Mario Pezzi, l’uomo che volò oltre le scie chimiche

Tempo di lettura: 7 minuti

Nel corso dello sviluppo della teoria del complotto delle scie chimiche, i fautori di tale teoria hanno sostenuto affermazioni chiaramente false su pubblicazioni e riviste, con particolare riguardo alla storia dell'aviazione.....
Large formation of Boeing B-17Fs of the 92nd Bomb Group. (U.S. Air Force photo)
La teoria del complotto delle scie chimiche, chemtrails conspiracy theory, cerca di sostenere che le scie di condensazione visibili nell’atmosfera terrestre create dagli aerei non siano formate da vapore acqueo ma da agenti chimici o biologici spruzzati da apparecchiature montate sui velivoli, per diverse finalità. Negli ultimi anni il diffondersi della teoria, grazie ai mass media, ha interessato i governi di diverse nazioni, poiché hanno ricevuto richieste di spiegazioni da parte di associazioni o liberi cittadini. I governi, supportati dalla comunità scientifica, hanno più volte ribadito l’inconsistenza di questa teoria. Sull’argomento sono intervenuti piloti ed esperti di meteorologia, affiancati da riviste e programmi televisivi di divulgazione scientifica. Tutti hanno rigettato le tesi proposte dalla teoria delle scie chimiche; alcuni hanno parlato apertamente di bufala. L’incidente potrebbe ritenersi chiuso se non ci fosse una larga parte della popolazione propensa a dare credito a tale teoria. Nel 2011, secondo una ricerca condotta su scala mondiale, il 17% degli intervistati si dichiarava convinta dell’esistenza di programmi per l’irrorazione su larga scala per scopi climatici e per la riduzione della radiazione solare. La teoria del complotto iniziò a diffondersi verso la metà degli anni novanta del secolo scorso, quando l’aeronautica militare statunitense fu accusata di irrorare la popolazione con sostanza misteriose. Questo rilascio era effettuato, stando alle accuse, per mezzo di aerei che rilasciavano scie inusuali.
Scie di condensazione di bombardieri alleati sui cieli della Germania, 1943

L’aeronautica statunitense rigettò le accuse definendole sciocchezze. Riconobbe che le voci erano alimentate dalla decontestualizzazione di un testo redatto dall’istituto universitario dell’Air Force intitolato Weather as a force multiplier: owning the weather in 2025. L’istituto stesso chiarì definitivamente che in quel periodo non erano in corso politiche e pratiche militari per la modifica del clima. I buoi erano scappati, e la chiusura del del recinto non servì a nulla. La teoria del complotto delle scie chimiche trovò immediato eco in diversi programmi televisivi, radiofonici e su pubblicazioni riguardanti il cospirazionismo. In alcuni paesi furono avanzate interrogazioni parlamentari. I sostenitori di queste teorie, in genere, affermarono che le ipotetiche scie chimiche apparirebbero diverse dalle normali scie di condensazione, delle quali non avrebbero la consistenza e le proprietà note. In particolare, secondo i cospirazionisti, esse tenderebbero a persistere più a lungo, allargandosi pian piano invece di scomparire. Per meglio comprendere questo punto di vista utilizzo le parole del noto conduttore radiofonico Jeff Rense: «le scie chimiche inizialmente sembrano normali scie, ma sono più spesse e si estendono per il cielo in forma di X, griglia o in linee parallele. Invece di dissiparsi rapidamente, si allargano e si diramano. In meno di 30 minuti si aprono in formazioni che si uniscono tra loro formando un sottile velo di finte nuvole simili a cirri che rimangono per ore».

