Chi era Cesare Lombroso?

Tempo di lettura: 7 minuti

Il corpo di Giuseppe Villella, brigante dell’Italia preunitaria, giaceva sul tavolo di fronte all’uomo che avrebbe illuminato, con le sue teorie, la fine del secolo risorgimentale. Il brigante morì nel 1864, ma i dati dell’autopsia furono resi noti solo nel 1871.
Come mai sette anni di differenza?

Il medico che eseguì l’autopsia attese un lungo periodo prima di divulgare i risultati perché, nel frattempo, si stava costruendo una carriera importante?
Perché quell’autopsia fu così rilevante?
Lo scienziato fece una sensazionale scoperta, poiché analizzando il cranio del brigante scoprì delle deformazioni delle ossa craniche. Le alterazioni spinsero lo studioso a ritenere che quelle determinate caratteristiche ossee avessero una certa influenza sull’attività del cervelletto. Grazie a Villella, il medico iniziò a ritenere che potessero esistere casi di mancata evoluzione, o d’involuzione, a causa della presenza nel cranio della fossa mediana, presente solo in primati e gorilla. In quel contesto si fece largo la teoria della predisposizione biologica al crimine.
Questa scoperta diede inizio all’antropologia criminale, che possiamo far risalire al 12 gennaio 1871.
Ma chi era Giuseppe Villella?
Era un piccolo ladro di formaggi e animali da cortile.
Subì un processo nel 1844, e morì in carcere a Pavia nel 1864.
Secondo il medico che effettuò l’autopsia, Giuseppe Villella era un “tristissimo uomo di anni 69, contadino, ipocrita, astuto, taciturno, ostentatore di pratiche religiose, di cute oscura, tutto stortillato, che cammina a sghembo e aveva torcicollo non so bene se a destra o a sinistra.\”
Possiamo ritenere questo personaggio un delinquente tale da permettere la nascita dell’antropologia criminale?
Una domanda sarà sorta nelle vostre menti, chi era quel medico?
Lo studioso si chiamava Cesare Lombroso.
Nacque a Verona il 6 novembre del 1835, terzo di sei figli. I genitori, Aronne e Zefora Levi, erano ebrei estremamente osservanti. Il padre era un ricco commerciante che a causa di errori finanziari dovette ridimensionare le condizioni economiche della famiglia.
Nel 1853, Cesare si iscrisse all’Università di Pavia, facoltà di medicina e chirurgia. Compiuti gli studi universitari tra Pavia e Verona, partecipò come medico militare alla campagna contro il brigantaggio nell’Italia post unificazione. Negli anni seguenti ricevette l’incarico, dall’Università di Pavia, di effettuare studi sul cretinismo e la pellagra. Proseguì la brillante carriera come direttore del Manicomio di Pesaro e medico legale del Carcere di Torino. Durante l’operato nella città piemontese studiò approfonditamente i detenuti, soprattutto i loro cadaveri.
Nello svolgimento della propria attività ebbe la fortuna di incappare nell’autopsia del brigante Villella.
I colpi di fortuna, a determinate persone non giungono mai isolati.
Cesare Lombroso fu incaricato, poco dopo l’autopsia del brigante calabrese, di eseguire perizia psichiatrica su Vincenzo Verzeni, il contadino denominato lo strangolatore di donne o in alternativa il vampiro della bergamasca. Verzeni fu condannato per l’omicidio di due donne e l’aggressione di altre sei, tutte avvenute nel lasso di tempo compreso fra il 1867 e il 1872.
Il primo omicidio risale all’otto dicembre 1870, quando il corpo di una ragazza di 14 anni, Giovanna Motta, fu ritrovato mutilato e con segni di morsi sul collo. L’aggressore infierì ulteriormente asportando gli organi genitali e le interiora. Verzeni strappò la carne dal polpaccio. Accanto al corpo della ragazza furono trovati spilli, che fecero pensare al fatto l’omicida avesse ricercato piacere sessuale pungendo il corpo della vittima.
Dopo diversi casi di aggressione a giovani donne, Vincenzo Verzeni uccise ancora.
Correva il 1872 e il corpo di Elisabetta Pagnoncelli fu ritrovato in condizioni simili a quelle della povera Giovanna. Ritornano i morsi sul collo, le asportazioni di organi interni e gli strappi di lembi di carne.
Il vampiro della bergamasca fu arrestato nel 1873.
Cesare Lombroso fu incaricato di stendere la perizia psichiatrica. Lo scienziato definì Verzeni “un sadico sessuale, vampiro e divoratore di carne umana.
Partendo dalla conformazione del cranio e dalle caratteristiche del volto, quali mandibole e zigomi pronunciati ed occhi piccoli, diagnosticò gravi forme di cretinismo e necrofilia.
Con lo studio del caso Verzeni, Cesare Lombroso trovò la definitiva conferma alla teoria del criminale per nascita. L’origine del comportamento criminoso è insita nelle caratteristiche anatomiche della persona, fisicamente diversa dall’uomo normale. Le anomalie determinavano il comportamento socialmente deviante del soggetto. Secondo Lombroso l’inclinazione al crimine era altresì una patologia ereditaria. L’unico approccio possibile nei confronti di queste persone era clinico-terapeutico.
Interessato alla storia e alla storiografia, cercò d’integrare queste materie all’interno dei suoi studi clinici sull’intelligenza. Con l’avanzare dell’età si avvicinò allo spiritismo, dapprima come scettico per concludere affermando che credeva agli spiriti, affermazione contenuta nel libro “Dopo la morte cosa?” del 1909. Nello stesso libro affermò che la famosa medium Eusapia Palladino fosse genuina. Il British Medical Journal fu duro con Lombroso per la sua vicinanza alla medium Palladino, che aveva fama di truffatrice e impostora.
Edward Clodd scrisse che “Lombroso si bevve tutto, dalla tavola spiritica alla materializzazione dei defunti, dalla fotografia spiritica alle voci degli spiriti stessi”.
La figlia di Lombroso, Gina, scrisse che durante gli ultimi anni della vita il padre soffriva di arteriosclerosi e che la sua salute mentale e fisica era minata. Alcuni hanno prospettato che fosse la malattia ad aver permesso l’avvicinamento dello studioso alla medium Palladino, e che la stessa arteriosclerosi fosse alla base della credulità del noto scienziato.
Lombroso passò gli ultimi anni della propria vita circondato dai figli. La vecchiaia fu funestata dallo svilupparsi della malattia cardiaca nota come angina pectoris. L’aggravarsi delle condizioni di salute gli impedirono di partecipare a congressi e conferenze.
Cesare Lombroso si spense nella notte tra il 18 e il 19 ottobre del 1909.
La salma fu inumata nel cimitero monumentale di Torino.

