San Nicola di Myra…

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Pare che durante un momento di particolare enfasi, Nicola prese a schiaffi il teologo Ario, fautore dell'Arianesimo....

San Nicola di Myra, conosciuto anche come San Nicola di Bari, è nato a Pàtara una città della Licia in Turchia.
Trasferitosi a Myra, venne ordinato sacerdote e alla morte del Vescovo, il popolo lo acclamò come successore.
Imprigionato ed esiliato nel 305 da Diocleziano, venne poi graziato da Costantino nel 313 e riprese la sua attività pastorale.
Si racconta che durante il Concilio di Nicea fu uno dei maggiori difensori dell’ortodossia e tra i principali accusatori dell’Arianesimo quale dottrina eretica secondo la quale il Figlio di Dio sia subordinato a Dio Padre.
Pare che durante un momento di particolare enfasi, Nicola prese a schiaffi il teologo Ario, fautore dell’Arianesimo.
Dopo la sua morte, avvenuta a Myra il 6 dicembre 343, le sue spoglie rimasero nella cattedrale di Myra fino all’arrivo dei musulmani. Venezia e Bari si contesero le reliquie del santo.
Una sessantina di marinai baresi riuscirono a recuperare le spoglie di Nicola dalla cattedrale di Myra e a portarle nella basilica di Bari.
Da quel momento San Nicola divenne conosciuto come San Nicola di Bari.
Il culto si San Nicola è diffuso sia in Italia che in moltissime parti d’Europa e del Nord Europa come Russia, Paesi Bassi, Svizzera e in molte zone dell’Arco Alpino e dei territori di lingua tedesca.
Proprio in questi territori di origine germanica nei giorni intorno al 6 dicembre si festeggia San Nicola come colui che porta regali e dolciumi ai bambini buoni; ispirandosi alla tradizione di San Nicola che dona i propri beni a coloro che hanno bisogno.
Durante le giornate del 5 e 6 dicembre, le tradizioni popolari festeggiano questo santo con sfilate e feste che vedono le loro radici in antiche leggende.
Una di queste leggende, diffusa soprattutto nelle zone Alpine, del Tirolo e della Baviera, racconta che durante una grave carestia alcuni bambini, per trovare di cui sfamarsi, decisero di fare scorribande per i villaggi rubando cibo e viveri, travestiti con pelli d’animale e maschere per non farsi riconoscere.
Un giorno però, mentre attraversavano i boschi innevati, si accorsero che uno dei ragazzini che si aggiungeva a loro, era particolarmente “dispettoso” quando bisognava rubare dai villaggi e che lasciava sulla neve le impronte degli zoccoli di un caprone.
Allarmati, chiesero aiuto al Vescovo San Nicola che riconobbe quell’infiltrato come il Krampus, un demone della foresta le cui origini nascono nella notte dei tempi.
San Nicola decise di battersi con lui, riuscendo a sconfiggerlo e a incatenarlo.
Il Krampus da allora accompagna San Nicola per i villaggi, rapendo e spaventando i bambini che si sono comportati male e che non meritano i regali del Santo.
Questa leggenda ispira da secoli le tipiche sfilate di San Nicola nei territori Alpini che vedono l’arrivo del Santo, con barba lunga bianca e vestito con gli abiti da vescovo, accompagnato da figuranti che indossano pellicce, maschere demoniache con corna suonando campanacci, il tutto alla luce delle torce che tra le strette vie dei paesi, creano atmosfere suggestive.
Durante queste sfilate è tradizione che gli adolescenti e i ragazzi più giovani della comunità, come rito di passaggio e prova di coraggio, stuzzichino i Krampus per ricevere e provare ad evitare delle scudisciate sulle gambe.
E’ anche tradizione che a margine di queste sfilate, alcuni genitori facciano entrare in casa propria San Nicola accompagnato da un Krampus, per far promettere ai propri bambini di fare i bravi.
Come in ogni tradizione e leggenda natalizia, anche quella di San Nicola (divenuto col tempo Santa Claus) e dei Krampus ha un risvolto educativo: “fai il bravo o arriva il Krampus” che sicuramente, viste le figure, hanno più effetto del carbone.

BIBLIOGRAFIA

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