Amalia Lidia Lalli, la Partigiana uccisa tre giorni prima della Liberazione

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Nella Garibaldi svolse diverse mansioni, non tirandosi mai indietro anche nelle operazioni più pericolose. In un primo tempo si adoperò come crocerossina, prestando soccorso ai compagni feriti. In seguito, avendo dimostrato grande coraggio, iniziò a prendere parte ad azioni sul campo....

Amalia Lidia Lalli era nata il 16 giugno 1922 a Flaibano, in provincia di Udine. Per motivi di lavoro la famiglia si era trasferita in Lunigiana.
Il padre Oscar, di professione geometra, era un esponente del partito socialista. Amalia era una brillante studentessa.  Finite le scuole dell’obbligo, aveva iniziato a frequentare la facoltà di Ingegneria all’Università di Pisa. Nel settembre del 1944 decise di interrompere gli studi per trasferirsi a Sarzana con la famiglia. Si unì alla Brigata Garibaldi «Ugo Muccini», diventando attiva nella Resistenza. Il suo nome di battaglia era «Kira».
Nella Garibaldi svolse diverse mansioni, non tirandosi mai indietro anche nelle operazioni più pericolose. In un primo tempo si adoperò come crocerossina, prestando soccorso ai compagni feriti. In seguito, avendo dimostrato grande coraggio, iniziò a prendere parte ad azioni sul campo.


Il 22 aprile 1945, mentre la guerra volgeva al termine, fu decisa un’azione di collegamento, per favorire l’avanzata degli Alleati. Una pattuglia partigiana, composta da quattordici elementi, partì dal comando della brigata, a ridosso di Giucano, con l’ordine di prendere contatti con il comando della IV Zona Operativa ligure, operativo a Zeri. Gli Alleati avevano comunicato la loro intenzione di attaccare lungo il fronte. I Partigiani di Zeri, rimasti senza ricetrasmittente, dovevano essere avvisati. Amalia e i suoi compagni partirono.
Per arrivare a destinazione dovevano attraversare il fiume Magra.
Durante la notte, nei pressi delle Lame di Aulla, fra Stadano e Noverino di Podenzana, caddero in un’imboscata. Una pattuglia di tedeschi in ritirata li colse di sorpresa. Durante lo scontro a fuoco Amalia venne colpita a morte. Cadde nelle gelide acque del fiume, che la trascinarono via, mentre i suoi compagni riuscirono a salvarsi. Il suo corpo venne recuperato e sepolto provvisoriamente in un pianoro vicino a Stadano, per poi essere tumulto, dopo la Liberazione, nel cimitero di Sarzana.
Nel frattempo gli Alleati avanzavano preceduti da un intenso fuoco di artiglieria.  Amalia morì a soli tre giorni dalla Liberazione.
Alla fine del conflitto le venne conferita la Medaglia d’Argento al Valore Militare,  con la seguente motivazione: «Abbandonati gli studi universitari per portare il suo contributo alla lotta di liberazione, in una ardimentosa azione di collegamento, che volontariamente aveva chiesto di compiere, veniva scoperta e colpita a morte dal nemico in agguato».
Il 9 maggio 1947, l’Università di Pisa le  conferì la laurea ad honorem in Ingegneria.

BIBLIOGRAFIA

– https://www.anpi.it/biografia/amalia-lydia-lalli
-Marina Addis Saba, Partigiane. Tutte le donne della Resistenza , Mursia, Varese, 1998

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