LA TERRA TREMA NELLA VALLE DEL BELICE

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La terra trema nella valle del Belice

14 gennaio 1968, ore 13:28. La terra trema.
Siamo nella valle del Belice, zona collinare nella quale scorre il fiume Belice, in un’area compresa fra le province di Trapani, Agrigento e Palermo. È una zona ricca di siti archeologici, popolata fin dalla preistoria, che ha visto avvicendarsi numerose popolazioni, fra cui Sicani, Fenici e Greci.
Si contano i primi danni a Montevago, Gibellina, Salaparuta e Poggioreale.
Passa meno di un’ora e la terra trema nuovamente.

Ore 14:15, un forte boato ed è di nuovo paura.
La scossa viene avvertita fino a PalermoTrapani e Sciacca.
Ore 16:48, la terza scossa. I danni sono gravi in molti paesi, come Gibellina, Menfi, Montevago, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Santa Margherita di Belice, Santa Ninfa e Vita.
La gente è in strada, guarda le case sbriciolate, rovista fra le macerie, cerca di salvare pezzi di vita, fotografie, vestiti, piatti rotti, qualcosa che domani gli faccia pensare a quello che è stato e che forse non sarà più. Lacrime, sangue, ferite e tanta paura.
Arriva la sera, poi la notte, non si comprende ancora la gravità della situazione, non si sa quante persone sono morte.

15 gennaio, ore 2:33. Un boato ancora più forte e quello che era in piedi crolla, inesorabilmente, piegato dalla forza della terra, che sussulta e trema.
Ore 3:01. La natura si scatena, la scossa più forte semina distruzione e morte: magnitudo 6.4 della scala Mercalli.
Ma lo sciame sismico non è esaurito, seguono altre 16 scosse, che sembrano infinite, che imprigionano i superstiti nell’incubo dell’incertezza.
I giornali dell’epoca riportano dati diversi: si parla di un numero di vittime comprese fra 230 e 370, un numero di feriti che varia da 600 a 1000 e di circa 80.000 sfollati.

Poche sono le case ancora in piedi. La devastazione è totale. La disperazione è grande. Chi è rimasto illeso cammina sulle macerie cercando la propria casa, guarda la propria vita spazzata via in poche ore.
I soccorsi faticano ad arrivare in tutti i paesi colpiti dal terremoto, perché mancano i collegamenti: le strade sono state risucchiate dalla terra.
Cosa accadrà domani? È difficile immaginarlo, cercare di pensare che ci potrà essere un dopo.

25 gennaio, ore 10:56. Ancora una scossa forte. In seguito a questo evento, le autorità sono costrette, per ragioni di sicurezza, ad impedire l’accesso ai paesi di Gibellina, Montevago e Salaparuta.
In totale si parla di 345 scosse registrate dagli strumenti. Di queste, 81 con magnitudo pari o superiore a 3, in un periodo di circa 9 mesi.
La macchina dei soccorsi si mette in moto con molte difficoltà, legate soprattutto ai collegamenti fra paese e paese quasi inesistenti.
Arrivano anche Saragat, allora presidente, e Taviani.

Esercito, carabinieri, vigili del fuoco, Croce Rossa, tutti contribuiscono come possono, per cercare se sotto le rovine di quegli antichi abitati c’è ancora qualcuno da salvare, per portare conforto e aiuti.
Interi paesi costruiti in tufo vengono cancellati.
Emerge una realtà arretrata, in cui le vittime sono prevalentemente anziani, rimasti a vivere dove sono nati mentre i giovani sono migrati in cerca di lavoro.
Tutto ciò che avviene dopo lo sappiamo. La ricostruzione lenta, gli appalti discutibili, le polemiche, i fiumi di parole delle autorità e della carta stampata, i servizi sui TG, le promesse fatte e disattese. Sappiamo tutto, o forse immaginiamo.

Quello che vorrei ricordare è il grande sacrificio di chi è rimasto, sulle macerie, a cercare di riportare in superficie la propria vita, i ricordi di gioventù, un vestito magari impolverato e strappato ma ha un significato affettivo particolare e che comunque vale la pena di conservare. Vorrei ricordare gli anziani, con le loro ciabatte impolverate dal tufo sbriciolato, con piccoli sacchetti in mano, la testa china sul terremoto, il cuore pieno di sgomento. Questo dovremmo ricordare, per il Belice, e per tutti i terremoti che sono venuti dopo e che ancora non hanno visto una ricostruzione. Ricordiamo la forza di chi è rimasto nonostante tutto……

BIBLIOGRAFIA

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