La madre migrante

Dorothea Lange nacque ad Hoboken il 26 maggio del 1895. Il suo nome completo era Dorothea Margaretta Nutzhorm, ma decise di farsi chiamare Lange assumendo il cognome della madre. A soli 7 anni,nel 1902, fu colpita dalla poliomielite che le causò un permanente deficit alla gamba destra. Dorothea reagì con molta determinazione studiando fotografia a New York. Nel 1918 partì per una spedizione fotografica attraverso il mondo; quando finirono i soldi, Dorothea decise di fermarsi a San Francisco dove aprì uno studio di fotografia. Negli anni successivi divenne parte integrante della vita della città, anche in seguito al matrimonio con il pittore Maynard Dixon, dal quale ebbe due figli. In seguito alla Grande Depressione iniziò un’attenta ricognizione tra i disoccupati ed i senza tetto della California. Dorothea divenne famosa fotografando i contadini che abbandonavano le campagne a causa del Dust Bowl, le famose tempeste di sabbia che desertificarono oltre 400 000 chilometri quadrati degli Stati Uniti. 
Le sue foto attrassero l’attenzione della popolazione e degli economisti, uno di questi, Paul S. Taylor, le commissionò un’ampia documentazione fotografica. Tra il 1935 e il 1939, fece un gran numero di reportage, sempre sulla condizione d’immigrati, braccianti e operai. Il 1935 fu anche l’anno in cui Dorothea divorziò da Dixon, sposando Paul Taylor che divenne l’uomo-chiave della sua attività professionale: ai reportage fotografici della moglie, Taylor contribuì con interviste, raccolte di dati e analisi statistiche. Alcuni scatti di Dorothea Lange, grazie alla frequente pubblicazione dei suoi lavori nelle riviste dell’epoca, diventarono molto famosi. Su tutte, Migrant mother, la Mamma migrante, che fu probabilmente quella che tuttora è considerata un’icona della storia della fotografia: il soggetto è Florence Leona Christine Thompson immortalata nei pressi di un campo di piselli in California. Esiste un curioso fatto che riguarda questa fotografia: nello scatto originale (conservato alla Library of Congress di Washington), appare il dito di una mano in basso a destra, che però nella foto andata in diffusione di stampa è stato ritoccato. Sul sito della Library of Congress è possibile visionarle entrambe.
Chi era Florence Leona Christine Thompson e perché quella fotografia divenne un’icona fotografica della Grande Depressione?
Florence nacque il 1º settembre 1903 a Tahlequah nell’Oklahoma, da Jakson Christine e Mary Jane Cobbo. Poco dopo la sua nascita, i genitori si separarono e la madre si risposò con Charle Akman. Florence visse insieme alla sua famiglia in una piccola fattoria nei dintorni di Tahlequah in Oklahoma. All’età di 16 anni Florence sposò Cleo Owens; un anno dopo il matrimonio, la coppia ebbe la prima figlia, Violet, seguita dalla seconda figlia, Viola, e dal terzo figlio, Leroy. Dopo la nascita del terzo figlio, nel 1921 la famiglia si trasferì nella Contea di Stone in Missouri. Dieci anni dopo, nel 1931, la famiglia si trasferì in California, stabilendosi in una fattoria dove coltivava il terreno di una famiglia dell’alta borghesia. Sempre nel 1931 Florence rimase incinta del suo sesto figlio ed il marito Cleo morì a causa della tubercolosi. Dopo la perdita del marito, Florence, rimasta sola con sei figli, oltre a continuare il lavoro alla fattoria, iniziò a lavorare in un ristorante come cameriera e come donna delle pulizie presso famiglie dell’alta società. 
