Leonarda Cianciulli: la saponificatrice di Correggio

Tempo di lettura: 13 minuti

Siamo nel 1939, mentre Mussolini parla agli italiani dal balcone di palazzo Venezia, la radio racconta l’inizio della guerra in Europa. Una donna, all'apparenza innocua, uccide e cucina Faustina Setti, Francesca Clementina Soavia e Virginia Cacioppo...
medicina-online-leonarda-cianciulli-serial-killer-italia-saponificatrice-correggio-emilia-vittime-assassina

Siamo nel 1939, mentre Mussolini parla agli italiani dal balcone di palazzo Venezia, la radio racconta l’inizio della guerra in Europa. Il regime fascista non gradisce che si parli di cronaca nera. Ma nonostante questo, la storia che sto per raccontarvi fece parlare molte persone e fu oggetto di studi.
È il 18 dicembre, siamo a Correggio, piccolo paese in provincia di Reggio Emilia. Fa freddo, c’è nebbia, poca gente in giro. Sono le 10.30 del mattino. Nella foschia si vedono comparire due donne, una ben vestita, ben truccata, come se stesse andando ad un appuntamento importante. L’altra indossa abiti da domestica.
Faustina Setti ha 73 anni. Lei e una ragazza che si chiama Ardivia, attraversano Correggio cariche di bagagli. Qualche giorno prima ha venduto tutto e ritirato i risparmi dalla banca del paese.  Nella borsetta ha quasi 50.000 Lire, una somma enorme per quel tempo. A Correggio le voci corrono veloci: c’è chi dice che se ne va per girare il mondo, chi per sposarsi, chi per andare a Suzzara da un ricco parente.


Faustina dovrebbe essere felice, ma un’ombra scura le attraversa il viso. Entrano in un portone di una grande casa al n° 11 di Via Cavour. La donna si ferma, si gira, guarda Ardivia, la ragazza, e dice: “Potrò tronare a casa se voglio?” “Certo Signora, quando vorrà.”
In quella casa abita Leonarda Cianciulli, una robusta ed energica donna del sud.
Le due donne sono diventate amiche da poco, da quando a Faustina, vedova, è morto l’unico figlio.
Leonarda si è presa cura di lei, le ha fatto compagnia, le ha anche trovato un uomo serio, vedovo e benestante, disposto a conoscerla. Ecco perché Faustina ha venduto tutto e sta andando a Suzzara, per cominciare una nuova vita.
Leonarda la fa accomodare su una sedia che dà le spalle alla cucina, le va a prendere un caffè e un bicchierino.  “Farò la cosa giusta?”, pensa Faustina, “Dove andrò a finire?”.
Ma Faustina non vedrà mai Suzzara perché Leonarda ritorna con un martello in mano. Le campane suonano, un colpo solo, secco, e tutto finisce. Leonarda nasconde il corpo in uno sgabuzzino, non vive sola, ma con tre dei quattro figli e la domestica.
Esce, va a comprare alcuni chili di soda caustica. Il giorno dopo attende di essere sola e inizia a sistemare Faustina, la “martire” come la chiama lei.

«Quando fui sola, spezzettai il corpo della mia amica in nove parti… Gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comprato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi e che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, impastando il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io.»
Questo è il primo omicidio di Leonarda Cianciulli, passata alla storia come la Saponificatrice di Correggio.
Ma chi è Leonarda? Da dove viene? Perché fa questo, con tanta freddezza e distacco? Un motivo la spinge.
Leonarda è nata a Montella in provincia di Avellino, ha 45 anni. È l’ultima di sei figli, ma non per questo la più amata. Anzi… Nella sua biografia parla di sé come di una bambina infelice, che già da piccola ha tentato di uccidersi più volte.
Leonarda è una ribelle, non vuole sottostare al volere della madre che la vede sposata con un cugino benestante. Lei ama un altro uomo, ed è ricambiata. Si sposa nel 1917 con un giovane impiegato del catasto di Montella, Raffaele Pansardi. La madre non la prende bene, la maledice. E Leonarda alla superstizione e alla magia crede.
Resta incinta ben diciassette volte: dieci aborti spontanei e tre morti poco dopo la nascita. È la maledizione della madre, la “scheletrica ladra” le porta via i figli.

