La storia di Marinella, la ragazza che scivolò nel fiume a primavera

«Questa di Marinella è la storia vera
che scivolò nel fiume a primavera
ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra a una stella»
L’inizio di questa canzone appartiene alla memoria collettiva di questo paese. 

Il brano fu scritto e composto nel 1962 da Fabrizio De André, con l’arrangiamento musicale di Gian Piero Reverberi. La storia di Marinella fu pubblicata la prima volta all’interno del disco Valzer per un amore / La canzone di Marinella nel 1964.
L’inizio della canzone ha sempre interessato le persone che si avvicinavano alla musica di Fabrizio, poiché l’inserimento delle parole «è la storia vera» lascia aperta la possibilità che i fatti scritti e cantati possano essere realmente accaduti.
«La Canzone di Marinella non è nata per caso, semplicemente perché volevo raccontare una favola d’amore. E’ tutto il contrario», le parole di Fabrizio si riferiscono ad un’intervista rilasciata a Luciano Lanza nel marzo del 1993.
Lo stesso De André ritornò sulla canzone di Marinella in un’altra intervista, rilasciata a Vincenzo Mollica nel 1997: «Il brano è nato da una specie di romanzo familiare applicato ad una ragazza che a 16 anni si era trovata a fare la prostituta ed era stata scaraventata nel Tanaro o nella Bormida da un delinquente. Un fatto di cronaca nera che avevo letto a quindici anni su un giornale di provincia. La storia di quella ragazza mi aveva talmente emozionato che ho cercato di reinventarle una vita e di addolcirle la morte.»
Il mistero fu svelato dallo stesso cantautore.
La canzone si basava su fatti realmente accaduti.
Gli interrogativi si dissolsero completamente?
In tutti tranne nella testa di una persona, uno psicologo di Asti, che nel 2012 diede alle stampe un libro all’interno del quale svelava la vera storia di Marinella.
Il medico si chiama Roberto Argenta e il libro “La storia di Marinella, quella vera”.
Argenta conversando con una paziente, ricordando un’intervista televisiva in cui De André raccontava dell’essersi ispirato ad un episodio di cronaca locale mentre si trovava ad Asti, si pose nuovamente l’interrogativo su chi fosse quella Marinella che « era stata scaraventata nel Tanaro o nella Bormida da un delinquente.» La prima domanda che mi sono posto è questa: perché Fabrizio si trovava ad Asti? De André nacque nel quartiere genovese di Pegli il 18 febbraio del 1940, da genitori piemontesi che si erano trasferiti in Liguria dopo la nascita del primogenito Mauro. Il padre, pur provenendo da una famiglia modesta, riuscì a far fortuna sino a diventare vicesindaco di Genova, presidente della società Eridania e promotore della Fiera del Mare di Genova. La famiglia d’origine della madre era benestante, con affari nel campo della viticoltura.
Fabrizio visse da sfollato nella campagna astigiana, esattamente a Revignano d’Asti, dove il padre aveva acquistato la Cascina dell’orto dopo i bombardamenti del 1941 che colpirono Genova. Il padre visse a Genova ancora qualche anno, sino al 1944, per poi raggiungere la famiglia nella campagna piemontese poiché era ricercato per aver coperto i suoi alunni ebrei.
Nell’immediato dopoguerra la famiglia De André fece ritorno a Genova, dove il giovane Fabrizio svolse tutto il percorso di studi.
La terra astigiana diede rifugio alla famiglia del futuro cantautore nel periodo della seconda guerra mondiale.
L’evento, sui Fabrizio s’ispirò per comporre la canzone, sarebbe apparso sul quotidiano la Nuova Stampa del 30 gennaio 1953 e si riferiva ad una donna di nome Maria, uccisa e ritrovata nel fiume Olona tra Rho e Milano. Il corpo fu rinvenuto crivellato di colpi d’arma da fuoco.
La donna si chiamava Maria Boccuzzi, ballerina e prostituta. I l caso, che non fu mai risolto, appassionò gli italiani e i giornalisti, apparendo per diverse settimane nelle pagine di cronaca nera di molti quotidiani dell’epoca.
Maria nacque a Radicena, attualmente Taurianova, in Calabria il giorno 8 d’ottobre del 1920.
L’estrazione sociale di Maria era molto diversa da quella di Fabrizio, poiché nacque in una famiglia molto povera che si dedicava all’agricoltura. Intorno ai 9 anni emigrò, con tutta la famiglia, a Milano in cerca di fortuna. Nel 1934 iniziò a lavorare – perché un tempo a 14 anni si lavorava se non si nasceva in una famiglia benestante – e sul posto di lavoro conobbe un ragazzo, Mario, di cui s’innamorò follemente. Il rapporto tra i due ragazzi non era visto di buon occhio dai genitori di lei, motivo scatenante della fuga dai giovani. La mancanza di denaro e l’impossibilità di chiedere aiuto alle famiglie influì negativamente sul rapporto, tanto che un anno dopo la fuga d’amore i due ragazzi divisero le proprie strade. La ragazza decise di iniziare una nuova attività, quella della ballerina, assumendo il nome d’arte di Mary Pirimpò. La ragazza divenne l’amante di un uomo, tale Luigi Citi, ed in seguito di un protettore, Carlo Soresi conosciuto con il soprannome di Carlone, che l’avviò alla prostituzione.
Iniziò l’attività a San Salvario, quartiere centrale di Torino, per poi spostarsi a Firenze ed infine a Milano.
La notte del 28 gennaio 1953, data in cui Fabrizio aveva 13 anni, fu uccisa a colpi di pistola e spinta nel fiume ancora agonizzante. La trovarono, verso l’ora di pranzo, tra le acque del fiume Olona, un gruppo di ragazzini che passavano il tempo giocando a pallone sul prato che correva sul fianco del fiume. Giunsero le forze dell’ordine, piccole domande, qualche perlustrazione, il corpo adagiato sull’automobile in direzione dell’obitorio. Il corpo rimase  senza nome sino a quando una collega effettuò il riconoscimento.
Siamo di fronte ad una piccola incongruenza, poiché Fabrizio parlava del fiume Bormida o del Tanaro mentre Roberto Argenta, nella sua mirabile opera d’investigazione, colloca il ritrovamento del cadavere nel fiume Olona presso Milano. De André all’epoca dei fatti aveva 13 anni e scrisse la canzone quasi 10 anni dopo, motivo che potrebbe farci pensare ad una piccola dimenticanza in riferimento ad una notizia apparsa in un trafiletto della cronaca nera di un quotidiano del tempo. Ritengo molto interessanti le parole di Argenta, rilasciate al quotidiano La Stampa di Torino, apparse in un articolo datato 31 dicembre 2012: «la ricerca della vera storia di Marinella è stata di per sé un’esperienza bella e avvincente. E anche se le vicende che ho ricostruito non hanno avuto come ambientazione l’Astigiano, a me rimane il piacere di pensare che in fondo la vera storia di Marinella e la carriera di De André abbiano avuto inizio sulle sponde del Tanaro». Non potremo mai avere certezza che lo psicologo di Asti abbia ragione. Non esiste la controprova.  Quello di Argenta rimane un bellissimo esempio di ricerca da parte di un non professionista del settore.  La canzone di Marinella ha lasciato un profondo segno nell’immaginario collettivo italiano, che possiamo comprendere leggendo le parole di Don Luigi Ciotti: «una storia senza tempo, che parlava di persone senza storia. Marinella era una prostituta, il cui corpo era stato trovato massacrato sul greto di un torrente. Sembra storia di oggi, ma è purtroppo storia di sempre. Una tragedia anonima, capace di rubare dieci righe a un giornale di provincia, letta alla luce della cronaca. Vista in controluce, invece, diventa un dramma intenso, oltre la storia, a tracciare il percorso della radicata vicinanza tra amore e morte. Di un amore che non conosce scale gerarchiche, di una morte che sublima in dignità estrema del povero».