Nel 1933 la famiglia migrò verso Shafter, in California, dove Florence incontrò il suo successivo marito, Jim Hill, con il quale ebbe altri tre figli. Durante gli anni Trenta lavorarono come migranti in varie fattorie della California e dell’Arizona per mantenere la famiglia. Nel marzo del 1936, Florence insieme ai suoi figli, viaggiando per raggiungere l’Arizona, per motivi di manutenzione all’auto si dovette fermare in un campo di migranti e poveri, Nipomo Mesa. La fotografa Dorothea Lange, per puro caso, sostò nello stesso campo pochi giorni dopo l’arrivo di Florence. Girando nel campo Dorothea vide una tenda al cui interno si trovava Florence insieme ai suoi sette figli, così incuriosita si avvicinò a Florence chiedendole se poteva scattare delle fotografie. Inizialmente Florence fu contraria, ma Dorothea la convinse, affermando che le foto sarebbero servite per cercare di cambiare le menti chiuse di coloro che reputavano i migranti e i poveri delle nullità, mostrando come vivessero realmente e quanto dovessero lottare per mantenere le famiglie. 
Florence accettò a patto che Dorothea non le chiedesse il nome per poterlo poi usare nelle note delle foto, rimanendo così nell’anonimato. Dorothea pubblicò le fotografie, e quella denominata la \”Madre Migrante\”, divenne nel corso degli anni una delle icone più famose e simboliche di tutta l’America. Dopo l’uscita delle fotografie Florence si trasferì a Modesto con la sua famiglia, dove trovò lavoro in un ristorante e in un ospedale come donna delle pulizie per mantenere i suoi figli. Dopo anni dall’uscita delle foto e con la rivelazione dell’identità della Madre Migrante, Florence confessò che negli scatti fatti nel campo con i figli stava posando, cercando di rappresentare la povertà. Florence collaborò con Dorothea, nonostante la diversità tra le loro vite; una di povertà assoluta, mentre l’altra ricca di fama. Dopo la fine della seconda guerra mondiale Florence, separatasi da Jim Hill e rimasta sola con i figli, migrò a Modesto, sempre in California, dove, lavorando in un ospedale come donna delle pulizie, incontrò George Thompson e dopo pochi mesi lo sposò. George e Florence vissero una vita tranquilla insieme fino a quando lei iniziò ad avere problemi cardiaci, tanto da dover essere ricoverata in ospedale per sottoporsi ad un’operazione. I figli, non avendo i soldi necessari per pagare l’operazione della madre, usarono il suo nome d’arte, la Madre Migrante, riuscendo a raccogliere ben oltre quindicimila dollari in donazione. L’intervento subito però riuscì solamente a dare il tempo necessario a Florence di tornare a casa, dove morì poco dopo a causa di un infarto cardiaco, il 16 settembre 1983.
Nel 1941 in una mostra fotografica il negativo della foto della \”Madre Migrante\” fu modificato, togliendo un pollice della fotografa Dorothea, e l’originale fu tenuto nascosto dato il suo gran valore economico e culturale. Alla fine degli anni sessanta furono ritrovati in un cassonetto della spazzatura i 31 negativi originali di Dorothea completi di firma e note, tra cui il negativo originale non modificato. Nel 1998, attraverso Celebrate the Century, la fotografia ritoccata della Madre Migrante divenne un francobollo del servizio postale statunitense. Due figlie di Florence erano ancora vive quando furono stampati i francobolli, in violazione dei regolamenti del servizio postale, che vietano di rappresentare sui francobolli persone viventi. 
Nello stesso mese i negativi con le varie note e firme scritte a mano della Lange furono venduti per 244.500 dollari a Sotheby’s New York. Nel 2002 la foto della \”Madre Migrante\” fu venduta da Christie’s a New York per 141.500 dollari. Nell’ottobre del 2005 un anonimo comprò dei negativi riguardanti la Madre Migrante per 296.000 dollari, quasi sei volte il loro valore stimato alla prima offerta.
Fabio Casalini
Bibliografia
Dizionario della fotografia Volume II Einaudi voce Dorothea Lange

The History Place – Dorothea Lange Photo Gallery: Migrant Farm Families, su historyplace.com

A True Picture Of Hard Times, su articles.dailypress.com

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità… sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio. Nel 2018 pubblica il suo secondo libro, in collaborazione con Rosella Reali, per la casa editrice Albatros dal titolo E’ una storia da non raccontare. 

BIBLIOGRAFIA

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