Noche de los Lápices (la notte delle matite)

Tempo di lettura: 4 minuti

Quella che nel ricordo popolare viene definita come Notte delle matite spezzate ebbe luogo a La Plata nella notte del 16 settembre 1976, quando vennero sequestrati sei studenti. Questa è la loro storia.

La Notte delle matite (Noche de los Lápices), è il nome in codice dell’operazione organizzata dalla polizia argentina, con lo scopo di sequestrare, sempre durante la notte, reprimere, torturare ed uccidere gli studenti delle scuole superiori che si fossero resi colpevoli di “attività atee ed anti nazionaliste”. L’operazione si inseriva in quello che fu definito all’epoca come Processo di riorganizzazione nazionale, nel periodo intercorrente tra il 24 marzo 1976 (data del colpo di Stato che aveva portato al potere la giunta militare guidata da Jorge Rafael Videla) e il 1983.
Quella che nel ricordo popolare viene definita come Notte delle matite spezzate ebbe luogo a La Plata nella notte del 16 settembre 1976, quando vennero sequestrati sei studenti, militanti o simpatizzanti della cosiddetta Unión Estudiantil Secundaria (UES), responsabili secondo le autorità della partecipazione alle manifestazioni dapprima per l’istituzione e successivamente contro l’abolizione del Boleto Escolar Secundario (BES), un tesserino che consentiva agli studenti liceali sconti sul prezzo dei libri di testo ed una riduzione del biglietto per l’utilizzo dell’autobus; altri studenti, tra i quali Pablo Diaz, furono arrestati nei giorni successivi.

Secondo il rapporto redatto dopo la fine della dittatura militare dalla CONADEP (Commissione Nazionale sui Desaparecidos), la polizia di Buenos Aires aveva organizzato un’azione di repressione nei confronti degli studenti che avevano preso parte alla campagna di protesta per il boleto estudiantil, considerata dalle forze armate come “attività sovversiva”. Per questo motivo, dopo il loro arresto, “gli adolescenti sequestrati avrebbero dovuto essere eliminati dopo aver fatto loro soffrire pene indicibili in diversi centri di detenzione clandestini, come quelli di Arana, Pozo de Banfield, Pozo de Quilmes, la centrale di polizia della Provincia di Buenos Aires, il 5°, 8° e 9° commissariato di La Plata ed il 3° di Valentín Alsina, Lanús e il Poligono di tiro della sede centrale della provincia di Buenos Aires“.

Tutti i sei giovani arrestati nella notte del 16 settembre scomparvero; la testimonianza di uno degli studenti sopravvissuti – Pablo Díaz, al momento dell’arresto appartenente all’organizzazione giovanile rivoluzionaria Gioventù guevarista e che subì, oltre ai maltrattamenti ed alle torture avvenute nei centri di detenzione, una reclusione di quattro anni senza processo – è stata fondamentale ai fini della ricostruzione e della denuncia dei fatti avvenuti.
Pablo fu liberato in un pomeriggio piovoso del 19 novembre 1980, dopo che lo ebbero sottoposto ad estenuanti interrogatori durante i quali i vari comandanti militari vollero assicurarsi del suo avvenuto “recupero”, che consisteva nella cancellazione nella sua memoria del sequestro e delle torture subite. A rischio ci sarebbero state la sua vita e quella della sua famiglia. Così paura e libertà cominciarono a coesistere in maniera contraddittoria, ma il suo senso di colpa per essere sopravvissuto lo avrebbe aiutato a ricordare.

Pablo non fu subito sicuro di raccontare la verità sui fatti, non si sentiva ancora pronto; soltanto la sua famiglia sapeva del sequestro, ma il segreto si vendicava perseguitandolo, nonostante si mantenesse attivo nelle manifestazioni delle Madri di Plaza de Mayo o nei cortei in difesa dei Diritti umani. Così una sera del 1982 raccontò tutta la vicenda al suo professore di religione Padre Carlos Bruno, del quale si fidava molto. “In quell’alba cominciai a pensare, per la prima volta, dove avrei potuto presentare la mia denuncia. Quest’idea mi restituiva alla vita”. Così presentò la sua denuncia al Commissione Nazionale sulla sparizione delle persone (CONADEP), presso il Palazzo di Giustizia.
Il 9 maggio 1985, Pablo si presentò all’udienza, dopo uno straziante racconto durato due ore e quarantacinque minuti, lasciò l’aula col cuore un po’ più leggero: aveva trascorso dieci anni della sua vita in una solitudine pubblica, col peso dell’assenza di coloro che nominava come una moltitudine sulle sue spalle. Il 9 dicembre 1985, la Corte federale d’appello emanò la sentenza contro le tre prime giunte militari del cosiddetto Processo di riorganizzazione nazionale, giudizio promosso dal decreto n.158/83 del presidente Raúl Alfonsín. Come parte integrante di questa sentenza, il tribunale ha giudicato in particolare i sequestri, le torture e i presunti omicidi dei sette adolescenti della “Notte delle matite”: Claudio de AchaMaria Claudia Falcone, Horacio Ungaro, Daniel RaceroMaria Clara CiocchiniFrancisco Muntaner e Pablo Alejandro Díaz.

BIBLIOGRAFIA

  • Maria Seoane – Hector Ruíz Nuñez, La notte dei lapis, Roma, Editori Riuniti, 1987. Nuova edizione: Portatori d’acqua, Pesaro 2015.
  • Rapporto della Commissione Nazionale sulla scomparsa di persone in Argentina, Nunca más, Bologna, EMI, 1986.
  • Orlando Baroncelli, Su la testa, Argentina: desaparecidos e recupero della memoria storica, Firenze, Libriliberi, 2008.

CONDIVIDI

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su whatsapp
Condividi su email

COMMENTI

ARTICOLI CORRELATI

Le nostres storie direttamente nella tua mailbox