Tsantsa, l’antico rituale delle teste rimpicciolite

Ilse Koch morì, suicida, il 1 settembre del 1967. La donna, nata Kohler, era la moglie di Otto Koch, comandante del campo di concentramento di Buchenwald. La Koch fu soprannominata la cagna di Buchenwalddagli internati per il suo sadismo nei confronti dei prigionieri. Secondo i testimoni Ilse Koch scuoiava i tatuaggi degli internati per farne paralumi ed imbandiva la tavola con delle tsantsa. Purtroppo non erano solo parole poiché una di queste tsantsa fu presentata, come prova, al Processo di Norimberga dal Pubblico Ministero statunitense Thomas J. Dodd.
Le tsantsa, anche dette teste rimpicciolite, sono teste umane preparate in modo particolare, utilizzate a scopo rituale, commerciale oppure esibite come trofei.
Le tsantsa più note sono preparate dagli indigeni del bacino del Rio degli Amazzoni, dai nativi della Melanesia e da europei allo scopo di ricreare questa pratica. In Amazzonia i soli popoli noti per preparare le tsantsa sono gli Shuar dell’Ecuador e del Perù.
Gli Shuar sono una tribù indigena ubicata nel sud ovest della foresta Amazzonica, nella zona dell’Ecuador e di una parte del Perù. Questa tribù è riuscita a resistere al dominio sia dell’impero Inca che dei conquistadores. Attualmente si trovano a combattere contro l’espansione delle multinazionali per difendere il proprio territorio e le proprie credenze.
Una delle caratteristiche principali di questo popolo è il rituale della testa ridotta. Nel corso degli ultimi decenni questa usanza ha subito una drastica riduzione, sia per la promulgazione di leggi che la vietano che per l’intervento dei salesiani che ritengono tale rituale barbaro e privo di ogni significato.
La preparazione delle tsantsa aveva un notevole valore religioso poiché, gli Shuar, ritenevano che il rimpicciolimento della testa di un nemico potesse imprigionarne lo spirito, costringendolo a servire il cacciatore di teste. Inoltre il ridimensionamento della testa aveva lo scopo di impedire che lo spirito del defunto potesse tornare per vendicare la propria morte. Questo avveniva perché gli Shuar credevano all’esistenza di tre spiriti fondamentali: il Wakani, innato in ogni uomo ed in grado di sopravvivere alla morte dello stesso, l’Arutam, spirito che proteggeva l’uomo da una morte violenta, ed il Muisak, spirito vendicativo che era evocato quando una persona veniva assassinata.
Per impedire al Muisak di utilizzare i propri poteri, si tagliava la testa del nemico sottoponendola in seguito al processo di rimpicciolimento. Tale rituale era usato come monito per il nemico. Le teste ridotte venivano utilizzate nel corso di cerimonie o feste religiose che celebravano le vittorie della tribù.
Il rituale era eseguito da un guerriero che aveva dato prova di coraggio e che dimostrava una grande preparazione. La scelta del guerriero era importante perché per gli Shuar tagliare la testa al nemico simboleggiava la fine della guerra tra due tribù. Il rituale avveniva nel modo seguente: dopo aver ucciso il nemico, il guerriero Shuar procedeva a recidere la testa del nemico, a separare il cranio dalle pelle ed a levare gli occhi ed il cervello. Finite le operazioni di pulizia, il cranio veniva cucito, come i restanti fori. A questo punto, il guerriero introduceva una roccia di dimensioni ridotte all’interno della sacca di pelle umana. In seguito la testa veniva sommersa in un recipiente con acqua bollente ed erbe aromatiche. Il rituale era accompagnato da canti spirituali ed avveniva in un luogo segreto all’interno della foresta.
Trascorse alcune settimane, si estraeva la roccia per sostituirla con una di dimensione ancora più ridotte. L’ultima operazione consisteva nel tingere la testa di nero con il carbone. Con il trascorrere del tempo i capelli della tsantsa continuavano a crescere, anche se di poco, e la testa rimpicciolita conservava i lineamenti originali del volto del defunto.
Il rituale perse progressivamente il suo valore simbolico e religioso a causa della scoperta di queste tribù da parte degli occidentali. Gli tsantsa suscitarono un grandissimo interesse negli antropologi e nei collezionisti, arrivando a creare un vero e proprio mercato nero di teste rimpicciolite. La richiesta degli occidentali fu tale che gli Shuar erano disposti ad uccidersi a vicenda pur di soddisfare la domanda. Inizialmente gli Shuar domandavano, in cambio di una tsantsa, armi da fuoco (un’arma per una testa). Con il trascorrere del tempo gli indigeni smisero di chiedere oggetti in cambio delle teste rimpicciolite a favore del denaro.
Il collezionismo ebbe un sostanziale decremento quando le autorità ecuadoriane, in accordo con quelle peruviane, emanarono leggi per contrastare tale fenomeno.
Ma l’essere umano, a qualunque latitudine viva, cerca di emergere per furbizia.
Così già a partire dalla fine del XIX secolo, le popolazioni di Colombia, Panama ed Ecuador, che non avevano rapporti con gli Shuar, iniziarono a realizzare false teste rimpicciolite. Per alimentare il mercato nero queste popolazioni utilizzavano teste di cadaveri prelevate dagli obitori; quando scarseggiavano resti umani, decisero di utilizzare teste di scimmia o di bradipo.
La diffusione delle repliche fu tale che, nel 2001, Kate Duncan scrisse: “si ritiene che l’80% delle tsantsa che si trovano nei musei o in mano ai privati siano false”.

Fabio Casalini

Bibliografia
Kate C. Duncan, 1001 Curious Things: Ye Olde Curiosity Shop and Native American Art, University of Washington Press, 2001
Bennett Ross, Jane. 1984 \”Effects of Contact on Revenge Hostilities Among the Achuara Jívaro,\” in Warfare Culture, and Environment, ed. R.B. Ferguson, Orlando: Academic Pres
Lawrence Douglas, “The Shrunken Head of Buchenwald: Icons of Atrocity at Nuremberg,” Visual Culture and the Holocaust, (New Brunswick, New Jersey: Rutgers University Press, 2001

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità… sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

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