È iniziato il 19 gennaio il processo all’assassino di Giulia Tramontano e del piccolo Thiago, che portava ancora in grembo.
A massacrarli con 37 coltellate il 27 maggio dello scorso anno, alle 20: 30 circa, dopo un tentativo di avvelenamento non andato a buon fine, è stato il compagno della giovane donna.
Una volta commesso l’omicidio, con lucida freddezza, ha cercato di disfarsi del corpo della mamma di suo figlio e di suo figlio. Avrebbe anche cercato di farla a pezzi ma, non essendoci riuscito, ha iniziato a pulire il sangue nell’appartamento. Ha quindi buttato gli stracci usati e ha mandato messaggi dal suo telefono, per far pensare che fosse ancora viva.
Ha quindi cercato di bruciare il corpo di Giulia e Thiago, due volte, prima con l’alcol poi con la benzina, in casa e in garage, ma non ci è riuscito. Poi ha spostato il cadavere fra box, cantina e bagagliaio della macchina nelle ore successive.
Ha contattato l’altra donna con cui ha avuto una relazione, dicendo di essere libero, che Giulia se ne era andata a casa di un’amica, ma poi è caduto in contraddizione dicendo che in realtà si era addormentata a casa. Voleva andare da lei, forse per ricucire il loro rapporto fatto di menzogne, forse per uccidere anche lei, ma la donna non si è fidata e non lo ha fatto entrare in casa.
La mattina successiva, il 28 maggio, l’uomo è andato al lavoro, tranquillo. Alle 19:00 ha denunciato la scomparsa della compagna. Nel frattempo la famiglia di Giulia la cerca, da troppe ore non si fa sentire e non risponde al telefono.

In quelle ore il suo corpo, con il piccolo Thiago, é ancora nel garage. Viene spostato in cantina il 29 maggio e il giorno successivo nel bagagliaio della sua automobile, per essere poi abbandonato in via Monte Rosa, a meno di 700 metri dalla loro abitazione, nascosto in un’intercapedine tra una fila di box-auto e una recinzione.
Ora, indossata la maschera del pentimento, chiede scusa e affronta il processo.
Le accuse a suo carico sono gravi: omicidio volontario aggravato da premeditazione, futili motivi e crudeltà, cui si aggiungono l’interruzione di gravidanza non consensuale e l’occultamento di cadavere.
A difenderlo sono due donne.
Ad accusarlo sono due donne.
Due donne compongono la Corte d’Assise davanti alla quale l’assassino si deve presentare , in attesa che si possa finalmente mettere un punto a questa terribile storia e che Giulia e Thiago possano avere giustizia. Sarà così? Dobbiamo sperarlo e crederci, dobbiamo avere fiducia in quella giustizia che ogni tanto ci delude.