Leonarda va da una maga ad Avellino per farsi togliere la maledizione. Secondo lei, grazie a questo intervento, porta a termine quattro gravidanze. E li giura che per i figli farà qualsiasi cosa, perché sono il suo bene più prezioso. Ancora una volta però la sventura la colpisce, una figlia si ammala pochi mesi dopo la nascita, rischia di morire. Disperata la donna compie un altro rito per salvarla: si strappa otto denti e li getta nella stufa, come sacrificio alla Madonna. La bimba guarisce, la magia la salva.
Nel 1930 il terribile terremoto del Vulture distrugge molte case, tra cui quella dei coniugi Pansardi. Decidono allora di trasferirsi a Correggio, ma non solo per il terremoto. Leonarda negli anni ha avuto problemi con la giustizia. Piccoli furti, truffe, minacce, una condanna mai scontata a quattro anni grazie all’amnistia.
Ma arrivata in Emilia, Leonarda si ammala di emorragia alla bocca. È la maledizione della madre, ci vuole la magia per ristabilire l’equilibrio.
A Correggio i Pansardi prendono in affitto una grande casa, con molte stanze e muri spessi. Raffaele è riservato, schivo. Leonarda fa di tutto per farsi accettare dai nuovi vicini, offrendo torte appena sfornate.
I soldi non bastano mai. La Cianciulli arriva a rubare olio, bottiglie di vino, una bicicletta, legna da ardere.
La sua ossessione è il benessere dei quattro figli. Ecco perché decide di sacrificare a Dio una vittima, una martire, per il loro bene.
5 settembre 1940, l’Italia è da poco entrata in guerra.
Una donna è seduta su una sedia che dà le spalle alla cucina di casa Cianciulli.  Aspetta un caffè e un bicchierino e si chiede se quello che sta facendo è giusto: “Dove andrò a finire?”
Francesca Clementina Soavia ha 55 anni. Si sente sola. Ha smesso di fare la maestra e ora commercia in tessuti. Da qualche mese lei e Leonarda sono diventate amiche.
La Cianciulli si prende cura di lei, le sta vicino, la convince a cambiare vita, a trasferirsi a Pola, nell’Istria, dove le ha trovato un impiego come maestra. Ma per fare questo deve vendere tutto, prendere tutti i risparmi e partire. Con sé quel giorno, nella borsetta, ha 3.000 Lire. Dietro di lei Leonarda con un’ascia in mano. Poco dopo Francesca è fatta a pezzi, pronta per essere sciolta, per il trattamento.
Nei giorni seguenti la donna gira per Correggio a riscuotere i crediti che Francesca, dice, le ha ceduto. Ma questo fatto insospettisce molto un’amica della maestra, che comincia a fare domande. Girano voci su Leonarda Cianciulli, sospetti. Ma quella donna forte ed energica fa paura, fa minacce.


30 novembre 1940, l’Italia è in guerra da 6 mesi.
Virginia Cacioppo ha 59 anni. È una donna sola ed è seduta sella stessa sedia che dà le spalle alla cucina di casa Cianciulli, in attesa di un caffè e di un bicchierino. È stata cantante lirica per molti anni, poi con l’età la voce se ne è andata. È vedova, ha perso anche un figlio. Vuole ricominciare. Lei e Leonarda fanno amicizia, quella donna del sud è molto gentile e premurosa. Tanto premurosa che le trova un impiego a Firenze, città d’arte e di musica. E lì ad aspettarla c’è anche un ricco vedovo che la vuole conoscere. Ma per trasferirsi deve vendere tutto.
E Virginia lo fa, vende tutto, ritira soldi e gioielli e li mette nella borsetta. Ma ora, su quella sedia, spalle alla porta della cucina, è agitata, si domanda: “Dove andrò a finire?” Non si sente sicura, tanto da farsi dare una pisola da un’amica e da dire a un ‘altra che se non si farà viva entro otto giorni la deve andare a cercare. Virginia sa delle voci che girano a Correggio sul conto dell’amica.  Ma ormai è troppo tardi, sulla porta della cucina compare Leonarda con l’ascia in mano.

Un colpo solo, alla tempia. Prende soldi e gioielli, li chiude in una cassetta e procede con il solito trattamento.
«Finì nel pentolone, come le altre due (…); la sua carne era grassa e bianca, quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose accettabili. Le diedi in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce… Non è difficile, si fa come con i polli…»
La cognata di Virginia, Albertina Fante, non sentendola per giorni si preoccupa, la cerca e comincia a fare domande in giro. Le voci sulle starne sparizioni di due donne, tutte e due amiche di Leonarda, forse non sono solo illazioni, false accuse. Ora le donne scomparse sono tre.
Albertina va in caserma dai carabinieri di Correggio, ma nessuno da seguito ai suoi sospetti. Il maresciallo con cui parla, ride di lei e dice… “solo pettegolezzi di paese…”