Descrizione delle scie di condensazione risalente al 1921

Nel corso dello sviluppo della teoria del complotto delle scie chimiche, i fautori di tale teoria hanno sostenuto affermazioni chiaramente false su pubblicazioni e riviste, con particolare riguardo alla storia dell’aviazione. La falsità di tali informazioni può risiedere nella non conoscenza o nella volontà di affermare la veridicità della teoria stessa agli occhi di chi non ha tempo e voglia di effettuare ricerche. Tra le tante affermazioni proposte ne estrapolo due che risultano degne di nota in quanto a falsità. La prima teoria afferma che «non esisterebbero foto di scie di condensazione precedenti al 1995. Il che dimostrerebbe che all’epoca le scie non erano comuni», e quando si fa notare che tale affermazione è chiaramente falsa poiché esistono fotografie di tali fenomeni, interviene la seconda teoria ad affermare che «le vecchie foto delle scie di condensazione sarebbero dei falsi in quanto gli aerei dell’epoca non erano pressurizzati e quindi non potevano raggiungere le alte quote». Sulla scia della seconda interviene anche un’altra affermazione che tende a negare l’esistenza di tali fenomeni prima della metà degli anni novanta: «non esisterebbero immagini satellitari delle scie di condensazione precedenti al 1995». Quest’ultima affermazione è chiaramente falsa poiché esistono fotografie satellitari di scie di condensazione anteriori agli anni novanta. Uno studio meteorologico dell’American Meteorological Society riferisce di scie di condensazione già nel periodo compreso dal 1977 al 1979. Gli aerei già durante la seconda guerra mondiale raggiungevano i 10000, 11000 metri. I piloti utilizzavano bombole di ossigeno e indumenti riscaldati elettricamente. Nel 1936 un italiano raggiunse il record di altitudine di 15635 metri. Il suo nome era Mario Pezzi. 
Mario Pezzi con lo scafandro per il volo ad altra quota

Il pilota descrisse chiaramente una scia di condensazione che inizialmente credeva fosse causata da un guasto al motore: «ad un tratto ho una fitta al cuore. Dal motore esce fumo in abbondanza; ho la sensazione che bruci. Ma è un attimo. Capisco che si tratta della ben nota nuvola che forma l’apparecchio navigante alle alte quote. Si forma sulla sinistra forse perché convogliata da quella parte dal flusso dell’elica, lambisce le ali, la fusoliera e si allontana lasciando una scia abbondante. Mi seguirà fino a 12.000 circa». 
Mario Pezzi nacque a Fossano, Cuneo, il 9 novembre del 1898 da una famiglia di tradizioni militari: il padre era generale di artiglieria, il fratello Pio era sottotenente di fanteria e l’altro fratello Enrico era generale di brigata aerea. Mario si arruolò nel Regio Esercito e, nel 1923, entrò nella Regia Aeronautica dove proseguì la carriera di ufficiale pilota. Nel 1934 fu nominato comandante del reparto per il volo d’alta quota, che aveva sede a Guidonia. A metà degli anni trenta molti piloti di varie nazionalità si contendevano il primato d’alta quota. Il 28 settembre 1936 l’inglese Francis R. D. Swain toccò i 15230 metri a bordo di un Bristol Type 138. Poche settimane dopo Pezzi riuscì nell’impresa di alzarsi sino a 15635 metri a bordo di un Caproni Ca. 161. L’anno seguente l’inglese Adamo lo superò raggiungendo i 16440 metri a bordo sempre di un Bristol Type 138.
Mario Pezzi con la speciale tuta per il volo d’altra quota
Il giorno 8 del maggio del 1937, l’aviatore italiano riuscì a salire sino a 15655 indossando una speciale tuta pressurizzata e riscaldata elettricamente, con un casco a tenuta stagna. L’anno successivo, esattamente il 22 ottobre del 1938, partendo dall’aeroporto di Guidonia, raggiunse il primato, ancora imbattuto per i biplani con propulsione ad elica, di 17083 metri a bordo di un Caproni Ca. 161/bis. Il pilota indossò uno speciale scafandro per compiere quell’impresa assoluta. Lo stesso Pezzi utilizzò una tra le prime cabine stagne che rappresentavano una importante innovazione per l’epoca. Finita la seconda guerra mondiale Mario Pezzi fu segretario generale dell’aeronautica e capo di gabinetto del Ministero della difesa. Si spense il 28 agosto del 1968 a Roma.
Fabio Casalini

BIBLIOGRAFIA

Generale Mario Pezzi, Le Vie dell’Aria numero 20, 15 maggio 1937
H. S. Appleman, 1953: The Formation of Exhaust Condensation Trails by Jet Aircraft, Bulletin American Meteorological Society, 34
A. C. Ryan, A. R. MacKenzie, S. Watkins, R. Timmis, World War II contrails: a case study of aviation-induced cloudiness, in International Journal of Climatoglogy, 8 giugno 2011
Filippo Graziani, La Scuola di Scuola Ingegneria Aerospaziale nell’ottantesimo anniversario della sua fondazione
Giorgio Di Bernardo, Nella nebbia in attesa del Sole, Di Renzo Editore
https://www.cicap.org
http://www.enricopezzi.it

 

CONDIVIDI

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su whatsapp
Condividi su email

COMMENTI

ARTICOLI CORRELATI

Le nostres storie direttamente nella tua mailbox