Due magliette rosse nello stadio della morte

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Ritengo che pochi eventi quanto i rifiuti, o le proteste, degli sportivi siano in grado di raccontare l’orrore delle dittature sudamericane degli anni settanta del secolo scorso.
Questa volta non c’è un pallone da inseguire o una palla ovale insanguinata. In questo racconto non c’è un hombre vertical che si oppone a un regime.
Questa volta ci sono delle racchette da tennis e delle magliette rosse.
Ricostruiamo gli eventi che portarono quelle maglie rosse nella storia.
Tra il 24 e il 27 settembre del 1976 si svolsero le semifinali di coppa Davis. A Roma si incontrarono l’Italia e l’Australia. Vinse la nostra nazionale 3 – 2 grazie alle vittorie nei singolari di Panatta e Barazzutti ed alla vittoria del doppio composto da Bertolucci e lo stesso Panatta.
Nell’altra semifinale avrebbero dovuto incontrarsi l’Unione Sovietica e il Cile ma l’Unione Sovietica si rifiutò di scendere in campo in segno di protesta contro il regime di Pinochet: il Cile passò quindi in finale senza aver disputato l’incontro.
In conseguenza al boicottaggio della semifinale, l’URSS fu sospesa dalle due seguenti edizioni della Coppa Davis.
Subito dopo il successo in semifinale, in Italia cominciò un dibattito circa l’opportunità di partecipare alla finale. La gara, infatti, si sarebbe disputata in Cile, paese retto dalla dittatura di Pinochet e il campo di gioco si trovava nel complesso dello Stadio Nazionale, divenuto uno dei simboli della repressione del regime perché, negli anni precedenti, era stato usato come campo di concentramento per gli oppositori politici.

La partecipazione italiana era contestata da numerosi gruppi politici, soprattutto di sinistra, con proteste a mezzo stampa e in piazza.
Un gruppo di giovani arrivò ad occupare i locali della Federtennis urlando “Non si giocano volée con il boia Pinochet”. Cortei e cori presero di mira Panatta, reduce da una stagione felice in cui aveva conquistato i due più importanti tornei del mondo su terra rossa: Roma, sconfiggendo l’argentino Guillermo Vilas; e Parigi, battendo l’americano Harold Solomon.
“Panatta milionario, Pinochet sanguinario”, era lo slogan più frequente. Adriano, animo di sinistra per tradizione familiare, soffrì la contestazione. Il governo, guidato da Giulio Andreotti, e il Coni preferirono non prendere posizione, lasciando la decisione alla Federazione italiana tennis. In tutto questo fragore chi giocò un ruolo fondamentale fu Berlinguer. Panatta, raccontò con queste parole l’intervento del leader del Pci: “Per il segretario del Pci non sarebbe stato giusto che la Coppa finisse nelle mani del Cile del regime-Pinochet piuttosto che nelle nostre. Da lì in poi la strada verso la partenza si fece in discesa. Fu come un libera-tutti. Il governo Andreotti disse che lasciava libero il Coni di decidere, quest’ultimo lasciò libera la Federazione e di fatto ci ritrovammo a Santiago, liberi di vincere. Grazie a Berlinguer”.
Adriano conobbe alcuni dettagli solo anni dopo, “Come il fatto che Berlinguer si era in qualche modo sentito con il leader comunista cileno Luis Corvalan e che quest’ultimo lo aveva messo in guardia sulle ricadute politiche, favorevoli al dittatore, di un eventuale boicottaggio”. In realtà, dietro l’intervento del segretario del Pci ci fu il concreto rischio che l’ipotesi boicottaggio potesse saldare un improvviso consenso nazionalistico in Cile, utilizzabile poi da Pinochet.
In conclusione la Federazione italiana Tennis autorizzò la partecipazione.

Il 17 dicembre 1976 l’Italia si giocò la Coppa Davis in Cile, in un clima surreale.
I primi due singolari furono vinti da Barazzutti e Panatta. Il giorno seguente era un programma il doppio. Il mattino Panatta chiese a Bertolucci, suo compagno, d’indossare una maglietta rossa e non la classica divisa. Dopo un’accesa discussione tra i due, Paolo Bertolucci accetta la provocazione di Panatta.
Fillol e Cornejo indossarono polo bianche e calzoncini celesti; Panatta e Bertolucci magliette rosso fuoco e calzoncini bianchi.
Gli italiani vinsero il doppio e la Coppa Davis onorando le vittime della repressione di Pinochet.
Perché utilizzarono le magliette di color rosso?
l rosso era il colore dell’opposizione a Pinochet.
il colore che le donne portavano nelle piazze, il colore della protesta, del coraggio e del sangue.
Il colore utilizzato dalle donne cilene, i cui figli, fratelli, padri o mariti erano stati torturati, uccisi.

BIBLIOGRAFIA

  • Corriere della Sera, Coppa Davis, i moschettieri che sconfissero il Cile e le idee del Pci, 2016
  • Il Foglio, Di rabbia e racchette. La Coppa Davis 40 anni dopo secondo Tonino Zugarelli, 2016
  • OASport, Quando Panatta sfidò Pinochet: la Coppa Davis del 1976, 2017

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