Villanorma Micheluz era nata a Ronchi dei Legionari, in provincia di Gorizia, nel 1928. Nel 1944, a soli 16 anni, era diventata operativa nella Resistenza, entrando nella «Brigata Garibaldi “Trieste”», comandata da Oliviero De Bianchi e nelle formazioni GAP di Monfalcone. Era una staffetta.
Svolgeva funzioni di collegamento con l’intendenza partigiana di Montes, che operava nel basso Friuli, con il compito di rifornire di cibo, vestiario e munizioni i Partigiani impegnati in montagna.
Un giorno, dopo aver ottenuto un permesso, aveva deciso di scendere dalla montagna con alcuni suoi compagni, per tornare a casa. Non si sa di preciso come accadde, ma furono individuati ed arrestati da alcuni militari delle Brigate Nere della RSI, che li catturarono nell’abitazione della giovane a Ronchi, nel rione Pater. La sua casa venne incendiata, per impedire che altri Partigiani potessero usarla come base di appoggio o come nascondiglio.
La sorte peggiore toccò proprio alla giovane.
Villanorma, venne portata a Pieris, una frazione di San Canzian d’Isonzo per essere interrogata. Volevano sapere da lei i nomi di quelli che si nascondevano in montagna. La torturarono per giorni, con ogni mezzo a disposizione. Infierirono su di lei senza pietà, fino ad ucciderla. Avevano cercato di abbattere la sua resistenza, ma non ci riuscirono, nonostante la sua giovane età.
Il suo corpo, martoriato e privo di vita, venne ritrovato in un fosso a San Pier d’Isonzo, il 30 dicembre 1944. I comuni di Turriaco e San Canzian le hanno dedicato una strada, in ricordo del suo sacrificio e del suo coraggio in nome della Libertà.




