Leda Bevilacqua, la Partigiana morta a Ravensbrück

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Ad Auschwitz dimostrò coraggio e forza d’animo, mettendo in pratica gli insegnamenti ricevuti. Rimase al campo fino alla metà di agosto, quando poi venne trasferita a Ravensbrück. ...

Leda Bevilacqua era nata a Ronchi dei Legionari, nel rione di Vermegliano, in provincia di Gorizia, il 10 settembre 1922. Dopo aver terminato le elementari, aveva frequentato con grande impegno e ottimo profitto la scuola magistrale, presso il collegio delle Madri Orsoline di Gorizia. Era una studentessa modello, seria, risoluta e molto diligente. Era apprezzata dalle sue compagne e anche dalle sue insegnanti, che vedevano in lei un esempio da seguire. Una volta completato il ciclo di studi era rientrata a Ronchi. Si era iscritta all’associazione Azione Cattolica, mettendo anche in questo caso grande enfasi in tutto ciò che faceva, anche se a volte era difficile.
Gli impegni derivanti dal lavoro come impiegata ai cantieri navali di Monfalcone, spesso la mettevano in difficoltà, obbligandola a stare in un ambiente contrario alla sua visione della vita. Dopo qualche tempo era diventata segretaria e poi presidente della Gioventù Femminile di Rochi. Con l’armistizio dell’8 settembre, divenne attiva nell’aiuto ai soldati di alcuni reparti dell’esercito che si trovavano in difficoltà.
Un delatore, rimasto anonimo, aveva fatto il suo nome e così, il 25 maggio 1944, venne arrestata con lo zio e con altri compagni per sospetto collaborazionismo con i Partigiani. La portarono prima al carcere del Coroneo, a Trieste, poi la selezionarono per la deportazione ad Auschwitz, dove arrivò il 4 giugno. Prima di partire riuscì a scrivere un biglietto, rivolto all’amica Iole Zanolla, che gettò dal treno. Riuscì a far consegnare il suo messaggio alla destinataria, grazie all’aiuto di un carabiniere che accompagnava i prigionieri, in cui scriveva: «…Prima di partire ti mando questa mia. Spero ti arriverà. Parto per la Germania. Soffro tanto. Ma questa è la volontà di Dio. “Fiat”. Il corpo è sfinito: ma io con la preghiera riesco a portare il mio dolore. Il mio maggior tormento è quello di lasciare la nonna e di non poter ricevere Gesù: la mia unica forza. O Dio mio. Aiutami tu. Prega per me, Jole. E porta il saluto a tutte le socie». Ad Auschwitz dimostrò coraggio e forza d’animo, mettendo in pratica gli insegnamenti ricevuti. Rimase al campo fino alla metà di agosto, quando poi venne trasferita a Ravensbrück.
Il 4 settembre, nonostante fosse già indebolita nel fisico, fu destinata al lavoro. La sua salute peggiorò a tal punto che il 2 febbraio 1945 venne trasferita nell’ospedaletto del campo.
Morì il 28 febbraio, lasciando alle compagne di prigionia un testamento spirituale da far pervenire alle sue amiche della Gioventù Femminile, in cui perdonava il suo delatore e inviava un messaggio di grande forza, anche nella sofferenza. La città che le ha dato i natali, Ronchi dei Legionari, le ha dedicato una via.

BIBLIOGRAFIA

  • https://biografieresistenti.isacem.it/biografie/bevilacqua-leda/
  • https://www.azionecattolicagorizia.it/site/index.php?area=4&subarea=1&formato=scheda&id=444
  • https://www.toponomasticafemminile.com/sito/index.php/iniziative/campagne/partigiane-in-citta

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