Angelina Giovannini, la staffetta morta per la nostra libertà

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Nella notte tra il 14 e il 15 ottobre, arrivarono a ridosso del torrente Acerreta... Angelina cadde, e insieme a lei alcuni compagni.

Angelina Giovannini era nata il 3 luglio 1923 a Castel del Rio, in provincia di Bologna. I suoi genitori erano Vitale e Natalia Ferri.
Della sua vita prima della Resistenza non si sa molto.
Dopo aver studiato alle elementari, fino classe 3ª, era rimasta a vivere con i genitori a Castel del Rio. Faceva la casalinga. Dopo l’armistizio era entrata come staffetta nella «36ª Brigata Bianconcini Garibaldi», una delle più forti brigate dell’Appennino tosco-emiliano.
La loro sede era a Ca’ di Vestro. Oltre ad Angelina, nella Brigata militavano il comandante Livio Tinti «Bob», Livio Poletti, rimasto vedevo dopo l’uccisione, in uno scontro di piazza a Imola, della moglie Livia Venturini, staffetta e attiva nei Gruppi di Difesa della Donna, e altre tredici donne: Anna Zazzeroni «Diana», Bruna Ciaranfi, figlia del proprietario di Ca’ di Vestro, Consilia «Lia» e Vittorina Fanti, Laura Guazzaloca, Clelia e Giuliana Giovannini, Edera Lazzarini «Delia», Gina Frangini e altre tre, di cui non si conoscono i nomi. Erano tutte giovani, come Angelina, di età compresa fra i 17 e i 21 anni. Angelina svolgeva diverse mansioni oltre a quella di staffetta. Se occorreva, veniva impiegata come infermiera, dattilografa, cuoca, cucitrice. Si rendeva utile come poteva per aiutare i propri compagni impegnati in battaglia.


Nel mese di ottobre del 1944, la «36ª Brigata Bianconcini Garibaldi» si scontrò in una durissima e sanguinosa battaglia con i nazifascisti nella valle di Santa Maria di Purocielo. Sul campo rimasero una sessantina di Partigiani. Lo scontro durò dal 9 al 12 ottobre. Il tributo in vite umane fu altissimo. I feriti che non riuscirono a ripiegare in ritirata vennero raggiunti e uccisi dai fascisti. Costretti a trasferirsi, Angelina con la sua Brigata iniziò la marcia di trasferimento per raggiungere gli Alleati che avanzavano e continuare nella lotta per la liberazione. Nella notte tra il 14 e il 15 ottobre, arrivarono a ridosso del torrente Acerreta, proprio nel punto in cui il corso d’acqua arrivava vicino alla strada, formando uno strapiombo di roccia profondo una decina di metri. La zona era delimitata solo da alcuni cespugli che ne celavano la pericolosità. Attorno alla mezzanotte la nebbia li aveva sorpresi proprio lì. Il comandante «Bob» aveva disposto due pattuglie, composte da tre uomini, ai lati del punto in cui avrebbero dovuto passare. Il resto della Brigata aveva proseguito. Fra loro, alla testa del gruppo, c’era anche Angelina. Non avvedendosi del pericolo imminente, cercando di muoversi il più velocemente possibile durante la fuga, andarono dritti verso il burrone. Angelina cadde, e insieme a lei alcuni compagni. Per loro non ci fu nulla da fare. La sua giovane vita finiva tragicamente quel giorno, in una fredda notte d’autunno.

BIBLIOGRAFIA

https://www.camalanca.it/angelina-giovannini/
https://www.storiaememoriadibologna.it/giovannini-angelina-479316-persona

Ricordati a Fiumane Andrea, Angelina e Stefano, che restano nei nostri cuori

Fiumane di Modigliana, in ricordo di Gualandi, Angelina e Stefano

Albertazzi Alessandro, Arbizzani Luigi, Onofri Nazario Sauro, Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919- 1945), Comune di Bologna – Istituto per la Storia di Bologna,  Bologna 1985

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