Italiani brava gente? Gli italiani e lo sfruttamento sessuale dei minori

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Lo sfruttamento sessuale minorile (sigla internazionale CSEC – Commercial sexual exploitation of children) costituisce una forma di coercizione e violenza contro bambini e minorenni in genere, una forma contemporanea di schiavitù lavorativa a fini commerciali sessuali: la dichiarazione del Congresso mondiale contro lo sfruttamento sessuale minorile, tenutosi a Stoccolma nel 1996 ha definito la CSEC come l’abuso sessuale da parte dell’adulto e remunerazione in denaro o in natura al minore o ad una terza persona. Il minore viene trattato come oggetto sessuale e al contempo anche come oggetto commerciale.
Lo sfruttamento sessuale minorile comprende prostituzione minorile, pornografia infantile, turismo sessuale minorile e tutte quelle altre forme di “sesso transazionale” in cui il minorenne s’impegna in attività sessuali per veder soddisfatti alcuni dei suoi bisogni fondamentali, tra cui cibo, riparo, sicurezza e acceso all’istruzione; esso comprende anche le forme di sesso commerciale in cui l’abuso sui minorinon viene segnalato dai membri della famiglia a causa di benefici che gliene derivano.
Include inoltre, almeno potenzialmente, anche il matrimonio combinato che venga a coinvolgere persone di età inferiore ai 18 anni, tra un adulto e un minore o tra due bambini, ed in cui il minore stesso non abbia liberamente acconsentito al matrimonio.
Le cause che portano allo sfruttamento sessuale minorile sono complesse e i modelli possono differire anche notevolmente da paese a paese: in alcune aree può essere legato al turismo sessuale proveniente dall’estero o associato alla richiesta locale. Nella maggioranza dei paesi sono le femmine a rappresentare la parte più considerevole di vittime, anche se in alcuni luoghi predominano invece i maschi. Il turismo sessuale, come detto, è fonte di domanda di prostituzione, che può divenire facilmente turismo sessuale minorile e pedofilia.
Il turismo sessuale minorile è quella forma di turismo sessuale che prende di mira i minorenni, specialmente in certe zone povere del mondo dell’Asia, dell’Africa e del Sud America, da parte di turisti stranieri con lo scopo di coinvolgerli commercialmente nella prostituzione minorile: tutto ciò fa parte, secondo le disposizioni internazionali, dell’ampia categoria riguardante gli abusi sessuali sui minori.
Il turismo sessuale rivolto verso i bambini, o comunque minorenni, fa parte di un giro d’affari multimiliardario interno al settore globale del turismo a scopo sessuale; rappresenta una forma di prostituzione minorile nell’ambito della più ampia questione dello sfruttamento sessuale minorile a fini commerciali. Vittime di un tale giro d’affari sono circa due milioni di bambini, bambine e minorenni in genere in tutto il mondo.
Il turismo è strettamente legato alla povertà; in Sud America e nel Sudest asiatico ad esempio i bambini di strada si danno spesso alla prostituzione come ultima risorsa di sopravvivenza, in ogni caso sempre i bambini che si trovano in una situazione di miseria materiale e mancanza d’istruzione risultano più vulnerabili e quindi molto più facili bersagli da parte dei trafficanti.
Thailandia, Cambogia, India, Brasile e Messico sono stati identificati come i principali “punti caldi” di sfruttamento sessuale di minorenni.
Quali sono i paesi di provenienza degli sfruttatori sessuali?
Forse non sapete che l’Italia è tra i paesi con il maggior numero di turisti sessuali: il numero di pedofili italiani che ogni anno si mette in viaggio per fare sesso con un minore si attesta sugli 80.000.
Gli altri paesi con cui condividiamo questa piaga sono la Francia, la Cina, il Giappone, il Regno Unito e la Germania.
Uno studio di Ecpat Italia, contenuto nel Global study di Ecpat Internatonal (End child prositution in asian tourism) e frutto di due anni di ricerca condotta sul campo tra il 2015 e il 2016, ha stimato che i turisti sessuali italiani siano circa 80 mila, la quasi totalità uomini. La loro età è compresa tra i 20 e i 40 anni, con un’età media che non supera i 27 anni. I Paesi maggiormente visitati sono quelli in cui povertà e corruzione facilitano la pratica. Le mete più gettonate sono infatti il Brasile, la Repubblica Dominicana, la Colombia, la Thailandia e la Cambogia. Certe aree geografiche risultano così battute dai nostri concittadini che, come testimonia la presidente di Mete Onlus: “In alcune strade dell’Africa non è difficile trovare sulla strada cartelli che intimano di non toccare i bambini, scritti in italiano”.
Italiani brava gente?

Ps. “Italiani, brava gente”? Non la pensa così lo storico Angelo Del Boca che ripercorre la storia nazionale dall’unità a oggi e compone una sorta di “libro nero” degli italiani, denunciando gli episodi più gravi, in gran parte poco noti o volutamente e testardamente taciuti e rimossi.

BIBLIOGRAFIA

  • Fact Sheet, US Dept of State, Office to Monitor and Combat Trafficking in Persons, 29 febbraio 2008. URL consultato il 16 settembre 2013
  • Klain, Prostitution of Children and Child-Sex Tourism: An Analysis of Domestic and International Responses 1999, ABA Center on Children and the Law, page 33 cited in Susan Song, Global Child Sex Tourism: Children as Tourist Attractions
  • Michael B. Farrell, Global campaign to police child sex tourism, Christian Science Monitor, 22 aprile 2004

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