Questo testo ha dato notorietà a Fabrizio De André, spalancando la porta del successo, tanto che ancora oggi giovani delle più disparate età ascoltano e cantano le sue intramontabili canzoni.
Lo stesso Fabrizio ci aiuta a comprendere il successo di quella canzone e l’aiuto, inaspettato, di una persona all’epoca molto conosciuta nel mondo della musica: «se una voce miracolosa non avesse interpretato nel 1967 La canzone di Marinella, con tutta probabilità avrei terminato gli studi in legge per dedicarmi all’avvocatura.»
Cosa accadde nel 1967, dopo l’interpretazione di questa miracolosa voce?
«Il signor Fabrizio de André, genovese, ventotto anni, benestante, un po’ poeta, è da due anni in testa alla classifica dei dischi longplaying più venduti in Italia. Vende più longplaying lui di Mina, di Celentano, di Morandi, dei Beatles, di Barbara, di Brassens, e non lo sa nessuno. Scrive e canta canzoni difficili, irripetibili, letterarie, piene di parole ottocentesche. Il suo nome non è affatto popolare; tuttavia, qualsiasi cosa De André proponga, qualsiasi parolaccia o parolona sia contenuta nei suoi versi, non ci sono dubbi: il disco a trentatré giri, lungo e costoso, arriverà certamente a cinquantamila copie: il massimo che il mercato italiano sinora riesca a ingoiare

Quella voce apparteneva a Mina, che interpretò la canzone nel 1967, tre anni dopo la prima incisione, portandola al successo su tutto il suolo italiano.

Fabio Casalini

Bibliografia
Carlo Francesco Conti – Ecco come ho scovato la vera storia della Marinella di Fabrizio De André – La Stampa, 31 dicembre 2012
Roberto Argenta – Storia di Marinella, quella vera – collana Le nostre storie, Torino, Neos, 2012
Olga Merli – Un guanto di donna tra l’erba. Il mistero della morte di Mary Pirimpò – cronaca-nera.it, 7 giugno 2012
Adriano Botta – E’ in testa alle vendite dei dischi a 33 giri – L’Europeo, Rizzoli, 13 marzo 1969

BIBLIOGRAFIA

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