

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