Sentiero G37, L’anello di Ban

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Il sentiero mette in comunicazione il rifugio CAI Somma Lombardo, ai bordi del Lago del Sabbione, e il rifugio Margaroli, sulle rive del lago Vannino....

Il 21 agosto 2021 è stato inaugurato il sentiero G37 dal CAI Somma Lombardo e dal CAI SEO Domodossola.
Il sentiero mette in comunicazione il rifugio CAI Somma Lombardo, ai bordi del Lago del Sabbione, e il rifugio Margaroli, sulle rive del lago Vannino. Il tracciato si snoda in un paesaggio pressoché unico, che alterna ampie e verdi vallate a vistose distese rocciose e lembi di ghiacciai ormai disciolti.
Partendo dal lago di Morasco, il percorso può essere fatto in entrambi i sensi, alternando difficoltà di diverso tipo.
La prima volta che ne ho sentito parlare è stato nel 2019, durante un’escursione verso i Laghi Gemelli di Ban.
In quel periodo il collegamento Vannino-Sabbione era ancora in fase di lavorazione, ma in me è sempre rimasta la grande curiosità di vedere quello che questo immenso e meraviglioso territorio poteva nascondere.
Sono passati quattro anni e finalmente ho potuto anch’io completare l’Anello di Ban (G37) e realizzare un piccolo sogno.
Con Cesare, il mio compagno di viaggio, abbiamo deciso di affrontare la salita dividendola in due giornate successive, per poterci godere al meglio il panorama, scattare il maggior numero di foto possibili e soprattutto per prenderci il giusto tempo per poter assaporare gli immensi silenzi che queste valli nascondono.
La mattina del sabato siamo partiti con calma, anche perché ci aspettavano solo per la cena al rifugio Margaroli. Abbiamo lasciato la macchina a Riale e poi, dopo una breve tappa per caffè e strudel al rifugio Bim-se, abbiamo iniziato la salita verso l’Alpe Nefelgiu e il relativo passo.
La nostra scelta è stata quella di allungare un pochino la strada passando dall’alpe Furculti, costeggiando le rovine degli edifici che un tempo l’impresa Girola ha utilizzato per la costruzione dell’invaso di Morasco.
Da quel punto in poi la vallata verdeggiante si apre per un ultimo breve tratto prima dell’Alpe Nefelgiu, immersa in questo periodo in una fioritura sgargiante, che alterna diverse tonalità di giallo e blu.
Per arrivare al passo, bisogna proseguire ancora per circa 1 ora, su un sentiero ben tracciato che porta fino a quota 2583 mt. In cima sono presenti ancora, alcuni nevai decorati dal vento.
La discesa verso il lago Vannino si apre ad un certo punto, sul versante destro, alla vista del Lago Sruer e alle montagne circostanti. La prima tappa della nostra due giorni sul G37 si conclude con un’ottima cena al rifugio Margaroli, dove l’ospitalità di Barbara e Tiziano e la gioiosa compagnia degli altri ospiti ci permettono di passare una stupenda serata fra buon cibo, risate e qualche canzoni.
Il dislivello positivo di questa prima giornata è di 816 metri.
Il giorno dopo si riparte verso il sentiero che porta al lago Sruer, che alle prime luci del giorno assume un colore unico. Superato li specchio d’acqua, si inizia la salita vera e propria, mentre le nuvole attorno a noi vanno e vengono.


Il percorso è ripido ma, a mio avviso, non presenta punti di particolare difficoltà. Le tracce non sono sempre ben visibili, occorre fare un po’ di attenzione. Al termine di questo primo tratto in salita, comincia un lungo traverso che porta verso il pizzo Lebendun e le Guglie Bianche.
Il sentiero non risulta più segnato con la stessa evidenza di prima, forse anche a causa della scarsa visibilità fatichiamo un pochino a rimanere sulla traccia. Dopo qualche minuto di fronte a noi finalmente si intravede, fra le nubi dispettose e sempre più intense, il lago del Sabbione e il ghiacciaio dell’Arbola.
I nevai presenti sul percorso, la cattiva visibilità e le tracce non ben evidenti (fatte probabilmente per chi fa il G37 in senso opposto) richiedono una particolare attenzione, ma grazie alla strumentazione adeguata arriviamo alle Bianche Guglie del Lebendun.
Da questo punto, in una giornata tersa, è possibile godere di una vista incantevole sul lago sottostante, sulle montagne attorno, e sui laghi Vannino e Sruer che abbiamo lasciato qualche ora prima.


Dopo questo tratto un pochino più impegnativo, ritroviamo la traccia senza grossi problemi per il Pizzo Costone e successivamente scendiamo verso i Laghi Gemelli di Ban, ormai quasi completamente asciutti a causa della stagione povera di nevicate.
La prossima meta che ci aspetta è il rifugio CAI Somma Lombardo.
La discesa verso il lago di Morasco e una birra ristoratrice, conclude questa due giorni tra le montagne della valle Formazza.
Torniamo a casa con il cuore pieno di immagini meravigliose, con il dispiacere di non aver potuto godere del cielo blu perché la giornata non è stata delle più terse, e con la promessa reciproca di tornarci al più presto, per poter finalmente vedere i famosi stambecchi che in una giornata nebbiosa hanno deciso di rimanere a casa.


Per chi volesse intraprendere l’avventura del G37 consiglierei di valutare il giro opposto rispetto a quello che abbiamo fatto noi, che risulta essere più evidente e meglio tracciato, e di iniziare questa escursione dopo un discreto allenamento. Il dislivello complessivo non è molto, ma i continui saliscendi richiedono più impegno.
Il secondo giorno si chiude con un dislivello positivo di 927 metri.
Ancora un grazie da parte nostra va rivolto a chi ha realizzato questo collegamento e ai rifugisti che abbiamo incontrato, che ci hanno fatto sentire a casa e che hanno condiviso con noi la loro grande passione per queste meravigliose montagne.

BIBLIOGRAFIA

Fotografie di Rosella Reali

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