Natalina Vacchi, la Partigiana impiccata al Ponte degli Allocchi

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....«Mia nonna, poveretta, [...] appena saputo della cosa è corsa sul posto, e non glielo hanno voluto dare subito, il corpo, così tutto il giorno lei è stata lì, con le gambe di mia mamma attaccate al petto, perché i fascisti lo lasciavano attaccato al palo il corpo per dimostrazione, e mia nonna è stata lì tutto il giorno. Non si è mai mossa»....

Natalina Vacchi era nata a San Pietro in Vincoli, in provincia di Ravenna il 20 maggio 1914. Era una bella ragazza, solare, piena di vita e con sani principi. La sua famiglia aveva origini modeste. Era composta da braccianti, impegnati a lavorare e a trasmettere i valori dell’antifascismo. Natalina aveva frequentato le scuole elementari fino alla sesta classe. Terminati gli studi, probabilmente per aiutare economicamente in casa, aveva fatto in un primo momento la sarta e poi era stata assunta come operaia alla fabbrica di costruzioni nautiche Callegari di Ravenna. Nel 1935 era diventata mamma di una bambina, Lorenza. Le aveva dato il proprio cognome, rifiutando il riconoscimento al padre della piccola perché l’aveva lasciata. Nel 1942 si era iscritta al Partito Comunista e da allora aveva guidato alcune azioni di protesta contro la politica del governo fascista e contro l’entrata in guerra dell’Italia. L’8 settembre 1943, mentre veniva firmato l’armistizio, proprio davanti alla questura di Ravenna, Arrigo Boldrini, «Bulow», Partigiano e politico, tenne un comizio per esortare la popolazione ad organizzare la Resistenza contro i nazifascisti. Tra la folla ad ascoltarlo c’era anche Natalina. «Bulow» stava per essere arrestato quando la giovane lo aveva caricato sulla sua bicicletta, portandolo in salvo, in un rifugio sicuro. Entrata attivamente nella Resistenza, con il nome di battaglia di «Lina» oppure «La Bionda», oltre ad aver fatto la staffetta, era diventata responsabile dei servizi sanitari della 28ª «Brigata Garibaldi “Mario Gordini”, distaccamento ‘Terzo Lori’».
Natalina era legata da un rapporto di amicizia a Umberto Ricci, conosciuto come «Napoleone». Il 18 agosto 1944 i due giovani, si erano dati appuntamento al Ponte degli Allocchi. Mentre erano lì, avevano incrociato il fascista Leonida Bedeschi, detto «Cativeria», appartenente alla «XXIX Brigata Nera “Ettore Muti”». In sella alla sua bicicletta, con una pistola in mano, «Napoleone» gli aveva sparato due colpi mentre passava sulla sua moto, uccidendolo. Aveva eseguito, senza battere ciglio, la condanna a morte che pendeva sulla sua testa.  Ma un gesto così sfrontato non poteva che portare gravi conseguenze. «Napoleone» venne arrestato da un gruppo di soldati tedeschi, che lo consegnarono nelle mani dei fascisti. Lo portarono alla Sacca, un elegante circolo della città, per interrogarlo e punirlo. Lo seviziarono e lo picchiarono duramente, ma nonostante questo riuscì a fuggire. Quando venne ripreso, finì in carcere con altri giovani, arrestati per rappresaglia. Natalina rischiava quanto loro.
In seguito alla delazione del capo del personale della Callegari, venne arrestata il 24 agosto con l’accusa di essere complice di «Napoleone».
Interrogata a lungo, venne condannata a morte senza processo insieme a Umberto Ricci, «Napoleone», Domenico di Janni, Augusto Graziani, Mario Montanari, Michele Pascoli, Raniero Ranieri, Arisodemo Sangiorgi, Valsano Sirilli, Edmondo Toschi, Giordano Vallicelli e Pietro Zotti. La sentenza venne eseguita il 25 agosto presso il Ponte degli Allocchi, che dopo la fine della guerra verrà rinominato Ponte dei Martiri. Furono tutti fucilati, tranne «Lina» e «Napoleone», che dopo aver visto morire i loro compagni di prigionia, vennero impiccati al ponte. I loro corpi rimasero appesi alcuni giorni come monito alla popolazione.
Divenuta adulta, Lorenza, che all’epoca dei fatti aveva 9 anni, raccontò: «Mia nonna, poveretta, […] appena saputo della cosa è corsa sul posto, e non glielo hanno voluto dare subito, il corpo, così tutto il giorno lei è stata lì, con le gambe di mia mamma attaccate al petto, perché i fascisti lo lasciavano attaccato al palo il corpo per dimostrazione, e mia nonna è stata lì tutto il giorno. Non si è mai mossa». Dopo la fine del conflitto Natalina Vacchi ha ricevuto la Medaglia di Bronzo al Valore Militare con la seguente motivazione: «Entrata nelle formazioni partigiane della città di Ravenna, partecipò attivamente alla lotta armata, contribuendo a portare a buon fine numerose azioni di disarmo di nuclei nazifascisti, di recuperi di armi e munizioni, di combattimenti. Arrestata dopo un’azione partigiana in Ravenna, fu sottoposta a continui assillanti interrogatori: alle lusinghe le alternarono le minacce, alle parole i fatti, ma dalle labbra della Martire non uscì una sola parola che potesse in qualche modo nuocere ai compagni di lotta, che, fiduciosi nel suo silenzio, continuavano la lotta. All’alba del 25 agosto, insieme ad altri 11 Martiri, fu impiccata nella città di Ravenna, e il suo corpo fu lasciato appeso alcuni giorni perché servisse di monito e di terrore all’intera popolazione. Ma prima che il capestro soffocasse definitivamente in lei la vita un grido scaturì spontaneo dalle sue labbra: “Viva l’Italia! Viva i partigiani!”».

BIBLIOGRAFIA

  • Cesare De Simone, Gli anni di Bulow. Nel 50° della Repubblica la testimonianza di Arrigo Boldrini, Mursia, Milano, 1996
  • Saturno Carnoli, Leonardo Guardigli, 25 agosto 1944: la strage del Ponte degli Allocchi, Danilo Montanari, Ravenna, 2009
  • https://www.anpi.it/biografia/natalina-vacchi

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