Gli scandali sessuali e la diffusione dell’anticlericalismo

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Non è agevole rintracciare nella storia del clero cattolico attività riconducibili alla pedofilia. Al pari di tutte le altre attività di tipo sessuale, la sodomia era celata e pubblicamente condannata dallo stesso clero...

Non è agevole rintracciare nella storia del clero cattolico attività riconducibili alla pedofilia. Al pari di tutte le altre attività di tipo sessuale, la sodomia era celata e pubblicamente condannata dallo stesso clero. Ad esempio negli Statuti di Orvieto, XV secolo, redatti da papa Alessandro VI, la sodomia era punita con sanzioni pecuniarie e corporali, di intensità ridotta per l’adolescente, ovvero il minore di 14 anni, rispetto all’adulto. All’epoca la pedofilia non era ancora distinta dalla sodomia. Tali fattispecie di reato costituirono lo spunto per spargere voci contro i personaggi più influenti e di rilievo della Chiesa cattolica. In altri casi, comprovati, esistono documenti processuali o conciliari e resoconti di cronisti e storici che accusano membri del clero cattolico di aver compiuto atti di pedofilia. Nell’estate del 1907 la stampa dell’epoca riportò una serie di abusi sessuali su minori che provocarono  in tutta Italia violenti moti anticlericali.
L’anticlericalismo (nella sua accezione più comune) è una corrente di pensiero sviluppatasi soprattutto in riferimento alla Chiesa cattolica, che si oppone al clericalismo, ossia all’ingerenza degli ecclesiastici e della loro dottrina, nella vita e negli affari dello Stato e della politica in generale. Verso la fine dell’ottocento, l’anticlericalismo non restò confinato alle classi dirigenti, ma trovò eco anche nelle società operaie e di mutuo soccorso, prevalentemente di ispirazione socialista. Secondo questa ideologia, Gesù Cristo era stato il “primo socialista”, ma il suo insegnamento era stato corrotto dalla Chiesa (“dai preti”) per tornaconto.
Tra i motivi fondanti  dell’anticlericalismo italiano d’inizio novecento si segnalano diversi scandali sessuali: il caso dei Marianisti di Pallanza, il cosiddetto “Scandalo Fumagalli” e lo scandalo dell’educatorio di Alassio dove Don Bretoni fu accusato di sevizie sessuali ai danni di un ragazzo tredicenne.  Ripercorriamo quegli eventi.  Nel gennaio del 1904 scoppiò uno scandalo nelle estreme frange della santa casta: nel Collegio dei marianisti di Pallanza (oggi Verbania) il sacerdote Eugéne Burg fu accusato di abusi sessuali su due alunni quattordicenni, ovvero di essersi abbandonato ad atti libidinosi secondo le parole dei ragazzi.