Un passaggio del libro “L’agente segreto” di Joseph Conrad mi ha sempre incuriosito: «Lombroso è un emerito coglione». Il compagno Ossipon sostenne l’urto di questa bestemmia con un impressionante sguardo vuoto. E l’altro, i cui occhi spenti e offuscati facevano apparire più nere le ombre profonde sotto la fronte ampia e ossuta, mugugnò, afferrandosi ogni due parole la punta della lingua fra le labbra come se la masticasse con rabbia: «Ma voi un idiota simile lo avete mai visto? Per lui, il criminale è il detenuto. Semplice, no? E quelli che lo hanno messo in prigione, che lo hanno costretto ad entrarvi? Proprio così. Costretto a entrarvi. e il crimine, che cos’è? Lo sa lui cos’è, quest’imbecille che si è fatto strada in questo mondo di idioti rimpinzati di cibo guardando le orecchie e i denti di un mucchio di poveri diavoli sfortunati? Sarebbero i denti e le orecchie a imprimere il marchio al criminale? Ma davvero? E la legge allora, che gli imprime il marchio ancora meglio, questo grazioso strumento per marcare a fuoco inventato dai supernutriti per proteggersi dagli affamati? Applicazioni col ferro rovente sulla loro pelle vile, eh? Non lo sentite anche da qui l’odore e il rumore della pellaccia del popolo che brucia e sfrigola? Ecco come si fabbricano i criminali, perché i tuoi Lombroso ci possano scrivere su le loro baggianate.»
Fabio Casalini

BIBLIOGRAFIA

Luigi Guarnieri, L’atlante criminale. Vita scriteriata di Cesare Lombroso, Milano, Mondadori, 2000. Milano, Rizzoli BUR, 2007

Daniele Velo Dalbrenta, La scienza inquieta. Saggio sull’antropologia criminale di Cesare Lombroso, CEDAM, Padova, 2004

Mary Gibson, Nati per il crimine; Cesare Lombroso e le origini della criminologia biologica, Milano, Mondadori, 2004

Delia Frigessi, Cesare Lombroso, Torino, Einaudi, 2003

Joseph Conrad. L’agente segreto. Giunti Editore Spa, 2006

CONDIVIDI

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su whatsapp
Condividi su email

COMMENTI

ARTICOLI CORRELATI

Le nostres storie direttamente nella tua mailbox