Quel giorno di primavera a Dachau

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Il campo di concentramento di Dachau fu il primo campo di concentramento nazista, aperto il 22 marzo 1933 su iniziativa di Heinrich Himmler. Iniziò così per Dachau un periodo drammatico che vide legato indissolubilmente il nome della città al campo di concentramento. Dachau servì da modello a tutti i campi di concentramento, di lavoro forzato e di sterminio nazisti eretti successivamente e fu la scuola d’omicidio delle SS che esportarono negli altri lager Lo spirito di Dachau, il terrore senza pietà. Nel campo transitarono circa 200.000 persone e, secondo i dati del Museo di Dachau, 41.500 vi persero la vita. I deportati in arrivo dovevano percorrere una larga strada curata, la Lagerstrasse, al termine della quale era situato il cosiddetto Jourhaus, la “porta dell’inferno”, il simmetrico edificio del comando di campo con una posticcia torretta di guardia sul tetto.

Lo Jourhaus è attraversato nel mezzo da un grande arco d’ingresso al campo, completamente chiuso, a sua volta, da un esteso cancello in ferro battuto a due ante; al centro di esso un altro cancello più piccolo che reca la scritta: Arbeit macht frei. Con gli anni questo cinico slogan di Dachau, che significa “Il lavoro rende liberi”, venne poi utilizzato in numerosi altri nuovi campi che via via si andavano costruendo, diventando il simbolo stesso della menzogna nazista sui lager. Il lavoro in quei luoghi infatti non liberò mai nessuno ma fu anzi usato come strumento di morte primario per il genocidio scientifico degli “indesiderabili”, ritenuto vantaggioso per l’economia del Reich. Il campo di Dachau, insieme a quello di Auschwitz, è divenuto nell’immaginario collettivo il simbolo dei lager nazisti. Questi fatti sono, o dovrebbero essere, noti al grande pubblico. Quello che forse pochi conoscono è il cosiddetto Massacro di Dachau.

Nel corso della giornata della liberazione, il 29 aprile, per cause che furono in seguito oggetto di indagine militare, decine (se non centinaia) di guardie delle Waffen-SS, che si erano già arrese, vennero uccise in vari momenti dai soldati statunitensi e dai prigionieri appena liberati. Questo tragico episodio, alla conclusione dei 12 anni di vita del campo, è noto come massacro di Dachau. Pare accertato che, dopo la resa del campo, diversi soldati statunitensi, inorriditi per le condizioni dei prigionieri, avessero iniziato ad uccidere sommariamente una ad una, tutte le guardie del campo. Alcune fonti parlano di sole 35 guardie naziste fucilate e di altre 515 arrestate o fuggite.  Gli statunitensi inoltre, non si opposero al giustizialismo dei detenuti verso i loro ex-aguzzini; lo ritennero un loro diritto. Vi furono cacce al nazista e diverse esecuzioni e linciaggi. Vennero saccheggiate le ville degli ufficiali nazisti fuori dal campo e poi gli statunitensi, per impedire disordini gravi, imposero ai prigionieri il ritorno nel lager, debitamente sfamati ed assistiti. Poi fecero sfilare nel campo, obbligatoriamente, la popolazione di Dachau affinché vedesse con i propri occhi gli orrori del campo. Il generale Dwight D. Eisenhower, comandante in capo dell’esercito statunitense, emise un comunicato sull’avvenuta liberazione del campo di concentramento di Dachau usando le seguenti parole: “Le nostre forze hanno liberato Dachau, un campo di concentramento tristemente famoso. Sono stati liberati circa 32.000 prigionieri e 300 SS a guardia del campo sono state rapidamente neutralizzate.” Dai primissimi documenti del comando alleato non emergono altre informazioni. Solo successivamente verranno alla luce episodi che saranno oggetto di indagine militare.

BIBLIOGRAFIA

  • Staff. A review of Col. Howard A. Buechner’s account of execution of Waffen-SS soldiers during the liberation of Dachau
  • Archive., Scrapbookpages.com  The Liberation of Dachau, su nizkor.org Howard A. Buechner, Dachau: The Hour of the Avenger (An Eyewitness Account). June 1986, Thunderbird Press

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