L’incredibile caso di Phineas Gage

In una fredda mattina di gennaio, durante la colazione, mi sono imbattuto in un vecchio episodio della serie televisiva statunitense Detective Monk. Adrian Monk, protagonista della serie TV, è un detective del dipartimento di polizia di San Francisco. Nell’episodio in questione si narrava di un serial killer che imperversava per le strade della città. Il detective giungeva alla causa di tali omicidi rispolverando un vecchio caso, scoprendo che tutte le vittime ricoprivano il ruolo di giurato in un processo, civile, che aveva come parte lesa un operaio edile cui si era conficcato un tubo nel cranio.
Tra un sorso di caffè e l’altro mi è riapparso nella mente un caso analogo, reale, accaduto negli Stati Uniti alla metà, circa, del XIX secolo. Cercando nella memoria, e con l’ausilio dei motori di ricerca, ecco riaffiorare lo strano caso di Phineas Gage.

Gli autori della serie TV, essendo ambientata a San Francisco, non potevano che fare riferimento al signor Gage quando hanno creato l’operaio edile con il tubo impiantato in testa.
Dato che la storia mi colpì, ho deciso di raccontarla.
Phineas P. Gage nacque a Lebanon, città degli Stati Uniti facente parte della contea di Grafton nello stato del New Hampshire, nel luglio del 1823.
La sua vita, e la fama che ne seguì, è indissolubilmente legata ad un incidente capitatogli nel 1848 quando svolgeva la mansione d’operaio addetto alla costruzione di ferrovie. In seguito all’infortunio divenne uno dei casi di studio più famosi in neurologia.
Ricostruiamo i fatti relativi all’incredibile vicenda di Phineas Gage.

Cavendish, Vermont, 13 settembre 1848.
Gli operai, tra cui Phineas Gage, lavoravano alla costruzione di una nuova linea ferroviaria, la Rutland-Burlington Railroad, quando furono obbligati a rimuovere un grosso masso che intralciava l’opera. Phineas Gage decise di farlo esplodere. L’operaio collocò una carica di polvere da sparo all’interno della roccia, dopo aver praticato un foro. L’operaio iniziò a pressarla utilizzando una barra di ferro ed un martello. All’improvviso la disgrazia: dopo aver più volte colpito la barra con il martello, si generò una scintilla che accese la polvere da sparo. Come conseguenza dell’avventata operazione, un’asta di metallo di circa un metro entrò nello zigomo di Phineas Gage uscendo dalla sommità destra del cranio. Miracolosamente sopravvissuto, già dopo pochi minuti Gage era cosciente ed in grado di parlare. I testimoni dell’incidente raccontarono che ritrovarono l’asta metallica “imbrattata di sangue e cervello”.

Dopo sole tre settimane Phineas era in grado di alzarsi dal letto ed uscire di casa, il tutto in maniera autonoma e senza l’ausilio di nessun aiuto.
La personalità però aveva subito radicali trasformazioni, al punto che amici e conoscenti non lo riconoscevano. L’operaio era divenuto intrattabile, in preda a continui alti e bassi. Divenne incline alla blasfemia.
Questi motivi comportarono un allontanamento dal vecchio lavoro.
Gage lavorò come attrazione del Circo Barnum di New York per alcune esibizioni, intorno al 1850, due anni dopo l’incidente.

Phineas non si arrese e riuscì a trovare un lavoro come conducente di diligenze nel New Hampshire. Dopo un anno e mezzo, circa, si trasferì in Cile, dove per otto anni guidò le diligenze di linea tra Santiago e Valparaiso.  Nel 1859 rientrò dal Cile, a causa della salute malferma, e trovò lavoro presso una fattoria, sino a quando non iniziò a soffrire di crisi epilettiche, sempre più gravi.
Morì a San Francisco il 21 maggio del 1860.
Diversi scienziati hanno studiato il caso, l’esatta traiettoria dell’asta, l’angolatura della lesione e l’impatto che l’incidente ha avuto sulla personalità dell’operaio.

Nel 2012 un team di ricercatori dell’UCLA, ovvero University of California Los Angeles, sulla base dei dati raccolti nel 2001 sul cranio di Gage, esposto al museo dell’Harvard Medical School, ha realizzato una simulazione dell’incidente, indagando sul danno alle connessioni della materia bianca che legano le diverse regioni del cervello. Gli scienziati non hanno potuto utilizzare il cranio originale dato che, a due secoli dall’incidente, la struttura è fragile. Per ovviare all’inconveniente, hanno ricavato un modello in 3D. Sulla modello hanno ricostruito esattamente l’incidente, concludendo che il cambio di personalità manifestato da Phineas Gage sia dipeso dal danneggiamento di una quantità superiore al 10% della materia grigia cerebrale che permette all’essere umano di ragionare e ricordare.
Jack Van Horn, neurologo dell’UCLA, spiegò: “Quello che abbiamo osservato è una significativa perdita di materia bianca che connette la regione frontale sinistra ed il resto del cervello di Gage; pensiamo che la distruzione di questa rete del cervello lo abbia notevolmente compromesso. L’estesa perdita di connettività nella materia bianca in entrambi gli emisferi è simile a quella di cui soffrono i pazienti con lesioni da trauma cranica e ci sono analogie anche con alcune malattie degenerative, come l’Alzheimer, in cui le connessioni neurali si degradano nei lobi frontali e questo si collega a profondi cambiamenti comportamentali”.

Secondo H.F. Campbell, autore di uno scritto del 1851, il caso di Phineas Gage “è quello che più di tutti gli altri serve ad eccitare la nostra meraviglia”.
L’ipotesi di Campbell parrebbe confermata dalla presenza di Gage in diversi spettacoli, come attrazione, del circo Barnum.
Lo scrittore americano Ambrose Bierce affermò che “il circo è quel luogo dove è consentito ai cavalli, ai ponies ed agli elefanti di vedere uomini, donne e bambini fare i pagliacci”.
La dignità umana calpestata per pochi spiccioli.

Fabio Casalini
Bibliografia
Corriere della Sera (18 maggio 2012), Lancia gli trafigge la testa e cambia personalità: svelato il giallo medico di Phineas Gage
Fleischman J. (2002), Phineas Gage: A Gruesome but True Story about Brain Science, Boston, Houghton and Mifflin
Macmillian, M. (2000), An Odd Kind of Fame. Stories of Phineas Gage, Massachusetts Institute of Technology, Cambridge
FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità… sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

BIBLIOGRAFIA

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