Anna Maria Enriques Agnoletti, la Partigiana Combattente seviziata dalla Banda Carità

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Furono trasferite a Villa Triste, sede della tristemente nota “Banda Carità”, conosciuta per l’efferatezza dei propri metodi. Finire nelle loro mani significava patire indicibile pene prima della morte e avere già il proprio destino segnato...

Anna Maria Enriques Agnoletti era nata il 14 settembre 1907 a Bologna. Suo padre, Paolo Enriques, di origine ebraica, era un affermato zoologo, docente universitario a Napoli, Sassari e Firenze. I suoi incarichi avevano costretto la famiglia a spostarsi frequentemente. Sua madre, Maria Clotilde Agnoletti Fusconi, era cattolica. A completare la famiglia è arrivato, qualche anno dopo, Enzo, anche lui impegnato nella Resistenza. Entrambi i genitori di Annamaria non erano praticanti e per questo avevano permesso ai propri figli di crescere in un ambiente libero da qualsiasi condizionamento religioso, consentendo loro di scegliere in tutta libertà che la propria strada.
Anna Maria si laureò in storia medievale, specializzandosi in paleografia e archivistica. Nel 1932 vinse il concorso all’Archivio di Stato di Firenze, ottenendo un incarico come assistente in prova.  Nel 1936 assunse il ruolo di prima archivista. La sua carriera si arrestò bruscamente nel 1938 con l’approvazione delle leggi razziali, in seguito alle quali venne licenziata. Su consiglio della madre, si fece battezzare e cominciò a firmare tutti i documenti utilizzando il cognome materno, rinunciando a quello del padre di origine ebraica. Questa decisione le permise, verso la metà del 1939, di essere assunta nella biblioteca Vaticana in qualità di paleografa.
In quel periodo conobbe personaggi di spicco come Alcide De Gasperi, Igino Giordani e Gerardo Bruni, promotore e fondatore del «Movimento Cristiano Sociale», a cui Anna Maria aderì seguendo le orme di suo fratello Enzo. Svolgevano la loro attività in clandestinità.
Dopo l’armistizio del settembre 1943, divenne operativa nella Resistenza ma rimanendo sempre nell’ambito della lotta non armata. Si occupava dei collegamenti fra centro e periferia, nella zona dei Castelli Romani.
In ottobre tornò a Firenze, per stare vicino al fratello Enzo, figura di spicco nella Resistenza in Toscana. Insieme a Bruni contribuì all’unione fra il «Movimento Cristiano Sociale» e il «Partito d’Azione». Da Firenze prese contatti con i gruppi della Resistenza operanti nel Livornese, nella Val di Chiana e in Val d’Orcia, organizzando trasmissioni via radio di informazioni agli Alleati.
Si impegnò anche ad assistere i ricercati politici e gli ebrei che cercavano di scappare dalle deportazioni e collaborò attivamente con i gruppi Partigiani operanti nella zona.
Quando fu necessario, si espose in prima persona per creare un contatto tra i nuclei di Resistenza toscano e romano.
Purtroppo il suo nome e il suo ruolo furono scoperti per la prima volta durante un interrogatorio al quale furono sottoposti alcuni compagni Partigiani catturati nella capitale. Le autorità fasciste decisero immediatamente di tenerla sotto controllo, per scoprire se effettivamente Anna Maria fosse operativa al fianco dei partigiani. Per questo motivo furono inviati due uomini che l’avvicinarono fingendosi ufficiali dell’esercito sbandati, in cerca di un nascondiglio e di aiuto per fuggire all’estero. Le chiesero di essere indirizzati verso l’organizzazione clandestina a lei collegata. La giovane, fiduciosa e desiderosa di aiutarli, li accolse in casa, non sapendo che di lì a poco l’avrebbero tradita. Venne arrestata il 12 maggio presso la sua casa in via Tripoli a Firenze, insieme alla madre con la quale condivideva, in quel periodo, la clandestinità. Durante la perquisizione dell’abitazione furono recuperate diverse prove della sua attività a favore della Resistenza, compresi una serie di falsi documenti di identità e lasciapassare da distribuire a ebrei e Partigiani.
Le due donne finirono in carcere. Vi rimasero per tre giorni, poi furono trasferite a Villa Triste, sede della tristemente nota “Banda Carità”, conosciuta per l’efferatezza dei propri metodi. Finire nelle loro mani significava avere già il proprio destino segnato e nonostante questo, patire indicibili pene prima della morte. La interrogarono per giorni, la sottoposero a torture di ogni genere, con la corrente, con bastoni, con qualsiasi mezzo a disposizione, per carpirle informazioni utili ad annientare la Resistenza in città e nei dintorni.
Anna Maria si chiuse in un doloroso silenzio. Il “trattamento” della banda durò otto giorni, al termine dei quali fu trasferita con la madre al carcere di Santa Verdiana. Le accuse a suo carico, ovviamente, vennero tutte confermate. Il 12 giugno 1944 la prelevarono dal carcere e la condussero sul greto del torrente Terzolle, in località Cercina di Sesto Fiorentino. Era sporca, umiliata nel corpo e nello spirito, sofferente, camminava barcollando. Sapeva a cosa andava incontro, ma non per questo cedette, rimase sempre chiusa nel suo impenetrabile silenzio.
La fucilarono insieme al capitano Italo Piccagli, a Pietro Ghergo, a Dante Romagnoli, a Ferdinando Panerai e a Lorenzo Franco. Con loro quel giorno morì anche un partigiano cecoslovacco rimasto sconosciuto perché il suo nome con l’indirizzo, scritto sui muri di Villa Triste, fu cancellato, dopo la liberazione, dai proprietari della casa. Nel 1947 le venne conferita la Medaglia d’Oro al Valore Militare alla memoria con la qualifica di «Partigiana Combattente», con la seguente motivazione: «Immemore dei propri dolori, ricordò solo quelli della Patria; e nei pericoli e nelle ansie della lotta clandestina ricercò senza tregua i fratelli da confortare con la tenerezza degli affetti e da fortificare con la fermezza di un eroico apostolato. Imprigionata dagli sgherri tedeschi per lunghi giorni, superò con la invitta forza dell’animo la furia dei suoi torturatori che non ottennero da quel giovane corpo straziato una sola parola rivelatrice. Tratta dopo un mese dal carcere delle Murale, il giorno 12 giugno 1944, sul greto del Mugnone, in mezzo ad un gruppo di patrioti, cadeva uccisa da una raffica di mitragliatrice: indimenticabile esempio di valore e di sacrificio. Firenze, 15 maggio-12 giugno 1944».

BIBLIOGRAFIA

  • Lucia Tumiati Barbieri, Enrico Bocci – Una vita per la libertà, Testimonianze…, Firenze, G. Barbèra, 1969.
  • Carlo Francovich, La Resistenza a Firenze, Firenze, La Nuova Italia, 1962.
  • Gilda La Rocca, La radio Cora di piazza d’Azelio e le altre due stazioni radio, Firenze, Editrice “La Giuntina”, 2004.
  • Ugo Onorati, Anna Maria Enriques Agnoletti partigiana nei Castelli Romani, Marino, Sezione ANPI “Aurelio del Gobbo” di Marino; Provincia di Roma; Associazione ONLUS “Senza Frontiere”, 2010.
  • https://www.anpi.it/biografia/anna-maria-enriques-agnoletti

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