Fratello Sole, sorella Luna in Ariete. Il calendario (rituale) di Frate Indovino tra sussunzioni e consigli agresti. Ovvero perché un frate astrologo è più longevo delle veline da parete

Tempo di lettura: 7 minuti

Il Calendario di Frate Indovino in occasione dei suoi 75 anni di pubblicazione.

Quest’anno ricorre un importante anniversario: sono infatti 75 anni che il calendario di Frate indovino viene pubblicato. Si tratta di un almanacco ormai “tradizionale” a tutti gli effetti, ancora oggi, in un periodo cioè in cui i calendari da parete (dopo l’ascesa di quelli sexy e patinati degli anni ’90 e dei primi anni 2000) stanno ormai scomparendo. Il motivo di questa crisi (soprattutto dei calendari “scollacciati”)? Probabilmente da imputare alla tecnologia: uno smartphone, dispositivo portatile che ormai fa parte della nostra persone e della nostra quotidianità più che il portafoglio (che in alcuni casi potenzialmente sostituisce, grazie al denaro elettronico), si ha in tasca un calendario perpetuo (e, se si cercano donne ammiccanti con un clic se ne trovano parecchie decine di migliaia). A questo si aggiunga il merchandising prepotente dovuto ai minori costi di stampa dovuti sempre al digitale: molti esercizi a inizio anno regalano il loro calendario, brandizzato ad hoc, ai clienti più fedeli.

 Ma, nonostante questa crisi. Frate Indovino, e sebbene il “vero” religioso, padre Mariangelo da Cerqueto, sia scomparso nel 2002, continua le sue pubblicazioni. Anzi frate Mariangelo ha creato un vero e proprio “brand”, con la sua immagine stereotipata (con un frate dagli occhialini che ammicca all’iconografia di Babbo Natale) fa capolino da pubblicazioni di vario genere, che spaziano dalla cucina al giardinaggio, dall’agiografia mariana ai proverbi, dall’erboristeria al giardinaggio (cfr la pagina di Wikipedia dedicata a Frate Indovino).

La prima copertina di Frate Indovino – www.frateindovino.eu

Interessante e ricca di spunti è l’analisi delle prime copertine: dal 1946 e fino al 1957 la tematica è stata “lunario del cappuccino”, mentre dagli anni del boom ha preso un andazzo più sul contemporaneo, ammiccando al cinema (1957: Marcellino Pane e vino, 1959 Frate Indovino e Don Camillo in penitenza) ed alla letteratura (1963: Pinocchio per i ragazzi dagli 8 agli 80 anni, 1965: Mondo d’oggi all’inferno di Dante, 1969: mondo comico). Per poi passare a numeri dedicati alla famiglia “tradizionale”, con annate dedicate alle mamme (1961), ai papà (1962), alle nonne (1967), ai figli (1970) ed alla famiglia in generale (1972 e poi di nuovo nel 1999), suocera e nuova (1975), senza dimenticare il calendario 2018 dedicato ai nonni, vere e proprie “stampelle” per la società contemporanea (2018: A voi nonni, grazie di cuore).

In poche parole ha seguito i cambiamenti della società italiana, diventandone un’interessante cartina di tornasole. Negli anni ’60 immaginava il futuro (1960: il mondo fra 100 anni), negli anni ’70 ed ’80 ha seguito il cinema o gli anniversari importanti (quali il 500° anniversario della Scoperta dell’America), mentre dagli anni 2000 ha iniziato, in risposta al nostro “bisogno di tradizione” come viatico per resistere alla cosiddetta crisi dell’uomo postmoderno, a riproporre e cavalcare il discorso relativo alla riscoperta del passato. Tra proverbi (2006), storie e leggende da mille paesi (2014), mestieri di un tempo che rivivranno ancora (2017) o conquiste di ieri e di oggi (2019) la voglia di riscoperta di quel passato spesso mitizzato è diventata ancora più evidente in un almanacco quale Frate Indovino, che ha da sempre fatto della “tradizione” in senso lato il suo punto di forza.  

Fin dal 1946 i calendari riportano indicazioni agricole, con in primis il calendario lunare (spesso dimenticato nei calendari mainstream regalati dai negozi ad inizio anno), ed anche alcune previsioni meteo. La metodologia utilizzata da padre Mariangelo è molto interessante: avendo accesso agli archivi di Assisi, dove sono conservate le cronache di tutti i conventi dipendenti, ha potuto analizzare le cronache, dal XVI secolo ad oggi, in cui venivano riportati i lavori agricoli fatti, in considerazione delle condizioni meteo più o meno favorevoli. Partendo da questo ha creato una base statistica sulla ciclicità del tempo atmosferico, utilizzate anche come modelli previsionali attuali. 

