Juana Bormann, la donna con il cane

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Juana Bormann o Johana Bormann nacque a Birkenfelde, un piccolo comune della Turingia, il 10 settembre 1893.
Della sua vita, prima di diventare la donna con il cani all’interno dei lager nazisti, non si sa molto.
Nel 1938 si arruolò come ausiliaria delle SS per guadagnare qualcosa in più.
Inizialmente prestò servizio al campo di concentramento femminile di Lichtenburg, nella regione della Sassonia, un’antica  fortezza del XVI secolo, divenuta prigione e chiusa in concomitanza con l’apertura di Ravensbrück.
Prestò servizio sotto il comando di Jane Berningau, insieme ad altre 49 donne delle SS. Con l’apertura di Ravensbrück, fu trasferita nel nuovo campo insieme ad una parte delle detenute. Assunse l’incarico di sorvegliante del lavoro al campo. Con le prigioniere era particolarmente crudele, non lesinava maltrattamenti e percosse.
Nel 1942 fu trasferita ad Auschwitz, dove venne designata alla sorveglianza delle internate. Nonostante il suo aspetto fisico non incutesse particolare timore, essendo minuta e di bassa statura, al campo era stata soprannominata la donna con il cane. Ovunque andasse a prestare servizio, la sua cattiveria la seguiva.
Dopo qualche tempo su nuovamente spostata a Budy, un sottocampo vicino ad Auschwitz, dove riprese con gli abusi verso le prigioniere che incrociava.
Nel 1944, con l’avanzata dell’Armata Rossa, andò a prestare servizio al campo ausiliario di Hindenburg.
Nel frattempo la situazione per la Germania si era fatta sempre più complicata. Nel gennaio del 1945, pochi mesi prima dell’arrivo dell’esercito Russo, tornò a Ravensbrück. A marzo fu trasferita per l’ultima volta a Bergen-Belsen, dove incrociò il suo cammino nuovamente con Irma Grese, conosciuta ad Auschwitz. Il 15 aprile le truppe inglesi entrano nel campo, trovando una situazione inimmaginabile. 10.000 cadaveri accatastati in attesa di essere distrutti e 60.000 superstiti in pessime condizioni.
Juana Bormann fu arrestata e incarcerata. Venne accusata, nel processo di Belsen, che iniziò il 17 settembre e terminò il 17 novembre, di vari reati contro i prigionieri: omicidio, maltrattamenti,  crudeltà…
La corte ascoltò  diversi testimoni, che confermarono ogni accusa riguardo ai fatti accaduti  ad Auschwitz e a Bergen-Belsen.
Alcuni di loro riportarono che «a volte slegava il suo grande e feroce pastore tedesco e lo scagliava contro i prigionieri indifesi.»
Fu considerata colpevole di tutti i capi d’accusa a lei ascritti  e fu impiccata insieme alla Grese il 13 dicembre 1945. Il boia che si occupò di lei disse che salendo al patibolo tremava.
Aveva perso tutto il suo coraggio senza la divisa, il frustino e il suo cane lupo…

BIBLIOGRAFIA

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