Il santuario della Madonna della Gelata a Soriso

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Dal manoscritto possiamo comprendere che il ricorso al rito del Rèpit era ben conosciuto e di prassi comune nel periodo degli eventi....
Soriso, 1739.
Nel piccolo santuario dedicato alla Madonna della Gelata, posto lungo la direttrice che dal novarese conduce alla Valsesia, la situazione è complessa.

Siamo a conoscenza di quando tutto iniziò: 1676.[1]

Dal libro dedicato al santuario, pubblicato dalla signora Fiorella Mattioli Carcano e dal signor Valerio Cirio, si possono evincere molte informazioni utili a comprendere le vicende narrate.
Labaro Agostino Cotta in un manoscritto mai stampato parlava in questi termini della devozione rivolta alla Madonna della Gelata: “Dalla parte occidentale in bassa ed angusta valletta si venera, in vago oratorio, la miracolosa immagine della Madre di Dio, appellata della Gelata, le cui prodigiose grazie, e portenti non devono essere passate sotto silenzio. L’anno passato 1676 circa l’ora 11 del 30 ottobre Lidia Vercelli di questo luogo, diede alla luce una bambina nata morta. Angosciata cercò il denaro per un viaggio nella diocesi di Tarantasia in Savoia, dove per intercessione della Beata Vergine innumerevoli bambini nati morti hanno dato segni di essere risorti a vita sufficiente per ricorrere al battesimo convenzionale. Mancandogli i soldi ma avendo viva fede, chiese al Parroco di esporre la sua bambina davanti alla miracolosa immagine. Si recò il giorno 3 di novembre circa all’ora 13, si recitò il rosario con orazioni ma non comparendo indici sospirati e partendo già il popolo esclamò l’ostretrice di aver in quell’istante evacuato dal corpicciolo alcuni escrementi…. Disse l’ostetrice sentir a palpitare il cuore a quel cadavere e tremare l’occhio sinistro. Onde il parroco pieno d’allegria spirituale diedegli il battesimo condizionato. Si terminò il rosario, si resero grazie a Dio ed alla Beata Vergine con l’inno Te Deum e si portò alla sepoltura quella bambina a suono festoso di campane…. Fu veduto quel piccolo cadavere prima di seppellirlo essersi colorito da livido a bianco e rubicondo al pari di un ben sano vivente..”
Il testo finisce elencando le persone presenti al fatto.
Dal manoscritto possiamo comprendere che il ricorso al rito del Rèpit era ben conosciuto e di prassi comune nel periodo degli eventi.
Una seconda particolarità risiede nella decisione della madre di recarsi in Savoia, distante molti giorni di viaggio, per chiedere la grazia del momentaneo ritorno alla vita.
Questa madre ricorda, molto da vicino, quella di Torino che decise di rivolgere le proprie preghiere a Notre Dame de Lausanne.
Nelle vicinanze di Soriso, oggi in provincia di Novara, vi sono diversi santuari mariani, e tra loro alcuni sono riconosciuti come Santuari a Rèpit: la tomba di San Giuliano a Gozzano, il santuario della Madonna di Re, i santuari della Madonna della Guardia e della Madonna del Boden ad Ornavasso, la chiesa della Madonna della Neve a Macugnaga ed il santuario della Madonna della Neve a Suno.[2]
In Valsesia possiamo localizzare altri due santuari a Rèpit: l’altare dedicato alla Madonna nella collegiata di San Gaudenzio a Varallo e la parrocchiale di Rimella.
Per quanto riguarda questi due santuari abbiamo scoperto che, alla fine del secolo precedente, il vescovo di Novara, Cesare Speciano, aveva ordinato la soppressione del rito in quanto entrava nel campo della superstizione ed il ricorso alla pratica era degna di qualche sorriso.
Perché la madre di Soriso ha deciso di recarsi in Savoia dato l’elevato numero di santuari a Rèpit presenti a poche ore o giorni di viaggio?[3]
Una prima risposta attiene al fatto che potesse trovarsi in difficoltà economica.
Propendo per un’altra visione.
Siamo nel campo delle ipotesi e delle possibilità.
Livia Vercelli, la madre di Soriso, era a conoscenza di un elevato numero di miracoli dispensati da qualche santuario in Savoia?
La disperazione nel cuore. Il buio intorno. Una sola piccola speranza.
La sola occasione andava inseguita dove è maggiormente possibile che avvenga?
Noi siamo lontani da questi secoli.
Non possiamo scartare, a priori, idee ed ipotesi.
Livia decise per il santuario della Madonna della Gelata in mancanza d’altre possibilità.
Il ritorno alla vita del suo bimbo non rimase isolato.
In due mesi la Madonna della Gelata permise il ritorno alla vita d’altri dieci bimbi.
Suggestione collettiva a Soriso?
L’afflusso di fedeli mise in allarme il vescovo di Novara che decise di velare la Madonna dispensatrice di miracoli.
Nel 1739 accadde l’ultimo caso di ritorno alla vita in cui si abbia traccia nell’archivio parrocchiale di Soriso: nell’anno del Signore 1739 è nato un bambino nato morto da Carlo Antonio de fu Giulio Loro e da Maria Elisabetta Cavagliani, coniugi, della parrocchia di San Giacomo del borgo di Soriso, che prima d’essere completamente uscito dall’utero fu battezzato, sotto condizione, in una mano, dall’ostetrica Rosa Sansoni, come la stessa ostetrica mi riferì e in fede registro io Carlo Domenico Poroli arciprete di Soriso.[4]
Possiamo avere la certezza che nel 1739 si sia verificato l’ultimo caso di ritorno alla vita?
Tale convinzione si basa sul fatto che non vi siano annotazioni negli archivi parrocchiali.
Possiamo immaginare che i parroci abbiano smesso di registrare tali eventi?
Mi spingo a dare risposta affermativa.
Pochi anni dopo l’ultimo caso di Rèpit a Soriso, Papa Benedetto XIV vietò il ricorso al rito.
I vescovi applicarono scrupolosamente le disposizioni papali.
I parroci?
Oggi non possiamo sapere se i parroci si rendessero complici dei genitori, sappiamo che il ricorso al rito, in diverse parti d’Europa, si è protratto sino alle soglie del XX secolo….
Fabio Casalini

[1] Santa Maria della Gelata di Soriso. Fiorella Mattioli Carcano e Valerio Cirio. 
[2] Gozzano e Suno si trovano in provincia di Novara. Macugnaga, Re ed Ornavasso si trovano in provincia di Verbania. 
[3] La Tarantasia è una valle francese percorsa dal fiume Isère dalla sorgente sino ad Albertville, oltre che alle valli traversali percorse dagli affluenti del fiume. Fu antica sede episcopale della Savoia. 
[4] Santa Maria della Gelata di Soriso. Fiorella Mattioli Carcano e Valerio Cirio.

BIBLIOGRAFIA

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