La copertina dell’edizione 1992 – Fonte frateindovino.eu

Il termine stesso, Frate Indovino, ormai marchio registrato con carattere tipografico standardizzato dal 1992 (ripreso anche nelle edizioni del 1986 e poi del 1988-1990) ed una figura del frate ormai “canonica” dal 2004, diventa così Il frate che indovina il tempo. La spiegazione semantica data dai siti ufficiali del brand rimanda al terminare “indovinare”, che in umbro significa “azzeccare”, riferito al tempo. Ma probabilmente c’è stato anche un sapiente gioco ed un rimando all’indovinare ed alla figura dell’indovino, inteso in questo caso come “colui che predice”. Ecco quindi affiancarsi gli oroscopi, sempre molto ironici e senza prendersi sul serio. 

Un ottimo esempio di come funzioni il processo di sussunzione culturale, ovvero di “assorbimento” che è stato tipico della cristianizzazione europea: gli antichi culti di fertilità, nonostante l’ortodossia cristiana, quindi il “corretto modo di pensare”, sono rimasti sotto forma di “ortoprassia”, ovvero di “rituali”. Le rogazioni primaverili con il drago per san Giorgio, i riti di magia simpatica dei falò di inizio anno o del rito ambrosiano, le formelle precristiane (ed alcune volte oscene) che adornano all’esterno ed all’interno molte chiese romaniche (alcune volte messe appositamente sottosopra per depotenziarle), le processioni con le cavagnette dove le ragazze si mettono sul mercato matrimoniale e compiono riti di prosperità…  Tutto questo altro non è che una rimanenza degli antichi riti pagani, sopravvissuti, con qualche cambiamento ma senza soluzione di continuità, per oltre un millennio. 

Ed anche l’oroscopo, apparentemente inconciliabile con la fede cristina, riesce ad entrare nell’almanacco di Frate Indovino.

La copertina del 1870 – www.frateindovino.eu

Ad esempio la copertina del calendario 1970 o del 1985 rappresenta il frate intendo a guardare le stelle. E nel cielo emergono le costellazioni dello zodiaco, con tanto di simbolo astrologico. Un evidente segno di sussunzione, anche in questo caso. Perché? Perché è un rimando alla ciclicità del tempo: dopo essere entrati nella costellazione dei pesci si ritornerà nella costellazione dell’ariete, in un eterno ritorno, una ciclicità rassicurante.

Perché l’italiano, quando è nato il calendario di Frate indovino, aveva bisogno di rassicurazioni, di fronte ad uno stravolgimento epocale per la nostra società, con le migrazioni di massa e l’abbandono della campagna e del “sistema rurale”, basato sul senso di paese, di famiglia e di ritualità (per dirla in termini antropologici basato su co-residenza, co-discendenza e co-trascendenza). 

Ecco quindi il rimando al tempo tradizionale, ai proverbi, ai modi di dire, alla sapienzialità aneddottica (si piantano le cipolle con la luna calate, gli asparagi con la crescente) che rischiava di scomparire negli anni ’50 e ’60 (gli anni della lingua Italiana, unico medium comunicativo che si addiceva alla nascente borghesia, mentre il dialetto veniva relegato a lingua morente con cui si esprimevano i perdenti della corsa economica, i vecchi o quelli che vivevano ancora nelle campagne). 

Un rimando alla ciclicità del tempo, ovvero una concezione fortemente tradizionale, ma anche un rimando alla scienza. Astri, pianeti e costellazioni si trovano infatti in una rubrica dal titolo “Specola”, un mix tra astronomia ed astrologia, dove si parla di macchie solari, tempeste magnetiche ma anche di giornate sfavorevoli e di influenze fisiopatologiche legate alla posizione dei pianeti.

Come spiegato nel sito Padre Mariangelo non credeva negli oroscopi, fatti commercialmente. Ma credeva nella “tipologia dei segni zodiacali e nella influenza degli astri”, come affermato da lui stesso. 

La copertina del 1983, dedicata al Libro Cuore. www.frateindovino.eu

Ma è proprio questo ammiccare alla tradizione, tra l’altro rappresentata da un frate rubicondo dalla lunga barba e dalla chierica, con gli occhialini che rimandano allo studioso che ha perso la vista dopo anni di ricerche sui libri, con il telescopio puntato verso le stelle per carpirne “presagi” utili all’annata agraria, un frate che probabilmente non disdegna la buona cucina (e nel calendario 2002, Zuccherini italiani appare con Suor Germana, altro simbolo della gastronomia casalinga e televisiva ante Master Chef), che gli ha permesso di surclassare le donne nude dei calendari anni ’90 e 2000 e di sopravvivere, uguale a se stesso ma costantemente rinnovato, con un occhio al passato ed uno al futuro, per ben 75 anni. 

BIBLIOGRAFIA

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