Luisa Calzetta, la coraggiosa Partigiana uccisa in un agguato nazifascista

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Luisa si prodigava per tutti, cercando di aiutare come poteva. La sua attività non passò purtroppo inosservata. Venne avvisata da alcuni amici che i fascisti avevano intenzione di arrestarla....

Luisa Calzetta era nata a New York il 16 ottobre 1919. Era figlia di Elio e Santa Luppi. Aveva una sorella maggiore. La sua famiglia era migrata in America da Compiano, un piccolo centro nella provincia di Parma. La famiglia Calzetta era rientrata in Italia nel 1928, durante il regime fascista. Nel 1929 Elio era mancato, lasciando nello sconforto la moglie e le figlie. Luisa aveva frequentato le scuole a Compiano. Aveva poi studiato alle magistrali per diventare maestra.
Luisa visse sempre nel rispetto dei valori dell’antifascismo appresi da suo padre Elio. Dopo l’armistizio del 1943, casa Calzetta era diventata un punto di riferimento per i soldati sbandati e per i prigionieri di guerra in fuga dai campi di concentramento del parmense. Luisa si prodigava per tutti, cercando di aiutare come poteva. La sua attività non passò purtroppo inosservata. Venne avvisata da alcuni amici che i fascisti avevano intenzione di arrestarla. Fuggì e si rifugiò in un piccolo paese della Val Trebbia, nella casa dei nonni. Quando il suo nascondiglio venne scoperto dai nazifascisti, fu costretta nuovamente a scappare.
Nel maggio del 1944 si unì ai Partigiani della «59ª Brigata d’Assalto “Garibaldi Caio”», guidata da Ernesto Poldrugo «Istriano».


Nella primavera del 1944 si spostarono in Valnure iniziando una serie di azioni armate. Il 17 maggio, con i suoi compagni, riuscì a espugnare il presidio fascista di Ferriere, in provincia di Piacenza. Sul campo le fu attribuito il soprannome di «Tigrona», in onore del suo carattere forte e combattivo. Il suo valore in azione era riconosciuto da tutti. Non esitava a imbracciare le armi e a combattere.
Per questo divenne caposquadra di un distaccamento. In estate si unì alla «61ª Brigata d’Assalto “Giuseppe Mazzini”» in Valnure, che lasciò dopo pochi mesi per andare al comando di uno dei distaccamenti della «Divisione Val D’Arda». A novembre ebbe inizio sugli appennini un massiccio rastrellamento, che impegnò diciottomila soldati nazifascisti della «162ª Divisione Turkestan». Il 4 dicembre la divisione della «Tigrona» venne coinvolta nel grande rastrellamento in atto nella zona di Morfasso, in provincia di Piacenza. I comandi Partigiani decisero di spostare in avanti gli uomini rimasti. Lo scontro avvenne nella zona del passo dei Guselli, dove la colonna di camion che li trasportava venne sorpresa dai nemici. Luisa si riparò in un fosso.
Mentre era lì si accorse che uno dei suoi compagni, Giuseppe Perazzi, era intrappolato nell’abitacolo di un camion. Accorse in suo aiuto e mentre si avvicinava, fu colpita da una raffica di mitra che la uccise. Trentadue furono i Partigiani uccisi, dodici quelli fatti prigionieri dai tedeschi e deportati. Il corpo di Luisa e quelli dei suoi compagni vennero lasciati sul campo dai nazisti, che ne impedirono la sepoltura. Solo alcuni giorni dopo vennero tumulati nel cimitero di Morfasso.
Ancora oggi, al passo, sono presenti una stele con i nomi dei giovani caduti e un cartello che illustra gli avvenimenti di quel giorno. A Luisa Calzetta è stata conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: «Indomita Partigiana, nel nobile tentativo di portare al sicuro un componente della propria formazione che era rimasto ferito in combattimento, veniva circondata da un folto numero di nemici. Impugnata la pistola, si difendeva con eroica fermezza fin tanto che, sopraffatta, veniva trucidata. Fulgido esempio di abnegazione e di attaccamento alla Causa».

BIBLIOGRAFIA

https://www.piacenzasera.it/2019/12/75-anni-fa-il-sacrificio-dei-partigiani-ai-guselli-il-ricordo-tra-la-nebbia/321753/
https://parita.regione.emilia-romagna.it/vie-en-rose/schede/piacenza-schede/calzetta-luisa
https://database.istitutostoricoparma.it/archivio/persone/calzetta-luisa.html

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