Un enigma su quel ramo del lago di Como

«Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni» 

Il Priorato di Piona, generalmente conosciuto come Abbazia di Piona, si trova sulla sponda di Lecco del lago di Como.

Le atmosfere manzoniane ci conducono nella storia di questo luogo ubicato nel territorio comunale di Colico.
Il complesso architettonico sorge sulla penisola dell’Olgiasca, di rimpetto alle cittadine di Gravedona, Dongo e Domaso.  
Il luogo è circondato dallo spirito delle antiche religioni. 
Il primo insediamento cristiano dovrebbe risalire alla costruzione di un oratorio, avvenuta in epoca medievale, di cui si possono scorgere i resti nei pressi dell’abside dell’attuale costruzione dedicata a San Nicola. 
Con il trascorrere dei secoli, il luogo vide il formarsi di un priorato che faceva capo a Cluny.
Il primo motivo d’interesse risale alla dedicazione: agli inizi del secolo scorso fu rinvenuta un’iscrizione sopra una lapide, all’interno della chiesa di San Nicola, che ricordava la dedicazione alla Vergine del luogo sacro, avvenuta nell’anno 1138. Possiamo tranquillamente concludere che agli inizi del XII secolo l’edificio religioso esisteva da qualche tempo, e che nel corso dei secoli fu modificata la dedicazione. Non sono note le motivazioni del passaggio da Maria a Nicola.
Grazie alle iscrizioni siamo a conoscenza che tra 1252 e il 1257 furono iniziati i lavori per la costruzione del chiostro, probabilmente in sostituzione di quello precedente ritenuto troppo piccolo.
Il chiostro è la fonte di maggior attenzione e curiosità.
La bellezza degli archi e delle figure, finemente scolpite, sui capitelli coinvolgono i nostri sensi. Il chiostro ha una struttura irregolare ed è racchiuso da archi che poggiano su colonnine e capitelli. In questo luogo si respira la tranquilla atmosfera del romanico che, dolcemente, s’insinua nel gotico francese.
La parete nord del chiostro presenta un affresco particolare: al suo interno è rappresentato il ciclo dei mesi dell’anno con i rispettivi lavori agricoli riferiti alla stagione nella quale erano eseguiti.
La presenza dei capitelli e del ciclo delle stagioni e delle attività dell’uomo rappresentano motivazione valida per una visita ma, una figura incisa sulla pietra è il centro del nostro interesse.
A pochi passi dall’ingresso, in corrispondenza dell’affresco delle stagioni una triplice cinta appare in tutta la sua bellezza.
Cercare di fare chiarezza su questo simbolo è impresa complessa.
La triplice cinta è conosciuta con diversi nomi in funzione del significato che si vuole dare alla rappresentazione. Il più noto è il Mulino, gioco da tavola astratto, diffuso in gran parte del mondo con varianti e regole che divergono in base alla località. Nel nostro paese è noto come grisia, mulinello, triplice cinta, tria e filetto. In alcune parti d’Italia è chiamato schiera.
Il gioco del mulino giunge a noi dal’’antichità: dall’Acropoli d’Atene alle navi vichinghe, dalle basiliche romane alle cattedrali gotiche, sino alle tavole poste in riva al lago, ma questa è storia che vi racconterò in un prossimo futuro.
Qualora voleste inseguire motivazioni esoteriche, lo schema del gioco potrebbe rappresentare un simbolo magico legato alle mura della città di Atlantide, della Gerusalemme Celeste oppure alle tre mura di cinta druidiche dei Celti ed infine, legandolo ai monaci – cavalieri dell’ordine del Tempio, ai gradi d’iniziazioni misteriche.
La triplice cinta è costituita da tre quadrati concentrici che indicano i gradi iniziatici. L’interno del quadrato centrale rappresenta il Santuario dei Misteri della tradizione esoterica. I quattro segmenti che uniscono i punti mediani dei lati dei quadrati indicano i canali attraverso cui la conoscenza è comunicata. L’iniziazione attiene al contatto con la Grande Madre intesa come Natura. La Grande Madre è colei che permette il cammino, poiché solo il contatto con la natura permette il raggiungimento della conoscenza suprema.
Il simbolo rappresenta un gioco oppure un cammino di conoscenza spirituale?
A favore di coloro che difendono la natura esoterica della triplice cinta possiamo ricordare, anche a memoria personale dello scrivente, che molti simboli sono incisi in verticale sulle pareti di chiese e monasteri. A questo punto alcuni potranno avanzare, giustamente, l’ipotesi che si tratti di lastre di recupero derivate da precedenti costruzioni assemblate in verticale per erigere il nuovo luogo sacro.
Siamo sicuri che tutte le lastre poste in verticale siano derivanti dal recupero d’antiche costruzioni?
Possiamo formulare che molte di loro siano state incise una volta eretto il luogo sacro?
Concludendo questa breve introduzione alla triplice cinta, sfruttando il simbolo del priorato di Piona, ricordo che molte delle lastre sulle quali è inciso il gioco, o triplice cinta di mura che permettevano l’iniziazione alla conoscenza, si trovano poste in verticale mantenendo la loro originaria predisposizione ludica.
Un caso a parte merita il duomo di Genova, ove la lastra è riscontrabile sul lato sinistro del luogo sacro: la leggenda vuole che sia stata incisa in seguito ad una punizione inflitta da un capomastro ad un lavorante troppo appassionato ai giochi….

Fabio Casalini


Bibliografia

Carlo Marcora – Il Priorato di Piona – Lecco, Banca Popolare di Lecco, 1972
Carlo Tosco – Architetti e committenti nel romanico lombardo – Roma, Viella, 1997
Johan Huizinga – L’autunno del Medioevo – Milano, Rizzoli, 2001
Bianca Capone – Attraverso l’Italia misteriosa– Milano, Longanesi, 1978
Alessandro Manzoni – I promessi Sposi – Milano, Hoepli, 1905
Edouard Schuré – I grandi Iniziati – Roma, Newton, 1990

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