Chi sono i marianisti? La Società di Maria è un istituto maschile di diritto pontificio. I membri di questa congregazione clericale, detti marianisti, pospongono al loro nome la sigla S.M. La congregazione fu fondata da Guillaume-Joseph Chaminade. Ebbe l’intuizione di istituire una nuova famiglia religiosa nel santuario di Nostra Signora del Pilar di Saragozza, dove si era rifugiato nel 1797. Tornato in patria, Chaminade organizzò a Bordeaux un’associazione di fedeli intenzionati a ri-evangelizzare la Francia dopo la Rivoluzione. Il 2 ottobre del 1817 i suoi membri si riunirono dando inizio alla nuova congregazione. La Società di Maria ottenne il pontificio decreto di lode il 12 aprile del 1839. Pio IX approvò l’istituto nell’agosto del 1865. Della congregazione esiste anche il ramo femminile delle Figlie di Maria Immacolata, dette marianiste, fondato nel 1816 da Chaminade. Il fondatore della Società di Maria è stato beatificato da Giovanni Paolo II il 3 settembre del 2000.
Torniamo al 1904. Il marinista Burg fu arrestato ed il collegio chiuso.
Il quotidiano Il Tempo fornì una descrizione del marinista Burg: “Chi era padre Burg? Un alsaziano, profugo dalla Francia, dove non avevano voluto saperne dell’opera sua educativa e del suo ordine; nell’abito marianistico, corretto nei modi, gentilissimo sempre, angoloso e acceso nel viso magro, con un leggero tremito costante alle mani, era notissimo ivi e dintorni; delle qualità morali ed educative sue e dell’ordine, al quale egli appartiene, aveva dato ampio affidamento il cavalier Viacci, e perciò nessuno avrebbe mai pensato alla possibilità di un’accusa quale è l’attuale”. Il giornale socialista L’Aurora scrisse che “a Pallanza è successo quello che fatalmente doveva succedere e succederà nello stolido sistema di far educare i figli da tonsurati, i quali nella loro pazzesca libidine trascinano una vita delle più infami”. Ancora Il Tempo titolava “Le infamie del convitto dei marianisti a Pallanza. Le turpitudini innominabili del padre gesuita Burg”. Nel frattempo padre Burg, seguendo il consiglio dei confratelli, fuggì abbandonato il collegio a bordo di una carrozza e di lui si persero le tracce. Sempre il quotidiano Il Tempo scrisse che “mentre il cuore sanguina a vedere giovinetti innocenti così infamemente deturpati da questo assassino di anime giovanili, sfuggito alla pena con una sollecita corsa all’estero consigliatagli dai capi, ci domandiamo quale possa essere per avventura la responsabilità dei suoi colleghi marianisti del Convitto; pur troppo l’interesse fa dire da alcuni che la colpa di uno non offende tutto l’ordine”.
La cittadinanza era offesa per l’accaduto, tanto che i quotidiani titolarono “non trascriviamo le invettive che il popolo lancia contro questi forestieri”. Fu richiesto l’intervento del Consiglio Scolastico provinciale per far si che “l’onore della città sia incontaminato”. Ancora Il Tempo, qualche giorno dopo la chiusura del convitto, che “qui infatti sorge una curiosa questione, nella quale noi auguriamo che l’autorità intervenga a tagliar corto ed a liberare il paese da tutta questa immondizia marianistica”. Tra la popolazione civile la tensione andò crescendo quando fu informata che l’autorità giudiziaria aveva le mani legate poiché mancava la querela di parte. Molti cittadini lessero in questa presa di posizione la volontà di non procedere per mettere tutto a tacere. Quasi ogni giorno venivano organizzate in molte città discussioni e comizi sui fatti di Pallanza, nei quali intervenivano personaggi di ogni estrazione politica a condannare o appoggiare la presenza delle congregazioni religiose nel settore educativo e scolastico del paese.
Lo scandalo dei Marianisti di Pallanza ebbe uno strascico che durò per diversi anni, fino a collegarsi ad altri scandali simili dall’estate del 1907. Il 20 luglio fu arrestato don Carlo Riva per abusi sessuali su una fanciulla nell’asilo milanese gestito da suor Giuseppina Fumagalli, e per questo destinato a passare alle cronache come lo Scandalo Fumagalli. Nel giro di pochi mesi esplosero altri casi tra cui lo scandalo dell’educatorio di Alassio dove don Bretoni fu accusato di sevizie sessuali ai danni di un ragazzo di 13 anni. Pochi giorni dopo scoppiò il caso di Trani dove delle suore furono denunciate al procuratore del Re per maltrattamenti ed inganni. Lo scandalo più eclatante scoppiò il 31 luglio nel collegio dei Salesiani di Varazze sulla base di una denuncia della signora Besson. La donna, dalla lettura del diario del figlio, appurò che all’interno del collegio si svolgevano messe nere tenute in costume adamitico. Inoltre, durante le celebrazioni di questi riti, vi erano atti sessuali tra frati, le suore del vicino collegio Santa Caterina e gli alunni convittori. Lo scandalo assunse proporzioni gigantesche quando giunse al popolo la notizia del tentativo di arresto di don Musso, che nel frattempo si era dato alla fuga, e delle conseguenti proteste della Segreteria di Stato della Santa Sede e Pio X, che accusavano la propaganda massonica e socialista di aver imbastito una campagna contro il Vaticano. Scoppiarono in molte città moti anticlericali che si conclusero con un morto e 20 feriti.
Il 5 agosto la Santa Sede reagì con un comunicato ufficiale nel quale riportava che “da ottima fonte documentata possiamo affermare quanto segue: la presente campagna anticlericale è sostenuta col denaro della massoneria francese. Tra la recente campagna elettorale e quella attuale del teppismo di penna e di piazza contro le case religiose, la massoneria francese ha speso in Italia circa 150.000 lire”.
Tra il teppismo da penna, o di piazza, ed il reato di abuso di minori vi è una bella differenza.
Forse a Roma questo non l’hanno ancora capito.

BIBLIOGRAFIA

  • Massimo Centini, I sacri crimini, Piemme 2018
  • Enrico Oliari, L’omo delinquente. Scandali e delitti gay dall’Unità a Giolitti, Prospettiva Editrice, cit. in Giuseppe Iannaccone, «Quando gli omosessuali facevano cronaca (nera)», il Giornale, 9 marzo 2007
  • Enrico Oliari, Pallanza 1904: il terribile Scandalo dei Marianisti
  • Il Corriere della Sera del 20 luglio 1907
  • Il Tempo del 17 dicembre 1904
  • Il Tempo del 20 dicembre 1904
  • L’Aurora del 17 dicembre 1904
  • Claudio Rendina, La santa casta della Chiesa – I peccati del Vaticano – L’oro del Vaticano, Newton saggistica 2013

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