La nave piumata, l’enigma ai piedi del forte di Bard

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Bard, Valle d’Aosta.

Conosciuto per il forte, complesso fatto riedificare nel XIX secolo da Casa Savoia sulla rocca che sovrasta il borgo medievale, che s’inerpica sulla roccia che domina il passaggio della Dora Baltea.

Le pietre da sempre precedono il nostro cammino.

Nei pressi del cimitero del borgo è presente un geosito archeologico che conserva formazioni geologiche e incisioni rupestri risalenti al Neolitico.
Il Neolitico è un periodo della preistoria, ultimo dei tre che costituiscono l’età della pietra: questo periodo fu caratterizzato dalla nascita dell’agricoltura, dalla formazione d’insediamenti complessi e dallo sviluppo di tecniche che permettevano la realizzazione di vasellame. Le prime culture neolitiche apparvero nel VII millennio avanti Cristo nella Mezzaluna fertile.
All’interno del geosito di Bard sono presenti segni dell’esistenza di un ghiacciaio che occupava la valle della Dora Baltea, massi erratici e marmitte dei giganti.
La nostra attenzione è attirata da massi utilizzati dalle antiche popolazioni locali.
Gli antichi abitanti non hanno seguito le pietre, le hanno modellate, incise e scavate.
Possiamo notare la presenza di coppelle, di uno scivolo della fertilità e d’incisioni rupestri.
Le coppelle sono incavi emisferici ricavati dall’uomo sulla superficie delle rocce. Normalmente sono rintracciabili in posizioni dominanti e panoramiche.
Il significato delle coppelle è un mistero. Sicuramente erano legati a riti antichi e con molta probabilità culti riferiti all’acqua: le coppelle raccoglievano l’acqua piovana che poteva essere utilizzata per fecondare il terreno o per qualche misterioso rito curativo delle persone, con il tramite di un sacerdote,o sacerdotessa, che si occupava dei massi coppellati.
Seguendo la possibilità che le coppelle fossero legate alla fecondità della terra, possiamo accettare l’ipotesi che questi riti fossero collegati al sorgere e calare del sole. Nelle culture primitive il sole era fondamentale per la vita animale, vegetale e umana. Il ciclo della natura era la base dell’esistenza umana.
Altra teoria, interessante, ipotizza la coppella come il risultato dell’azione dell’uomo e non il fine dell’attività umana: l’antico abitante delle nostre terre scavava la roccia per ottenere un minerale che considerava taumaturgico.
Molti si pongono la domanda: perché la pietra?
La pietra è: vi era prima di noi, cammina con noi e resisterà al nostro passaggio.
L’antico non adorava la pietra in quanto tale, ma come manifestazione del divino.
Seguendo questo meccanismo mentale comprendiamo facilmente il modo nel quale gli antichi pensavano alle proprietà fecondatrici delle pietre. Il culto non era riferito alla pietra poiché sostanza materiale, bensì allo spirito che l’animava, al simbolo che la consacrava.
L’usanza della scivolata è nota: per avere figli le donne si lasciavano scivolare lungo una pietra consacrata, in alternativa nacque la frizione. Lo strofinarsi sulla pietra era legato non solo alla richiesta della fecondità, poiché molte persone che effettuavano la frizione presumevano di guarire da diversi problemi di salute.
Coppelle e scivoli della fertilità sono noti ai miei lettori. A Bard v’invito nelle ricerche delle incisioni rupestri, particolari e provenienti da una cultura che, all’uomo moderno, potrebbe sembrare lontana geograficamente. Ai piedi di un masso alto circa 2 metri ritroviamo una concentrazione di segni e simboli, tra i quali spicca la raffigurazione di un serpente, datata al 3000 avanti Cristo, che potrebbe rappresentare il simbolo della fecondità maschile. All’inizio della pietra la vera sorpresa di questo bellissimo sito: la raffigurazione di una barca stilizzata. La prua e la poppa della nave sono stilizzate a forma di testa d’uccello. Questa rappresentazione è stata datata al V secolo avanti Cristo, all’interno della cultura di Hallstatt. Questa cultura si attesta agli inizi dell’età del ferro e prende il nome dalla piccola cittadina sorta nei pressi dell’attuale Salisburgo. La cultura di Hallstatt si colloca in una zona che comprende territori che, oggi, appartengono alla Francia, alla Croazia, alla Germania e all’Ungheria. Con molta probabilità i primi scambi commerciali, insieme ai movimenti migratori delle popolazioni, diffusero la cultura ampliandone il bacino.
La figura, enigmatica, è unica nel suo genere nell’ambito dell’arte rupestre alpina. Si distingue chiaramente un elemento centrale formato da due linee parallele dalle quali dipartono propaggini. Le linee ondulate che partono dalla prua e dalla poppa dell’ipotetica nave potrebbero essere raffigurazioni serpentiformi?
L’enigma rimane: rappresentazioni a testa d’uccello o raffigurazione serpentiforme?
Nelle civiltà antiche il serpente era legato alla fertilità. Il corpo può essere paragonato ad un fiume, fatto che ci riporta all’acqua e alla pioggia. Queste grandi popolazioni vivevano in funzione della natura e le principali attività, agricoltura e allevamento, erano strettamente legate alla pioggia che influenzava il raccolto.
Una seconda lettura ci porta alla rinascita. Il serpente è un animale che ha colpito l’immaginario umano, partendo dal veleno che era associato al potere di guarire o di avvelenare una persona. La caratteristica che colpì maggiormente l’antico abitante era il cambiare pelle, simbolo di rinnovamento e rinascita che può condurre all’immortalità.
Barca stilizzata o raffigurazione serpentiforme?
L’incisione è realizzata con la tecnica della martellina: gli antichi picchiettavano ripetutamente la roccia con una punta di pietra che fungeva da scalpello con l’aiuto di una pietra più grossa utilizzata come martello.
La soluzione dell’enigma di Bard non esiste.
Siamo troppo lontani da loro: abbiamo smarrito il modo di vivere, il  contatto con la natura, il pensiero e le idee degli antichi abitanti le valli alpine.
Nel frattempo godiamoci i segni di chi prima di noi ha levigato le pietre del proprio cammino.

BIBLIOGRAFIA

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