Gli ammutinati della Grande Guerra

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La decimazione era uno strumento estremo di disciplina militare inflitto ad interi reparti negli eserciti dell’antica Roma per punire ammutinamenti o atti di codardia, uccidendo un soldato ogni dieci. La parola deriva dal latino decimatio che significava “eliminare uno ogni dieci”.
In questa accezione la decimazione è stata utilizzata ancora durante la Prima guerra mondiale nel Regio Esercito del Regno d’Italia.
Le decimazioni furono, durante la prima guerra mondiale, una pratica esclusiva del Regio Esercito italiano (che non le aveva mai applicate prima), ad eccezione di un caso in Francia, 1914, in cui fu applicata contro un battaglione di tirailleurs (fanteria coloniale) che si era rifiutato di mettersi in marcia verso la prima linea, con la fucilazione di dieci uomini sorteggiati.
Almeno otto casi di decimazione, sono stati documentati durante la prima guerra mondiale all’interno del Regio Esercito.
Grazie all’art. 251 del codice penale militare italiano del 1870, che permetteva al comandante supremo dell’esercito di emanare circolari che avevano effetto di legge in zona di guerra, il generale Cadorna emise due circolari nel 1916, una del 26 maggio e un’altra il primo novembre in cui si prescriveva la decimazione: ..allorché accertamento identità personale dei responsabili nonest possibile rimane ai comandanti il diritto et il dovere di estrarre a sorte tra tutti gli indiziati alcuni militari et punirli con la pena di morte.
In base alle circostanze in cui veniva comminata, la decimazione poteva essere definita in due modi, un primo caso è quando la si applicava ad una unità militare i cui componenti erano ritenuti tutti responsabili di un reato capitale (tradimento, rivolta, diserzione, sabotaggio).
Questo tipo di decimazione risparmia la pena capitale ad una parte dei colpevoli ed ha lo scopo di preservare la forza del reparto.
Un altro caso è quando non si è potuto individuare i colpevoli all’interno di un’unità militare e, con lo scopo di dare un salutare esempio si applica la decimazione a tale unità con la consapevolezza di poter fucilare soldati in tutto innocenti dei fatti commessi da altri ignoti.
Quest’ultima pratica, giuridicamente aberrante, fu comunque applicata.
Il primo caso colpì il 141º fanteria della Brigata Catanzaro il 26 maggio 1916, mentre due battaglioni del 141º reggimento tenevano la prima linea sul Monte Mosciagh sull’altopiano d’Asiago, gli altri due stavano nelle immediate retrovie, ai piedi del monte, pronte al rinforzo della linea, in caso di attacco.
Verso le sette di sera, in concomitanza con una forte grandinata, gli austriaci attaccarono la linea italiana, presi di sorpresa, i soldati si ritirarono verso le seconde linee, alcuni sbandarono nei boschi circostanti. La maggior parte fu radunata subito e spedita al contrattacco, ma alcuni tornarono al reggimento solo la mattina seguente. Tra gli 86 rientrati in ritardo furono fucilati, due giorni dopo, il 28 maggio, i quattro più alti in grado e otto soldati estratti a sorte, su ordine del comandante del reggimento, il colonnello Attilio Thermes, gli altri furono sottoposti a corte marziale.
I fucilati furono gettati in una foiba sulle pendici del monte Sprunk, dove il reggimento si era ritirato sotto la pressione dell’offensiva austriaca.
La corte ne assolse sette poiché appurò che non avevano partecipato allo sbandamento, questi soldati erano tra quelli scampati al sorteggio.
Thermes fu il primo ufficiale a ricevere un encomio da parte di Cadorna, dall’inizio delle ostilità, pubblicato nell’Ordine del giorno del 22 giugno 1916.
Questo episodio, accaduto prima delle circolari disposte da Cadorna in merito, oltre ad essere aberrante sul piano giuridico generale, in quanto viola il principio della responsabilità personale, è illegale nonostante la postuma giustificazione allegata alla circolare del novembre 1916 inserita dal Duca d’Aosta, comandante dell’armata a cui apparteneva la Brigata Catanzaro: «… ho appreso che tra le mie truppe si sono verificate recentemente alcune gravi manifestazioni di indisciplina […] perciò ho approvato che nei reparti che sciaguratamente si macchiarono di così grave onta alcuni, colpevoli o non, fossero immediatamente passati per le armi… ».
Un’apposita commissione parlamentare di inchiesta su Caporetto istituita all’indomani della fine della guerra diede le cifre ufficiali delle condanne a morte: 1006 delle quali 729 eseguite.
Queste cifre non comprendono le esecuzioni sommarie e l’applicazione della pena capitale in trincea a discrezione degli ufficiali responsabili in caso di emergenza, una stima di questi casi, che comprendono quelli di decimazione si attesta a 300 soldati fucilati.
Rispetto a questa cifra, dell’ordine di 1000 uomini fucilati in quattro anni di guerra si valuti il numero dei fucilati francesi, 600 in cinque anni di guerra e con un esercito molto più numeroso, e 350 britannici, sempre con un anno di guerra in più e con un esercito comparabile come numero.
Un disegno di legge nella XVII legislatura repubblicana, firmato da sessanta deputati, ha proposto la riabilitazione dei fucilati di quei tragici eventi.

BIBLIOGRAFIA

  • Marco Rossi, Gli ammutinati delle trincee, Pisa, BFS edizioni, 2014
  • Alessandra Colla, Grigioverde rosso sangue. Combattere e morire nella Grande Guerra del 15-18, sezione 5, goWare, 28 novembre 2014
  • Mark Thompson, La guerra bianca. Vita e morte sul fronte italiano 1915-1919, Il Saggiatore, 1º gennaio 2009

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