Carlo Angela e il suo impegno per salvare ebrei e antifascisti 

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Carlo Angela  nacque a Olcenengo, in provincia di Vercelli, il 9 gennaio 1875.
Fu un medico, politico e antifascista italiano, padre del giornalista televisivo e scrittore Piero Angela e nonno del divulgatore Alberto Angela.
Carlo Angela si laureò in medicina nel 1899 all’Università di Torino.
Successivamente si trasferì nelle foreste congolesi, alle dipendenze dell’esercito coloniale belga, per prestare servizio e poi a Parigi dove frequentò i corsi di neuropsichiatria di Joseph Babinski.
Venne iniziato in Massoneria nel 1905  e raggiunse il 33º grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato.
Durante la prima  Guerra Mondiale fu ufficiale medico della Croce Rossa Italiana presso l’Ospedale Territoriale “Vittorio Emanuele III” di Torino.
Dopo la fine della guerra aderì  al movimento Democrazia Sociale, che era nato dalle ceneri del Partito Radicale Italiano. La disomogeneità delle idee dei suoi componenti lo spinse presto a lasciare il partito e ad aderire al gruppo dei riformisti di Ivanoe Bonomi. Con questo schieramento si presentò alle elezioni dell’aprile 1924, ma non fu eletto. Nel giugno del stesso anno fu assassinato Giacomo Matteotti; Carlo Angela prese posizione verso i suoi assassini, accusando esplicitamente i fascisti con un articolo sul settimanale Tempi Nuovi «per il nefando delitto che ha macchiato indelebilmente l’onore nazionale».
La reazione delle squadre fasciste non tardò  a farsi sentire: irruppero nella sede del giornale, la devastarono e gli diedero fuoco.
Gli anni successivi li passò in Val d’Ossola, a Bognanco, come medico condotto.
L’avvento del fascismo lo spinse a rinunciare a qualsiasi incarico politico e a trasferirsi a San Maurizio Canavese. Lì  assunse l’incarico di direttore sanitario della casa di cura per malattie mentali “Villa Turina Amione”.
Grazie a questo incarico, durante l’occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana,  Carlo Angela aiutò molti ebrei e antifascisti a sfuggire alla cattura,  falsificando le loro cartelle cliniche per giustificare il loro ricovero in clinica.
In questo delicato compito fu aiutato dagli infermieri Fiore De Stefanis, Carlo e Sante Simionato,  da suor Tecla e dal suo vice direttore, Giuseppe Brun.
Oltre ad offrire sicuro rifugio, falsificava diagnosi e cartelle cliniche, trasformava ebrei in ariani, sani in malati di mente.
Quello strano via vai di pazienti insospettì la polizia fascista, che decise di convocarlo a Torino,  dove rischiò la fucilazione.
Finita la guerra  Carlo Angela fu eletto sindaco di San Maurizio Canavese e divenne anche presidente dell’ospedale Molinette di Torino.
Ciò che fece durante il conflitto mondiale rimase per molti anni sconosciuto a tutti.
Solo nel 1995 la verità venne alla luce, quando Anna Segre decise di pubblicare il diario del padre Renzo, scritto durante il periodo in cui era scampato ai campi di sterminio, con la moglie Nella, nascondendosi proprio nella clinica “Villa Turina Amione”.
Grazie alle prove e alle testimonianze raccolte e  presentate, il 29 agosto 2001 una commissione israeliana ha conferito al professor Angela l’onorificenza di “Giusti tra le nazioni”, inserendo il suo nome nel Giardino dei giusti di Yad Vashem di Gerusalemme. L’onorificenza è  stata consegnata ai figli Sandra e Piero, dal consigliere dell’ambasciata d’Israele a Roma Tibor Schlosser, a nome di tutta la comunità ebraica mondiale.
Morì il 3 giugno del 1949 a Torino, amato dalla sua famiglia  e da chi aveva, con coraggio, salvato dalla morte nei lager nazisti.

BIBLIOGRAFIA

  • Renzo Segre, Venti mesi, Sellerio, Palermo, 1995
  • Israel Gutman, Bracha Rivlin, Liliana Picciotto, I giusti d’Italia: i non ebrei che salvarono gli ebrei, 1943-45,  Mondadori, Milano, 2006
  •  Pier Francesco Liguori, Percorsi della memoria – Storia della Croce Rossa a Torino – Parte I:1864-1956, Editrice Morra, 1999
  • Ugo Pacifici Noja, Silvia Pacifici Noja, Il cacciatore di giusti: storie di non ebrei che salvarono i figli di Israele dalla Shoah, Cantalupa Torinese, Effatà, 2010

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