La cacciatrice di nazisti

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Beate Klarsfeld divenne famosa quando, durante un congresso del partito CDU a Berlino, salì sul podio per schiaffeggiare Kurt Kiesinger.
Il motivo di tale gesto?
Beate era irritata dal passato oscuro del cancelliere federale di quel tempo, poiché Kurt
Kiesinger era stato un membro attivo del NSDAP (PG 2633930), il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, meglio conosciuto come partito nazista.
Beate fu condannata ad un anno di reclusione, ma l’avvocato Horst Mahler riuscì a far ridurre la pena a soli quattro mesi con la condizionale.
Beate già nel 1968 era stata al centro delle cronache poiché aggredi’ verbalmente Kiesinger rivolgendogli, alla Camera dei Deputati a Bonn, le seguenti parole: «Nazi, tritt zurück!»(«Nazista, da’ le dimissioni!») venendo arrestata ma scarcerata subito dopo.
La vita di Beate non può essere liquidata solo con questi due plateali eventi.
Fu molto altro.

Nasce a Berlino, il 13 febbraio 1939, come Beate Künzel, figlia di un soldato della Wehrmacht di fede cristiana; nel 1960 si recò a Parigi per lavorare come badante, e in seguito venne assunta come segretaria dalla Deutsch-Französisches Jugendwerk (Alleanza Franco-Tedesca per la Gioventù), ma fu licenziata perché pubblicava saggi contro il cancelliere della Repubblica federale tedesca Kurt Georg Kiesinger.
Nel 1963 sposò Serge Klarsfeld, un ebreo di origini rumene il cui padre è deceduto ad Auschwitz. Durante il matrimonio nacquero due bambini: Arno-David (1965) e Lida-Myriam (1973).
Nel 1971, dopo le manifestazioni contro Kiesinger, divenne cacciatrice di nazisti. Nello stesso anno provò, insieme a suo marito, a rapire Kurt Lischka, organizzatore della deportazione di 76.000 ebrei dalla Francia, per consegnarlo alle forze dell’ordine francesi; venne nuovamente condannata ed immediatamente scarcerata a causa di pressioni internazionali. Lischka non verrà catturato prima del 1979.
Nel 1972 rivelò la residenza di Klaus Barbie in Bolivia.
Barbie, noto anche con il soprannome di Boia di Lione, fu il comandante della Gestapo nella suddetta città francese durante l’occupazione nazista della Francia.
Nel 1984 e 1985 visitò Cile e Paraguay col fine di catturare (senza successo) i criminali di guerra Walter Rauff e Josef Mengele.

Nel 1986 ha pubblicamente svelato la militanza di Kurt Waldheim in una sezione giovanile del NSDAP, riducendolo all’isolamento internazionale durante la sua carriera di Presidente dell’Austria.
Il 4 luglio 1987 testimonio’ al processo contro Klaus Barbie, definendo tale testimonianza come «l’esito più importante» dalle sue azioni.
Nel 1991 lottò per estradare Alois Brunner, il supplente di Adolf Eichmann, dalla Siria. Alois Brunner era responsabile per l’assassinio di 130.000 ebrei nei campi di concentramento tedeschi, ed era già stato perseguito dal Mossad che gli aveva inviato due pacchi-bomba nel 1961 e nel 1980. Nel 2001 Brunner è stato condannato all’ergastolo in contumacia.
Beate e Serge Klarsfeld hanno pubblicato un libro commemorativo con il nome delle 80.000 vittime ebree di Francia, presentando anche le foto di circa 12.000 bambini ebrei deportati durante gli anni 1942-44.
Nel 2012 è stata candidata dal partito Die Linke alla presidenza della Repubblica federale tedesca.
Sempre nel 2012 , Beate è divenuta la presidente Onoraria della Associazione che lavora per istituire un Museo-Memoriale della Shoah a Cagliari, in Sardegna

BIBLIOGRAFIA

  • Beate Klarsfeld: Wherever they may be, 1972, holocaust-history.org
  • Sascha Lehnartz:“Beate Klarsfeld – Nazis jagen, Kanzler ohrfeigen”. Die Welt. 13 February 2009
  • Moisel, Claudia (2013). Frankreich und die deutschen Kriegsverbrecher : Politik und Praxis der Strafverfolgung nach dem Zweiten Weltkrieg. Göttingen: Wallstein Verlag

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