Quel giorno sul Nanga Parbat

Tempo di lettura: 5 minuti

Reinhold aveva camminato davanti al fratello di circa 150 m. Quando si era voltato per aspettarlo si era accorto che Gunther era svanito nel nulla....

Reinhold Messner lo conosciamo tutti. È un alpinista dalla fama internazionale, uno fra i più conosciuti al mondo.
Lo dobbiamo ricordare perché fu il primo a scalare i 14 giganti oltre gli 8000 metri senza usare le bombole di ossigeno.
Ma una macchia ha accompagnato tutta la sua carriera: cosa era accaduto il giorno in cui Gunther Messner era sparito sul Nanga Parbat?
Per anni l’alpinista ha dovuto sopportare le accuse infamanti che gli venivano rivolte in seguito alla scomparsa del fratello.
Ma veniamo a cosa accadde quel 29 giugno del 1970.
A quel tempo Reinhold Messner ricopriva già un ruolo molto importante nel mondo alpinistico. Venne invitato a prendere parte ad una spedizione austriaca per scalare il Nanga Parbat, un imponente montagna di 8125 metri in Pakistan.


Per il giovane Messner era un’opportunità davvero importante. Questa montagna per lui rappresentava molto di più che la scalata del suo primo 8000: aveva l’occasione di seguire le orme di uno dei suoi idoli, l’alpinista austriaco Hermann Buhl, che nel 1953 aveva partecipato alla spedizione austro-germanica al Nanga Parbat, effettuandone la prima ascesa assoluta, senza ossigeno e da solo a partire dall’ultimo campo (unico caso fra le prime assolute di un ottomila).
Alla fine del 1969, nella spedizione c’era stata una defezione che aveva dato la possibilità al fratello minore di Reinhold,  Gunther, di entrare a far parte del gruppo.
Il 27 giugno 1970 Reinhold Messner Era diretto verso la vetta del Nanga Parbat in solitaria. Si era accordato con gli altri membri della spedizione per salire da solo; loro lo avrebbero raggiunto con la cordata di supporto il giorno seguente. Durante L’ascesa si era accorto però che il fratello Gunther aveva deciso di seguirlo.  Il motivo vero e proprio di questa decisione non si era mai saputo, sembra comunque che nessuno aveva tentato di dissuaderlo.
I due fratelli erano arrivati insieme in vetta. Gunther aveva iniziato a soffrire di attacchi di mal di montagna. Per questo motivo avevano tentato un bivacco, ma considerato  il peggioramento delle condizioni di Gunther,  Reinhold aveva deciso di non aspettare la cordata di appoggio e di scendere di quota.
Durante l’ascesa avevano percorso il versante Rupal, che presentava alcune difficoltà tecniche tali da far prendere la decisione a Reinhold di non rientrare per la stessa via, dato che ormai il fratello era in preda alle allucinazioni per mancanza di ossigeno. Aveva deciso quindi di percorrere il versante opposto, il Diamir, fino a quel giorno inesplorato.
Avevano iniziato una difficile discesa fra neve e ghiaccio, fra crepacci e seracchi sconosciuti. Avevano bivaccato una seconda volta e appena avevano recuperato le forze, erano ripartiti.
Dopo un numero imprecisato di ore di
cammino, erano riusciti ad arrivare ai pendii finali, stremati e senza più viveri.
Reinhold aveva camminato davanti al fratello di circa 150 m.
Quando si era voltato per aspettarlo si era accorto che Gunther era svanito nel nulla.
Messner aveva cercato il fratello per tutta la notte e per tutto il giorno successivo, ma non aveva trovato nessuna traccia se non quella di una slavina che secondo lui era la causa della scomparsa di Gunther.
In condizioni disperate era  riuscito a riprendere la via della discesa. Era stato portato in salvo da alcuni pastori, semiassiderato e in stato confusionale.
Avevano incrociato il resto della spedizione che ormai li dava entrambi per morti e che non si era, probabilmente,  più di tanto prodigata per ritrovarli.
In seguito agli eventi di quei giorni Reinhold Messner aveva perso in modo parziale o totale sette dita dei piedi. Era stato costretto a ritirarsi dall’arrampicata tecnica e si era  dedicato prevalentemente alle grandi imprese himalayane.
Una volta rientrato in patria, avevano
cominciato  a circolare su di lui voci che sostenevano che avesse abbandonato il fratello in vetta perché desideroso di essere il primo a salire un ottomila senza ossigeno e a compiere la traversata da solo scendendo nel versante opposto a quello da cui era salito.
Lo avevano accusato  anche di essere stato precipitoso, di non aver atteso i soccorsi in vetta, scegliendo una via di discesa completamente sconosciuta che gli era costata tre giorni e tre notti di cammino.
Messner si  era difeso sempre rispondendo a tutte le accuse e raccontando ciò che era accaduto. Aveva spiegato anche le motivazioni delle sue scelte, per taluni molto avventate, e non aveva smesso mai di sostenere che il fratello Gunther era morto a causa di una slavina che lo aveva travolto alla base del versante Diamir.
A peggiorare la situazione aveva contribuito la pubblicazione da parte di due membri della spedizione di un libro in cui  venivano sostenuta la tesi secondo la quale Reinhold Messner aveva abbandonato il fratello addirittura prima di essere giunto in vetta al Nanga Parbat.
Erano passati 30 anni quando finalmente nel 2000 i ghiacci del versante Diamir avevano  restituito un osso. Gli esami del DNA che erano stati fatti avevano confermato che si trattava di Gunther .
Anche questo ritrovamento non era stato sufficiente per far cessare le voci da parte dei detrattori di Messner, che continuavano a sostenere che avesse abbandonato il fratello poco dopo l’inizio della discesa.


Finalmente nel 2006  era stato ritrovato il corpo di Gunther. Reinhold Messner si era recato di persona a controllare a quota 4600 il punto in cui giaceva il fratello. Era esattamente dove lui aveva sempre detto che fosse sparito…
Finalmente la verità era venuta a galla, forse aveva anche fatto le scelte sbagliate in quei momenti di difficoltà, ma sicuramente non aveva abbandonato il fratello come i suoi detrattori avevano sempre sostenuto.
In base a quanto stabilito dalla religione tibetana, il corpo di Gunther Messner era stato cremato sul posto.
Reinhold era comunque riuscito a trafugarne alcuni resti,  per farli sottoporre ad un ulteriore esame  del DNA .
L’esito, inequivocabile, aveva confermato che il corpo ritrovato era quello di suo fratello.
Ci sono voluti 36 anni per cancellare i dubbi su quella vicenda, per mettere a tacere tutte le voci che erano circolate.
Il mistero sulla morte di Gunther era finalmente svelato….


BIBLIOGRAFIA

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