A questo punto decide di andare alla Polizia, Questura di Reggio Emilia, fa un esposto e racconta i suoi sospetti sulla Cianciulli. Porta anche un elenco di titoli di stato intestati a Virginia che sono spariti da casa.
Ben presto le voci arrivano all’orecchio di Leonarda, che sporge querele per diffamazione e minaccia Albertina.
Pochi giorni dopo arrivano in questura fiumi di lettere anonime che accusano Leonarda. La polizia non può fare finta di niente. Il 01 marzo 1941 scatta il fermo per la donna che viene condotta in carcere.
Leonarda non confessa, gira i fatti a proprio favore, mente, lotta con tutte le sue forze per dimostrare la sua innocenza. Viene interrogata più volte, non cede. A suo carico non ci sono prove, nessuna traccia di sangue è rinvenuta in casa sua. La Polizia continua le indagini, le perquisizioni.
Il 28 marzo emerge che i titoli scomparsi da casa di Virginia Cacioppo sono stati venduti da qualcuno, e cioè dal Parroco di Villa San Prospero a Correggio. Interrogato, l’uomo dice di averli avuti da un produttore di formaggio che a sua volta li ha avuti direttamente dalle mani di Leonarda Cianciulli, insieme a soldi e gioielli che poi si scoprirà essere appartenuti a Virginia Cacioppo.
Ma Leonarda non confessa ancora, sostenuta dal figlio prediletto Giuseppe che le fa visita ogni giorno. E se lui sapesse qualcosa? O se avesse visto? Giuseppe viene messo in stato di fermo, interrogato. Leonarda non può permetterlo, i figli sono il suo bene più prezioso. Crolla, confessa.
I resti delle sue vittime, denti, ossa, brandelli di vestiti, emergono dal pozzo nero del n° 11 di Via Cavour.
Ora le prove sono schiaccianti. Viene portata in carcere a Bologna, poi il 17 ottobre 1941 al manicomio criminale di Aversa, in provincia di Caserta.
La perizia psichiatrica dura diciannove mesi. In quel Periodo Leonarda scrive le sue memorie, “Le confessioni di un’anima amareggiata”. Nel suo libro parla di magia, di come ha compiuto sacrifici umani per sconfiggere la maledizione della madre: «Non ho ucciso per odio o per avidità, ma solo per amore di madre.»
Il 12 giugno 1946 a Reggio Emilia si apre il processo a carico di Leonarda Cianciulli. La difesa invoca l’infermità mentale, l’accusa la premeditazione e avidità.

Leonarda giustifica i suoi omicidi come un tributo di sangue dovuto alla memoria della madre morta, che le sarebbe comparsa in sogno minacciandola di prendersi le vite dei suoi figli, se in cambio non avesse versato sangue fresco ed innocente.
Il 20 luglio 1946 Leonarda Cianciulli viene ritenuta colpevole di tre omicidi, del furto delle proprietà delle vittime e del vilipendio dei cadaveri. Viene condannata al ricovero per almeno tre anni in un manicomio criminale e a trent’anni di reclusione. Gli anni della condanna vengono ridotti a ventiquattro per la semi-infermità mentale, ma poi riportati a trenta per la continuità del reato.
Di fatto, la Cianciulli entra in manicomio e non ne esce più. Muore dopo ventiquattro anni, il 15 ottobre 1970, nel manicomio di Pozzuoli, all’età di 77 anni. Il suo corpo non viene reclamato da nessuno, nemmeno dai figli che ha amato tanto fino ad uccidere.
Una suora a lei vicina durante gli anni di reclusione la ricorda così:  “Malgrado gli scarsi mezzi di cui disponevamo, preparava dei dolci gustosissimi, che nessuna detenuta però si azzardava a mangiare. Credevano che contenessero qualche sostanza magica.»





BIBLIOGRAFIA

  • Le confessioni di un’anima amareggiata – 1943 – Leonarda Cianciulli
  • La strega del sapone. Storia del caso della Saponificatrice di Correggio – Carmela Maria Barbaro – I edizione settembre 2010
  • Soda Caustica, allume di rocca e pece greca. Il caso Cianciulli – Augusto Balloni, Roberta Bisi, Cecilia Monti – La criminologia di Minerva, I edizione maggio 2010

 

CONDIVIDI

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su whatsapp
Condividi su email

COMMENTI

ARTICOLI CORRELATI

Le nostres storie direttamente nella tua mailbox