La moglie di Mussolini ovvero morire nei manicomi in epoca fascista

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Nel 2009 uscì per le sale cinematografiche il film Vincere,  diretto da Marco Bellocchio. Un film storico il cui obiettivo era quello di raccontare una figura femminile controversa che, come spesso accade alle donne che hanno attraversato la storia, è stata del tutto dimenticata. Questa è la storia di Ida Irene Dalser, la "moglie" di Mussolini

Ida Irene Dalser nacque, il 20 agosto del 1880, vicino a Trento, facente allora parte dell’Impero austroungarico. Era figlia di Albino Dalser di Sopramonte. La giovane Dalser si diplomò a Parigi in medicina estetica per poi trasferirsi a Milano nel 1913 e aprire un salone di bellezza sul modello francese. Intraprese quindi una relazione sentimentale con Giuseppe Brambilla, che era amministratore delegato della Carlo Erba, il quale le promise il matrimonio, ma quando la relazione naufragò lei lo denunciò, il 2 maggio del 1914, chiedendo un risarcimento di centomila lire. La sua istanza fu respinta. Al contempo intraprese una relazione con Mussolini, che aveva già conosciuto nel 1909 a Trento quando era giornalista del locale periodico socialista diretto da Cesare Battisti.

Mussolini aveva conosciuto Rachele Guidi, da cui pure aveva avuto una figlia, che sposerà con rito solo civile a Treviglio il 17 dicembre 1915, prima di partire per la guerra. Nel 1915, Ida Dalser comunica a Mussolini di aspettare un figlio. Benito Albino nacque l’11 novembre 1915 e fu riconosciuto dal padre l’11 gennaio 1916, assumendone quindi il cognome. Ormai unito a Rachele Guidi, Mussolini venne obbligato alla tutela del figlio e a versare un assegno mensile di 200 lire. Secondo le accuse della Dalser, ella avrebbe inoltre finanziato l’attività politica e il quotidiano Il Popolo d’Italia di Mussolini, mettendo in vendita i muri del suo salone di bellezza. Nel 1918 Dalser scrisse al direttore del Corriere della sera che Mussolini voleva disfarsi di lei al fine di non rendere palesi «le sue comunicazioni e l’oro illecito avuto dai traditori per fondare quel losco e nefasto giornale». Nel 1917, mentre Mussolini si trovava ricoverato in ospedale a Milano, fu raggiunto nuovamente dalla Dalser che aggredì Rachele.

Le due donne finirono per azzuffarsi davanti a Mussolini che giaceva nel letto. A seguito delle nuove intemperanze, la Dalser fu costretta ad abbandonare Milano; il decreto prefettizio sostenne che Dalser provocava: «grave pericolo di turbamento dell’ordine pubblico, pel contegno provocante verso la famiglia del professor Mussolini, per i propositi di vendetta da lei manifestati, per le relazioni da lei coltivate, per i raggiri ai quali ricorreva per vivere.» La Dalser fece ritorno a Milano dopo la fine della guerra dove si rese protagonista di tentativi di irruzione nella sede del Popolo d’Italia in cui lavorava Mussolini, come ricordato all’epoca da Nicola Bonservizi e Cesare Rossi. Nel dicembre del 1919 si trasferì a Sopramonte insieme con le sorelle e cominciò a dedicarsi esclusivamente al piccolo Benito Albino. Nel 1921 la sorella Adele si sposò con Riccardo Paicher il quale, trasferitosi a Trento, assunse anche la tutela legale del figlio di Ida, che assunse il cognome di Paicher.
Dopo la Marcia su Roma, Mussolini fece scattare nei confronti di Ida misure restrittive per impedirle di abbandonare Trento. Il 19 gennaio 1925 Mussolini depositò presso la Cassa di Risparmio di Trento la somma di centomila lire a nome di Benito Albino, il quale avrebbe potuto entrarne in possesso solo al compimento della maggior età. Dopo una nuova intemperanza a Trento, rivolta contro il ministro della pubblica Istruzione Pietro Fedele, fu immobilizzata e portata in questura dalla polizia. I medici a questo punto ne ordinarono l’internamento nel manicomio di Pergine Valsugana e in seguito in quello di San Clemente a Venezia. Il 25 giugno 1925 il piccolo Benito Albino fu destinato a un nuovo tutore nella figura del sindaco di Sopramonte Giulio Bernardi. Quando il nuovo tutore si recò a prelevare il bambino accompagnato dalle forze dell’ordine, i Paicher si opposero e il bambino diede in escandescenze, tanto che si ricorse a un fazzoletto imbevuto di etere per stordirlo. Nel 1934 ritornò a Pergine Valsugana e vi rimase fino al luglio del 1935, quando fuggì riuscendo a raggiungere Sopramonte. Ritrovata, fu trasferita definitivamente al manicomio psichiatrico di Venezia, dove morì un paio di anni dopo per emorragia cerebrale: tutti gli studiosi hanno definito la sua scomparsa un delitto di regime.

BIBLIOGRAFIA

  • Alfredo Pieroni, Il figlio segreto del Duce: la storia di Benito Albino Mussolini e di sua madre Ida Dalser, Milano, Garzanti, 2006
  • Maria Antonietta Serena, L’”altra moglie” del duce, Historia, giugno 1969, numero 127, pp. 60–61. Edizioni Cino del Duca
  • Marco Zeni, La moglie di Mussolini, Trento, Effe e Erre, 2005

 

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