La Chiesa parrocchiale di Montecrestese. Alla scoperta dei suoi segreti, tra santi, draghi, mascheroni ed eresia…

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La chiesa di Montecrestese è dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta e venne edificata nel XII secolo, molto probabilmente sui resti di una chiesa preesistente. Nel secolo XV venne ampliata con l'aggiunta di due navate laterali...
Il giudizio universale presso il battistero, dipinto da Giacomo De Cardone

La chiesa di Montecrestese è dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta e venne edificata nel XII secolo, molto probabilmente sui resti di una chiesa preesistente. Nel secolo XV venne ampliata con l’aggiunta di due navate laterali, che però non presentavano la precedente decorazione romanica, infatti sono prive degli archetti ciechi tipici dell’arte ossolana e milanese (cfr ad esempio la chiesa di sant’Ambrogio a Milano). 

Nella facciata della chiesa tutti i peducci degli archetti ciechi sono protomi umane; quelle sparse sui muri della chiesa nuova ed altre andate disperse ci assicurano che con ogni probabilità l’intera decorazione era prevalentemente costituita da queste decorazioni, come molti esempi ossolani, quali ad esempio san Bartolomeo di Villadossola.

I peducci d’arco, segno di una cristianizzazione di culti preesistenti

Negli Atti di Visita pastorale del 1596 si constatano alcune modifiche imposte precedentemente, come lo spostamento del fonte battesimale sotto il primo arco davanti alla cappella di Santa Marta (oggi scomparsa, è rimasta solo la sua rappresentazione iconografica sulla finestra), la scomparsa degli altari dedicati a S. Maria e S. Caterina nella navata sinistra e di S. Andrea e S. Antonio abate nella navata destra. Attualmente le cappelle sono dedicate al santissimo Sacramento ed al Rosario, a San Giovanni Battista, alla Madonna del Rosario (alla destra del nuovo presbiterio), ed a San Carlo.

San Sebastiano, all’ingresso della cappella di San Carlo, raffigurato nell’antica iconografia con i baffi.

La chiesa presenta una serie molto ricca di affreschi, alcuni particolarmente interessanti. Iniziamo dalla cappella di san Carlo, con la presenza di un bel coro ligneo, con mascheroni antropomorfi che leccano frutta “eccitata”. Poco fuori troviamo un dipinto di san Giovanni Battista, raffigurato come una sorta di uomo selvatico, ed una vecchia iconografia di san Sebastiano, che lo vede non giovinetto sbarbato, ma con i baffi. Gli affreschi più interessanti li troviamo però nel battistero, di fronte alla cappella di santa Marta. Proprio questo battistero è molto interessante dal punto di vista antropologico perché rappresenta la Crocifissione ed il Giudizio universale. Venne affrescato nel 1583 dal pittore – eretico – Giacomo De Cardone, di cui è conservato un autoritratto.

Autoritratto di Giacomo De Cardone

Le volte della chiesa furono affrescate inizialmente dal Fiorentino Luigi Reali con l’aiuto di Francesco Negri di Mozio nel 1655 e successivamente da C. Mellerio (fine sec. XVII) e da G. M. Borgnis nel 1738.

Santa Marta, affrescata nel battistero, con i suoi attributi: la tarasca e l’acqua con l’aspersorio. Il rimando all’acqua è doppio: ci troviamo infatti in un battistero costruito su un masso, probabilmente un masso coppellato.

Monte “crestuto” o Monte di Cristo?

Arriviamo agli aspetti più interessanti du questa chiesa, che si collegano al concetto di Monte Crestese, ovverosia Mons Cristi, Monte di Cristo. In realtà iI significato della parola Montecrestese è, secondo le teorie più accreditate, “Montagna costituita da croppi emergenti come creste”, ma Montagna di Cristo diventa molto interessante come interpretazione.

Perché? Perché ci troviamo di fronte ad una cristianizzazione molto efficace di culti pagani preesistenti.

I complessi megalitici di Croppola e Castelluccio, sono luoghi di culti solari molto interessanti e molto antichi.

Il tempietto lepontico di Roldo, simbolo della Pro loco, è un altro esempio di culto smaccatamente precristiano e diffuso.

Poi guardate nell’angolo del battistero: emerge una pietra perché a chiesa è stata costruita su un masso, in cui probabilmente erano presenti culti acquatici, con massi coppellati. Non è infatti un caso che la cristianizzazione costruisca le sue chiese su luoghi di culto preesistenti, ad esempio il battistero nel Sacro Monte Calvario di Domodossola.

Una croce incisa con tanto di radici, posta all’ingresso della chiesa.

A testimonianza di questo troviamo anche la presenza di protomi un po’ dovunque nel perimetro esterno della chiesa. Protomi, tra cui anche una tricefala, ma anche simboli sacri solari, come soli delle alpi, copule sacre o spirali.

Si tratta di una cristianizzazione che trasmette un messaggio molto semplice al fedele del tempo: questo è il tuo luogo di culto, ci sono le tue stesse divinità, cambia il nome, ma la sostanza no!

I mascheroni nel coro della cappella di san Carlo Borromeo, uomini selvatici che leccano frutta “eccitata”.

A testimonianza della presenza di questi culti precristiani ci sono i mascheroni eccitati del coro ligneo, che, guarda caso, sono conservati nella cappella di san Carlo Borromeo,  colui che si è battuto contro le eresie, e la cui presenza, spesso, testimonia la sussunzione di culti precristiani. Basta guardare il campanile per rendersi conto di come questa teoria possa avere fondamenti molto interessanti: il campanile, il più alto dell’Ossola, troneggia sul croppo di roccia (ci sono coppelle o affilatoi, magari proprio sotto al campanile?), visibile da lontano, con il messaggio intrigante di rappresentare una gigantesca cristianizzazione non solo del masso, ma di tutta la montagna.

Il campanile di Montecrestese, che sorge su un croppo roccioso (masso coppellato?) rappresenta la cristianizzazione di tutta la montagna, ricca di culti pagani (dal tempietto lepontico di Roldo sino alle aree megalitiche di Croppola e Castelluccio).

BIBLIOGRAFIA

  • Bertamini, don Tullio  – 1990 – Storia di Montecrestese, edizioni Oscellana, Domodossola
  • Bravo, Gian Luigi – 2001 – Italiani. Indagine etnografica, Meltemi, Roma
  • Ciurleo, Luca – 2005 – L’immaginario folklorico ossolano dal valico al traforo del Sempione, tesi di laurea in Beni Culturali, facoltà di Lettere e filosofia, Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, Vercelli
  • Grimaldi, Piercarlo – 1996 – Tempi grassi, tempi magri. Percorsi etnografici, Omega edizioni, Torino

 

Sitografia:

www.comune.montecrestese.vb.it

www.lucaciurleo.it

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