Anila, una vita spezzata

Tempo di lettura: 1 minuti

Nel pomeriggio del 14 novembre stava lavorando quando è rimasta incastrata in un macchinario....

Si chiamava Anila Grishaj.
Aveva 26 anni.
Era bella, solare e piena di vita.
I suoi occhi erano profondi e brillavano come stelle.
Anila era capolinea in una ditta di surgelati di Pieve di Soligo, in provincia di Treviso.
Viveva con i genitori Agostin e Marijana, con la sorella e il fratello, a Vergoman di Miane.
Aveva studiato all’istituto turistico Verdi di Valdobbiadene.
Nel pomeriggio del 14 novembre stava lavorando quando è rimasta incastrata in un macchinario per l’imballaggio che le ha compresso la testa e schiacciato le vertebre cervicali, probabilmente azionato per errore da un collega.
E mentre Anila moriva in una maniera orribile, la sua famiglia la aspettava a casa.
La mamma aveva preparato la cena e apparecchiato la tavola.
Aspettavano insieme il rientro di Anila.
Ma non è tornata.
Anila è l’ennesima vittima sul lavoro.
A ottobre erano 657, dall’inizio dell’anno, ma la lista sembra destinata ad allungarsi ancora.
Noi possiamo solo ricordarla insieme a tutti coloro che hanno perso la vita sul posto di lavoro.
Ciao Anila…

BIBLIOGRAFIA

Fotografia presa dal web

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