Ines Bedeschi, staffetta torturata per un mese e uccisa dai nazifascisti

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Venne giustiziata il 28 marzo 1945, a pochi giorni dalla Liberazione. Il suo corpo fu abbandonato lungo le rive del fiume Poe non venne mai ritrovato. Con lei vennero fucilati lo stesso giorno anche i partigiani Gavino Cherchi e Alceste Benoldi....
Ines Bedeschi

Ines Bedeschi nacque a Conselice, in provincia di Ravenna, il 31 agosto 1914.
La sua era una famiglia di agricoltori.
Fin dal giorno dell’Armistizio, Ines prese pare attivamente alla Guerra di Liberazione, nella Resistenza Emiliana.
Trasformò la sua casa in un punto di riferimento per molti Partigiani e Comandi, non tirandosi mai indietro in nessuna azione, anche le più rischiose.
Ogni giorno pedalava da Conselice a Ravenna, Rimini, Forlì e Bologna, portando con sé alle varie tipografie clandestine il materiale da stampare e le notizie.
Nell’aprile del 1944, dopo che a Bologna si costituì il comando unificato militare Emilia Romagna, CUMER, divenne una delle più valorose staffette. A lei vennero affidati numerosi incarichi di fiducia, che svolse sempre senza dedure mai i suoi compagni.
Fra i suoi compii vi era anche quello di fare da collegamento tra il Comitato di Liberazione, i partiti clandestini e i comandi partigiani regionali.
Il 23 febbraio 1945 venne catturata dai nazisti e dai fascisti, durante una missione, in quella che fu chiamata la giornata dell’Apocalisse.
Fu torturata barbaramente per più di un mese, per ottenere i nomi di altri Partigiani impegnati come lei nella lotta.
Non parlò. Mai.
Venne giustiziata il 28 marzo 1945, a pochi giorni dalla Liberazione.
Il suo corpo fu abbandonato lungo le rive del fiume Poe non venne mai ritrovato.
Con lei vennero fucilati lo stesso giorno anche i partigiani Gavino Cherchi e Alceste Benoldi.
Nel settembre del 1968, alla memoria di Ines Bedeschi, nome di battaglia Bruna, è stata concessa la massima onorificenza militare italiana, medaglia d’oro al valor militare, con questa motivazione: “Spinta da ardente amor di Patria, entrava all’armistizio nelle formazioni partigiane operanti nella sua zona, subito distinguendosi per elevato spirito e intelligente iniziativa. Assunti i compiti di staffetta, portava a termine le delicate missioni affidatele incurante dei rischi e pericoli cui andava incontro e dell’assidua sorveglianza del nemico. Scoperta, arrestata e barbaramente torturata, preferiva il supremo sacrificio anziché tradire i suoi compagni di lotta”.
A Conselice, in Corso Garibaldi, c’è una lapide a lei dedicata il cui testo è stato redatto dalla partigiana e scrittrice Renata Viganò:
«Ines Bedeschi era nel fiore della vita
e tutta intera voleva viverla
invece la dette da partigiana
ad ogni cosa più cara rinunciò che non fosse la lotta
dalle sue valli e monti di Romagna
andò dove era maggiore il bisogno
la presero i nazisti feroci e spaventati
la tortura non strappò dalla sua bocca rotta
neppure un nome di compagno
infuriati i tedeschi la portarono sulla riva del Po
ma anche in un giorno di primavera che era fatica morire
Ines Bedeschi non sentì la voglia
di salvarsi col tradimento»

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